Questo mese l’arca del mistero naviga verso il sud di Tenerife in direzione del municipio di Adeje, approdando nella piccola insenatura naturale della Caleta. Questo luogo costituisce la foce di antichi rivoli d’acqua ormai prosciugati, che grazie all’effetto erosivo hanno creato nei secoli grandi barranchi ricchi di storia e mistero.

Le nostre investigazioni mensili si dirigono al più imponente e selvaggio di questi, chiamato Barranco dell’inferno, nome di per sé inquietante, ma la cui storia e leggenda resta sconosciuta anche a molti abitanti dello stesso municipio. Iniziamo subito dicendo che questo luogo è meta obbligata per molti geologi e naturalisti, che dirigendosi per il labirintico percorso tracciato dalle guide porta a un grande e alto monolite, simile a un obelisco in apparenza naturale, situato tra due cime montane, portando alla mente l’immagine del forcone del diavolo che sta uscendo dalla montagna.

Le tradizioni locali però attribuiscono questo strano menhir a un orrendo crimine perpetrato al tempo del grande re guanche Acaymo, le cui ricchezze, possedimenti e greggi non avevano uguali sull’isola, così come il suo coraggio. Padre di due figli e ormai addentrandosi nella senilità, si innamora perdutamente di una ragazza Saro che gli da un altro erede di nome Xampó. Crescendo il piccolo Xampó riuscì a distinguersi per coraggio e forza, diventando il figlio prediletto dell’ormai anziano re.

Ormai fatto adulto, il principe si innamora di una ragazza, considerata la più bella e ambiziosa della tribù, la quale, attratta soprattutto dalla possibilità di essere la nuova Regina, accetta di compromettersi con Xampó.

Poco tempo dopo il fidanzamento, anche Sauce, il primogenito del re, si innamora e corteggia la ragazza pur temendo l’ira del fratello, perché la forza e il suo valore erano tali da renderlo vincitore imbattuto per vari anni di seguito nella tradizionale lotta canaria.

Con questa paura unita all’odio che provava per il fratello, decide di chiedere aiuto alla giovane per sbarazzarsi di Xampó, così da potersi sposare e vivere con le ricchezze del padre.


Lora una notte invita il povero Xampó ad andare sulla cima del monte, vicino a una grande apertura del terreno da dove fuoriuscivano gas velenosi, e considerata dai locali come la bocca dell’inferno, facendogli intendere che solo lì lei gli si sarebbe donata.

Arrivati sul posto, il giovane si avvicina alla ragazza in cerca del suo corpo, ma questa si sposta prontamente facendo cadere nel barranco il ragazzo, il quale però, grazie alla sua forza, riesce ad aggrapparsi a una roccia e chiede alla ragazza di aiutarlo per risalire.

Lora a quel punto si avvicina e colpisce ripetutamente la mano di Xampó con il piede, facendolo cadere.

Sauce, che fino a quel momento era nascosto tra i cespugli, corre dalla ragazza in tempo per impedire che cada vittima dei fumi tossici, e la allontana dal barranco

Improvvisamente però, dalla fenditura si sente un forte grido e inizia a fuoriuscire un’abbondante colata di lava.

I due amanti iniziano allora a correre, scendendo il tortuoso sentiero, cadendo ripetutamente a causa del percorso accidentato. Ad un tratto, girandosi, vedono tra la lava e i lapilli la figura del malcapitato Xampó, grande come un gigante di fuoco, con le braccia protese in avanti, come cercando di raggiungerli.

Lora spaventata cade, e mentre Sauce cerca di aiutarla, il gigante di magma li raggiunge e li ricopre del caldissimo fluido fino a incenerirli, dopo di che, placata la sua ira, resta immobile osservando la sua orrenda opera, fino a che si raffredda e diventa un monolito di pietra, al centro tra le due cime formatesi dalla lava che ricopriva i corpi degli amanti.

Con il passare del tempo però, la testa sulla cima del monolite cade erosa dalle intemperie, lasciando come unico ricordo degli accadimenti le tre punte rocciose sulla cima del Barranco dell’inferno.

(Loris Scroffernecher)