All’inizio del 2019 ripercorriamo insieme il millenario romanzo dei mesi e dei giorni

©Photo. R.M.N. / R.-G. OjŽda

Cari amici, faccio a tutti voi gli auguri di un felice inizio e di una fortunata prosecuzione di questo 2019, in cui come ogni anno i nostri sguardi al calendario scandiranno le nostre attività di apprendimento, lavoro e svago.

Per questa volta quindi tralascerò l’economia e la finanza e vi parlerò invece dell’antichissima e stupefacente origine dei nomi dei mesi e dei giorni.

Probabilmente avrete già notato una strana caratteristica dei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, i cui nomi sembrano alludere al 7°, 8°, 9° e 10° mese dell’anno, mentre invece sono il 9°, 10°, 11° e 12°, cioè occupano nella sequenza dei mesi due posti in più rispetto a quello che indicherebbe il loro nome.

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Una circostanza apparentemente bizzarra che ci riporta a più di 2.500 anni fa, quando gli antichi Romani facevano iniziare l’anno a marzo, in coincidenza con il risveglio primaverile della natura dopo il letargo invernale.

Secondo quel calendario i quattro mesi di cui parliamo erano effettivamente il 7°, 8°, 9° e 10°: infatti originariamente i Romani consideravano l’inverno un periodo unico e indistinto, non suddiviso in mesi, e solo nel 713 avanti Cristo il re Numa Pompilio aggiunse al calendario i mesi di gennaio e febbraio, che però non erano i due primi mesi dell’anno bensì i due ultimi.

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Il nome di “gennaio” (in latino Ianuarius) deriva da quello del dio romano Ianus (Giano), la cui effige con due volti che guardano in direzioni opposte si trovava in un tempio le cui porte restavano chiuse in tempo di pace e si spalancavano quando iniziava una guerra, situazione a quei tempi piuttosto frequente.


Quando poi si decise di far iniziare l’anno a gennaio, in epoche diverse della storia, per vari motivi che vi racconterò tra poco i nomi di alcuni mesi furono cambiati, ma quelli degli ultimi quattro mesi dell’anno mantennero i loro nomi latini originari, che così come i nomi di tutti gli altri mesi straordinariamente si sono conservati nei millenni – con solo qualche modifica fonetica e grafica – in tutta l’area culturale europea e in tutte le sue lingue, dallo svedese al portoghese passando per il tedesco, l’inglese, il francese, lo spagnolo e l’italiano, raggiungendo attraverso le sterminate distese dell’Asia russa la costa del Pacifico di fronte al Giappone e infine attraversando gli oceani per diffondersi al seguito dei coloni europei nelle Americhe del Nord e del Sud e fino agli antipodi in Australia e Nuova Zelanda.

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La consuetudine di far iniziare l’anno a marzo fu mantenuta fino a circa 150 anni prima di Cristo, quindi fino a un’epoca relativamente recente della storia romana, quando si decise di farlo cominciare a gennaio per farne coincidere l’inizio con l’entrata in carica dei consoli.

Gli anni venivano così identificati con l’anno in cui questi magistrati svolgevano le loro funzioni: Cicerone ad esempio per indicare un certo anno usa spesso le espressioni “Caesare consule” o “Sulla consule” (“durante il consolato di Cesare, durante il consolato di Silla”).

Notiamo infine come ultima curiosità che gli adattamenti in tedesco e in inglese (Januar e January) del nome “Ianuarius” somigliano all’originale latino molto più dell’italiano “gennaio”.

Ma da dove derivano i nomi degli altri mesi…?

Ecco la loro storia affascinante.

  • Febbraio: nell’età romana più antica era l’ultimo mese dell’anno, in cui si tenevano i Lupercales, ossia dei riti religiosi celebrati per purificare (“februare”) le colpe e gli errori dell’anno appena concluso e prepararsi a quello in arrivo. Il nome febbraio deriva proprio da questo verbo latino, ed è stupefacente pensare che il nome del mese “Februarius”, legato a questo rito romano di oltre 2.500 anni fa, è ancora vivo nella lingua inglese (February), tedesca (Februar), francese (février) e spagnola (febrero), solo per citare le lingue europee più diffuse.
  • La stessa considerazione storica vale anche per i nomi di TUTTI gli altri mesi di cui stiamo per parlare.
  • Marzo: anticamente le guerre si sospendevano nei mesi più rigidi dell’inverno e il mese in cui riprendevano le ostilità era dedicato a Marte, il dio della guerra.
  • Aprile: deriva dal verbo latino “aperire” (schiudere), perché in questo mese sbocciano i fiori e la natura riprende il suo ciclo vitale.
  • Maggio: deriva dal nome della dea della terra e della fecondità Maia, sposa del dio degli inferi Vulcano. È curiosa la constatazione che la dedica di questo mese alla dea della maternità e della fecondità della tradizione pagana sia proseguita nella tradizione cristiana, che associa maggio a una speciale devozione alla Madonna. Sarà stato un caso di “continuità nella diversità”…? Non ho elementi per affermare o negare con certezza il legame fra le due circostanze e mi limito a notare la coincidenza.
  • Per giugno si propongono due etimologie: o Iuno (Giunone), dea e sposa del padre degli dei Giove, o Iunius Brutus, fondatore della Repubblica romana e uno dei suoi primi due consoli nel 509 a.C. Le due etimologie però in pratica si fondono, perché il nome Iunius deriva a sua volta da Iuno.
  • Luglio: originariamente si chiamava Quintilis, perché era il quinto mese dell’anno (che come ho detto iniziava a marzo), ma dopo l’assassinio di Giulio Cesare, il suo amico ed esecutore testamentario Marco Antonio ordinò di cambiare il nome in Iulius, perché Iulius Caesar era nato in questo mese. Anche qui è curioso notare come i nomi in altre lingue europee (July, Juli, juillet, julio) somiglino all’originale latino più della versione italiana.
  • Agosto: dalla guerra civile tra Marco Antonio e Ottaviano Augusto per succedere a Cesare uscì vincitore il secondo, che fu il vero fondatore dell’Impero romano. Nell’anno 8 a.C. questo mese (che prima si chiamava Sextilis, cioè il sesto dell’anno) gli fu ufficialmente dedicato. Se nella storia del mondo non ci fossero stati Iulius Caesar e Octavianus Augustus, oggi forse luglio e agosto si chiamerebbero quintembre e sestembre…
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In sintesi, i nomi dei mesi che guardiamo tutti i giorni nel calendario hanno un’origine antichissima, variabile tra i 2.000 e i 2.700 anni fa, ma il fatto prodigioso è che questi nomi siano sopravvissuti nei millenni e si siano diffusi in tutte le lingue della civiltà occidentale.

