Le isole Canarie non sono solo un paradiso turistico dove i principali settori di inversione sono l’alberghiero e la ristorazione, ormai inflazionati; ma é anche e soprattutto un luogo che, con la sua naturalezza, può darci la spinta per rientrare in contatto con la parte più profonda della nostra anima, quella che emerge quando ci troviamo in armonia con quello che ci circonda, davanti ad un tramonto su una spiaggia o immersi in meditazione in un bosco.

E’ proprio sulla base di questo “sentire” che nasce il progetto permacultura, nato in America negli anni ‘80 e in crescente sviluppo in tutto il mondo.

Il nucleo della permacultura é rappresentato da tre principi etici fondamentali che sono:

-cura della terra

-cura della persona

-ripartizione equa del surplus;


Non stupisce come, in un paese dove lo sfruttamento ambientale e di risorse umane é la regola, con un’economia incentrata quasi esclusivamente su un turismo poco remunerativo ed un alto tasso di disoccupazione, il ritorno alla natura ed ai ritmi del campo possa apparire la soluzione migliore per dare una svolta alla propria vita. Questo é esattamente ciò che sta accadendo da diversi anni in tutta la Spagna, col recupero di aldee abbandonate (se ne contano centinaia in tutto il paese) e la costruzione di comunità ecosolidali integrate e connesse tra loro grazie alla Red de permacultura Iberica (www.redpermacultura.org), che opera come punto di incontro tra queste “nuove” realtà, al fine di sviluppare una coscienza ecosostenibile.

Nel prossimo articolo vedremo da vicino una di queste comunità che ho avuto il piacere di visitare e scopriremo come il governo Canario affronta questo cambiamento inevitabile: dagli incentivi per la ripopolazione di aree abbandonate a quelli per la coltivazione organica; nel frattempo vi lascio con una riflessione di Bill Mollison, padre del progetto permacultura:

“Una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile ed un’etica dell’uso della terra”.

Divara van Leiden

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