I porti di Las Palmas perdono il 36% di traffico container

Secondo le statistiche ufficiali del Ministero dei Lavori Pubblici guidato da José Luis Ábalos, i porti di Las Palmas avrebbero perso alla fine del terzo trimestre del 2018, il 36% del traffico di container, a causa, stando all’opinione dei media, delle pressioni tariffarie provocate da Trump nei confronti della Cina, che hanno riportato il commercio mondiale marittimo a livelli simili alla crisi del 2008.
E se Tenerife mostra i muscoli con un aumento di oltre il 27%, la preoccupazione che riguarda Las Palmas è più che comprensibile, considerando che nel settembre del 2018 ha registrato un traffico di container pari a 81.000 unità, contro le 128.000 dello stesso mese del 2017.
Osservando i dati complessivi, l’Autorità Portuale di Las Palmas, presieduta da Juan José Cardona, ha perso un totale di 14.000 container, passando dagli 864.000 movimentati l’anno scorso, agli 850.000 del 2018.
Il mese di settembre, per effetto delle tensioni USA-Cina, ha comportato un calo anche per Tenerife,  passata da 51.125 container a 36.932, benché il suo totale complessivo sia decisamente in crescita.
Secondo gli esperti il calo di settembre 2018 non è che il preludio di uno scenario ben più caotico e problematico per compagnie di navigazione e armatori, e anche se il mese di ottobre ha visto una lieve ripresa, i livelli sono ancora ben al di sotto dei 1.600 punti secondo l’Indice Baltico.
L’Indice Baltico risale al 1744, quando a Londra venne fondata una Borsa chiamata Baltic Exchange, realizzata sulla base di sondaggi tra le società commerciali circa i prezzi operati in tempo reale.
Parametri alla base degli indici sono il numero delle rotte globali e tre sotto-indici stabiliti in funzione delle dimensioni delle navi porta container, vale a dire Capesize (la più grande, in grado di attraversare il Capo di Buona Speranza), Supramax e Handysize (con capacità pari a 50.000 tonnellate) e Panamax (che possono transitare nel Canale di Panama).
Gli economisti ritengono che l’Indice Baltico sia un valore affidabile per valutare il futuro del commercio: se vi sono molti container che lasciano i porti, significa che vi è una necessità da parte di negozi, attività e imprese di poter soddisfare la domanda con l’acquisto dei prodotti da rivendere.
In poche parole, un Indice Baltico alto è positivo, uno basso è negativo.
Il traffico di container a Las Palmas è sovvenzionato da una tassa che viene pagata da tutti i consumatori e gli utenti; il 50% del ricavato è l’incentivo per le compagnie di navigazione che operano nel Puerto de La Luz, mentre il restante 50 viene impiegato per il pagamento del debito storico (pari a 13 milioni di euro), che copre l’agenzia Sagep, che si occupa delle mediazioni tra lavoratori portuali e appaltatori.
La tassa è stata introdotta nel 2004 durante il mandato di José Manuel Arnaiz, ma tutti i successivi presidenti, nonostante le proteste degli importatori, lo hanno mantenuto.
La pesante differenza tra il settembre 2017 e quello 2018, sarebbe in realtà dovuta a un evento occorso in Europa proprio nel 2017, il virus informatico che costrinse la società danese Maersk a gestire le sue navi porta container nel porto di Las Palmas da settembre a dicembre, grazie a un accordo tempestivo con MSC che le consentì di movimentare 10.000 container.
Ovviamente i dati riferiti a quel periodo mostrano una crescita che di fatto non è avvenuta se non incidentalmente e ora le cifre sono tornate simili a quelle del 2016.
Maurizio Ferretti