La trovo una circostanza veramente straordinaria, che testimonia la grandezza storica della civiltà latina, passata eppure ancora viva e immortale.

Lo stesso può dirsi dei nomi dei giorni della settimana, che però, pur avendo una radice logica comune come vedremo tra poco, a volte nelle varie lingue si differenziano notevolmente nella fonetica e nella grafica.

  • Lunedì: come dice il nome era il “Lunae Dies”, il giorno dedicata alla divinità lunare. Nelle lingue germaniche (ad esempio inglese e tedesco) Monday e Montag hanno le stesso significato. A proposito, avete notato che la parola latina “dies (= giorno)” somiglia molto all’inglese “Day” e allo spagnolo “día” e per niente all’italiano…?
  • Analogamente il martedì era il “Martis Dies”, dedicato al dio Marte.
  • In inglese Tuesday fa riferimento a Tiw, la divinità nordica corrispondente a Marte e Ares nelle mitologie latina e greca.
  • Mercoledì era il “Mercurii Dies”, dedicato al dio Mercurio.
  • Il nome inglese Wednesday allude al corrispondente dio scandinavo Woden o Wotan, mentre in tedesco Mittwoch curiosamente significa solo “il giorno a metà della settimana”.
  • Giovedì: “Iovis Dies”, il giorno dedicato a Giove.
  • In inglese Thursday è il giorno dedicato al dio scandinavo Thor (non dimentichiamo le numerose invasioni vichinghe delle isole britanniche… forse qualcuno ricorda la bella serie TV “Vikingos”, di cui in queste settimane si stanno trasmettendo gli ultimi capitoli della 5° serie) e in tedesco Donnerstag ha la stessa etimologia.
  • Venerdì: “Veneris Dies”, dedicato alla dea Venere. In inglese (Friday) e tedesco (Freitag) l’allusione è alla dea germanica Frigge, corrispondente a Venere nelle mitologie nordiche.

Fin qui è curioso notare come la graduale affermazione del cristianesimo come religione dominante, prima nell’Impero romano e poi in tutta Europa, non sia riuscita a scalzare le denominazioni chiaramente pagane dei primi cinque giorni della settimana.

Invece le nuove religioni monoteiste trovano un evidente riferimento negli ultimi due giorni, sabato e domenica.

  • Sabato deriva dall’ebraico “shabbat”, ossia “riposo”. Ancora oggi per gli ebrei il giorno di riposo settimanale è il sabato. Ma l’ebraismo è anteriore al cristianesimo, cosicché quando i cristiani dovettero scegliersi un giorno di riposo da dedicare alle pratiche religiose, per distinguersi scelsero il giorno successivo a quello degli ebrei e lo chiamarono “Dominica Dies”, cioè Giorno del Signore, poi diventato in breve la domenica.
  • Da notare invece in inglese e tedesco ancora un riflesso di antichissime religioni pagane in Sunday e Sonntag, ossia il “Giorno del Sole”, naturalmente inteso come divinità primigenia che dispensa luce e calore.
  • Quando secoli dopo nacque e si affermò la terza grande religione monoteista, cioè l’islamismo, per distinguersi i musulmani scelsero come giorno di riposo e adorazione settimanale non il giorno dopo lo shabbat, che era già stato “occupato” dai cristiani, ma quello precedente, ossia il venerdì.

Bene cari amici, spero che questa cavalcata attraverso i millenni, che abbiamo fatto insieme rievocando le origini dei nomi dei mesi e dei giorni che abbiamo costantemente sotto gli occhi consultando il calendario, vi abbia interessato.

Questi nomi dimostrano che quel passato, seppure lontano di millenni, non è affatto morto, ma vive ancora dentro di noi e accanto a noi in ogni giorno della nostra vita.

Di nuovo auguri di un felice e fortunato 2019.

Francesco D’Alessandro