Le dune di Maspalomas a rischio scomparsa

Foto da Erasmusu.com

Allarme rosso per le celebri dune di Maspalomas che, con una perdita di circa 40.000 metri cubi di sabbia all’anno, sono oggetto di un processo di grave erosione che porterà inevitabilmente, in caso di non intervento, alla loro scomparsa.

Il direttore della Reserva Natural de las Dunas de Maspalomas, Miguel Ángel Peña, ha spiegato che la perdita di sabbia che interessa le dune non solo mostra un preoccupante incremento, ma è un fenomeno aggravato dalle tormente marine che, a loro volta, sono cresciute in termini di frequenza e di intensità, come rilevato dalle boe dei porti di Stato.

Il Progetto Masdunas realizzato dal Cabildo di Maspalomas, primo progetto al mondo che ha per obiettivo lo studio delle dune di Gran Canaria, i cui risultati potranno servire da riferimento per tutte le altre dune del globo, contempla la movimentazione notturna di 60.000 metri cubi di sabbia nel corso di 2 anni per ripristinare una parte di quella andata perduta, lasciando la spiaggia aperta al pubblico durante il giorno.

Alla fine di ottobre è stata realizzata la prima edizione delle Jornadas Masdunas, incontri durante i quali vengono esposte le problematiche relative alla conservazione delle dune, le azioni in progetto e i risultati raggiunti; al primo incontro il Cabildo di Gran Canaria ha annunciato ufficialmente la grave situazione di emergenza e l’assoluta necessità di intervento e di prevenzione al fine di salvaguardare un’enclave naturale.

Il progetto, cui partecipano studiosi internazionali provenienti da Australia, Messico e Regno Unito, prevede un piano di azione articolato e supportato da università, aziende pubbliche e private ed esperti in studio delle dinamiche del vento, rifrazione, tomografia elettrica, botanica e misurazioni con attrezzature tecnologiche all’avanguardia; tra gli scopi principali, ha affermato Peña, vi è quello di capire come recuperare e prevenire la perdita di sabbia, studiando non solo la parte esterna delle dune, ma anche quella sommersa.

A tal proposito si agirà su 4 ettari di sabbia di superficie e su oltre 9 km quadrati di sommerso; la sabbia di Maspalomas, secondo gli studi, arriva da Playa del Inglés e, in caso di forti tormente, viene trasportata nella zona della spiaggia di La Bajeta, dove scompare per sempre in mare; il progetto Masdunas prevede quindi il recupero della sabbia che arriva a La Bajeta prima che si depositi sul fondo marino, attraverso un primo cordone di vegetazione e un fossato di 50 cm di profondità, che insieme freneranno il fenomeno dell’erosione.


Oltre a questi espedienti, saranno utilizzati droni per poter controllare dall’alto la superficie, la situazione di flora e fauna e l’eventuale presenza di sentieri illegali nella Riserva.

Nel caso emblematico della Riserva Naturale di Maspalomas, è stato precisato, intervengono molti fattori quali piante invasive, fruizione dell’area in maniera disordinata, cambiamenti climatici ed eliminazione della flora autoctona, oltre a un flusso costante di visitatori che ogni giorno ha un impatto fortemente negativo sull’ambiente.

Parteciperanno alle azioni di salvaguardia delle dune e agli studi delle dinamiche sedimentarie, tre gruppi di monitoraggio costituiti da studiosi internazionali specializzati sia in erosione superficiale e sommersa che in ecosistemi.

Come ha più volte sottolineato Peña, non si può attendere che le dune di Maspalomas scompaiano definitivamente per studiare e tentare di risolvere il problema, bensì occorre agire velocemente per evitare che tutto l’ecosistema subisca le conseguenze del fenomeno.

Tra i relatori che hanno partecipato alla prima conferenza, si evidenzia il professore del Laboratorio di Studi Costieri e dei Sistemi Dunali dell’Università di Flinders, Australia, Patrick Hesp, considerato il massimo esperto in dune di tutto il mondo.

Franco Leonardi