Costituzione e sovranità

Giuseppe Stabile

È motivo di quotidiana riflessione il periodo storico che, come le altre comunità, stiamo vivendo, dove il denaro è al centro delle nostre inquietudini e causa dell’abbandono del vivere in armonia per la perdurante instabilità economica.

I responsabili politici sono a diretto contatto con le circostanze che la determinano e chiamati ad agire per superare quella pesante percezione di vivere in una grande illusione.

Tuttavia, i cittadini, quale parte di questa complessità, non dovrebbero restare solo una voce critica, ma sentire il desiderio di prendere coscienza del funzionamento dei meccanismi, ad esempio partendo dalla disciplina sull’ordinamento della Banca d’Italia, contenuta in fonti normative precedenti alla nostra Costituzione, nella parte in cui prevede a chi possono appartenere con esclusività le quote di partecipazione del capitale.

Nel frattempo in Italia, nel 1981, senza alcuna iniziativa legislativa Parlamentare, ma con un semplice regolamento interno della Banca d’Italia, ci fu il cosiddetto divorzio tra Ministero del Tesoro e Bankitalia, che generò un rialzo dei tassi di interesse come conseguenza del venir meno della garanzia da parte di quest’ultima di comprare i titoli invenduti fino a quel momento.

Così il debito cominciava a passare massicciamente in mano a soggetti privati, iniziando a consolidarsi un sistema economico che lucrava e dipendeva dal debito stesso.

Oggi le prerogative sono attribuite ad un ordinamento esterno al Paese ovvero la BCE, organo al vertice del SEBC – Sistema europeo delle banche centrali, cui appartiene anche la Banca d’Italia, delle quali nella stragrande maggioranza il capitale è detenuto da soci privati esercenti attività bancaria, assicurativa e previdenziale.


Da qui il tema di fissare per legge il principio per cui il capitale della Banca d’Italia dovrebbe essere integralmente pubblico e, a mio avviso, dei cittadini che lavorano e generano ricchezza, soprattutto perché la tutela del risparmio (art. 47 della Costituzione) necessita di un potere di vigilanza bancaria al di sopra di ogni possibile ipotizzabile condizionamento.

In particolare, sarebbe da chiedersi quanto legittima sia la cessione di sovranità nelle politiche economiche e monetarie, quando il primo articolo della Costituzione cita testualmente che questa appartiene al popolo.

Quindi inalienabile.

Peraltro, il contenuto letterale dell’art.11 della Carta rafforzerebbe il disposto primo, consentendo semplici limitazioni (non cessioni) di sovranità solo quando “necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra i popoli”! 

Giuseppe Stabile

Consigliere CGIE Spagna e Portogallo