I tesori sotterranei di Lanzarote

Indagini straordinarie nelle viscere dell’isola rivelano meraviglie

Foto di Cristiano Collina

Le viscere di Lanzarote racchiudono tesori di straordinaria bellezza, fondamentali per svelare i misteri evolutivi degli animali che le popolano.

Nel mese di ottobre 2018 una sessantina di scienziati provenienti da tutto il mondo, Messico, Stati Uniti, Polonia, Ungheria, Spagna, Grecia, Regno Unito, India, Italia, Iran, Germania, Svizzera e Canada, si sono riuniti presso la sede della UNED a Lanzarote per condividere le ricerche di biologia evolutiva, zoologia, geologia e speleologia nella quarta edizione del Simposio Internacional de Ecosistemas Anquialinos.
Il termine anquiliano è un concetto ancora oggetto di discussione per la comunità scientifica e nel linguaggio comune si riferisce a una massa di acqua isolata dal mare e con caratteristiche ecologiche molto peculiari; è ciò che accade con l’acqua dell’Atlantico che filtra attraverso le fessure formatesi nella porosa lava basaltica di Lanzarote.
Il jameito è uno dei tesori di questi particolari ecosistemi.
Lo zoologo Horst Wilkens ricorda che il genere Munidopsis è rappresentato da 70 specie che vivono nelle profondità abissali oltre i 500 metri e che l’unica eccezione vive nel Jameos del Agua, scoperta grazie allo scienziato austriaco Oskar Simony nel 1888.
Il Munidopsis polymorpha vive anche nell’acqua di mare che filtra attraverso le fessure vulcaniche, nel sottosuolo di Lanzarote, a Órzola, Charcos de Luis.
Wilkens ha salvato questa specie dall’estinzione con un piano di conservazione sviluppato lo scorso anno partendo dalla raccolta dei dati; sono stati prelevati campioni di sedimenti al fine di valutare l’effetto delle monete gettate nella laguna di Jameos e campioni di acqua per studiare la dieta del jameito, confrontando quindi le diverse popolazioni che esistono in alcune aree dell’isola.
Il biologo Alejandro Martinez, tra coloro che hanno attuato il piano di conservazione del jameito e grande ricercatore dell’ecosistema anquiliano, è stato il coordinatore del simposio che ha coinvolto, tra i molti scienziati di fama internazionale, Tom Liffe e Martyn Farr, considerati i padri della speleologia marina.
Liffe ha descritto più di 200 specie di animali rupestri e senza il rischioso lavoro degli esploratori delle grotte sottomarine, sarebbe stato impossibile conoscerne i tesori che li abitano.
Nel 1983 Liffe fece parte della spedizione subacquea che esplorò il Túnel de la Atlántida scoprendo il remipede Morlockia ondinae, uno strano essere appartenente alla famiglia dei crostacei ma ancora oggi di difficile e discussa collocazione nel contesto evolutivo; all’apparenza sembra infatti un crostaceo ma ha più punti in comune con gli insetti che con i gamberi.
La sua origine è un autentico enigma ed è stato trovato in grotte a distanze straordinarie, ovvero nei Caraibi, in Australia e a Lanzarote.
Tra febbraio e novembre del 2017 un team ha invece realizzato una scansione laser del Túnel de la Corona e alcuni dei più importanti geologi del mondo hanno così mappato gli 8 km di tubo vulcanico caratterizzato da diversi livelli e passaggi tortuosi che vanno da 2 a 25 metri.
Una vera e propria mappa in 3D che ha permesso la creazione di un modello virtuale che potrà essere utilizzato a scopo divulgativo nella Casa de los Volcanes, attualmente in fase di rinnovo, e che darà dettagli importanti al fine d’identificare le aree critiche in cui potrebbero verificarsi eventuali collassi.
Ma esiste un motivo in più che rende la mappatura tridimensionale particolarmente significativa ed è quella legata alla raccolta di dati morfologici utili a un confronto, il primo nel suo genere, con strutture sotterranee similari osservate sulla Luna e su Marte.
Il tema basilare di queste scoperte e del simposio è la multidisciplinarità, affinché essa sia garantita per poter ottenere una visione a 360 gradi del pianeta e non solo.
L’origine vulcanica dell’Arcipelago, la sua evoluzione geologica e la sua enorme biodiversità, sono gli elementi che ne determinano lo spiccato carattere endemico, dimostrato dalla grande varietà di specie esistenti solo sulle sue isole.
Il sottosuolo in particolare rivela una gamma incredibile di habitat, a seconda del tipo di lava che caratterizza l’area: ovunque vi sia sufficiente umidità e materiale organico, si trova un affascinante regno troglodita.
La maggior parte della fauna adattata alla vita sotterranea è a Lanzarote, che rappresenta il 60% di quella mondiale.
E questi tesori si trovano nelle parti sommerse del tubo di La Corona, nel Túnel de la Atlántida, Jameos del Agua e Jameos de los Lagos, anche se vi sono alcune specie che vivono nelle acque interstiziali nei dintorni.
Molti scienziati sostengono la teoria che questi animali discendano da antenati che abitavano le profondità del mare ed è per questo che Lanzarote viene considerata come detentrice di un patrimonio geologico e biologico unico al mondo.
Dal diciassettesimo secolo gli scienziati di tutto il mondo hanno visitato l’isola, vero e proprio laboratorio naturale, e il Geoparque, la Riserva di Biosfera di Lanzarote, unitamente al Gobierno delle Canarie stanno sviluppando progetti di ricerca relativi alla geologia, alla fisica, all’astro-biologia, alla biologia evolutiva, alla microbiologia e alla conservazione.
Le sole ricerche effettuate a Lanzarote hanno portato alla scoperta di centinaia di specie endemiche, molte delle quali ancora sconosciute.
Dal momento in cui l’isola è stata nominata Geoparque nel 2014, è aumentata la collaborazione con i centri di ricerca per sviluppare politiche di conservazione in base ai risultati riscontrati, con l’obiettivo di incrementare la conoscenza e di preservare il patrimonio di Lanzarote, affinché i suoi tesori possano continuare ad abitarne le viscere.