Il Bilancio fa tabula rasa delle agevolazioni fiscali delle Canarie

Al calo degli investimenti diretti di Stato nell’Arcipelago si aggiunge un nuovo colpo per le imprese dell’isola. Sanchez assicura che gli stanziamenti di Stato nel 2019 sono conformi al REF, ma indubbiamente eliminano importanti agevolazioni fiscali.

“Abbiamo fatto molto più per le Canarie in 7 mesi che il PP in sette anni”  ripetono i socialisti canari da quando il Governo delle Isole ha annunciato le modifiche al REF operate dal governo di Pedro Sanchez.

Da qualunque punto di vista si guardi, quanto annunciato dal governo centrale è una mazzata per gli interessi dell’Arcipelago, dal momento che si propone di annullare la quasi totalità degli incentivi fiscali previsti nel REF  (Régimen Económico y Fiscal) canario, negoziati nel 2015 con il governo Rajoy per aumentare la competitività delle imprese canarie.

La riforma del 2019 prevede che le imprese che fatturano più di 20 milioni annui paghino, come minimo, il 15% della base imponibile.

Vengono escluse solo le imprese iscritte alla ZEC (Zona Especial Canaria) e quelle che ricadono nell’ambito della Reserva para Inversiones en Canarias (RIC), uno strumento che permette di non versare parte dei profitti purché siano rinvestiti in determinati beni che facilitino la creazione di occupazione.

La riforma aggira completamente le condizioni che giustificano l’esistenza della  differenza a livello tributario tra le isole e il resto della Spagna e eguaglia la pressione fiscale, nonostante le Canarie siano un territorio frammentato e lontano più di 2.000 km dal continente.


La nuova normativa oltrepassa anche il fatto che le agevolazioni fiscali canarie siano riconosciute da più di vent’anni dai trattati europei e dallo statuto autonomo delle Canarie.

L’accordo fiscale del 2015 arrivava dopo un negoziato difficile a causa dei rapporti tesi tra il governo di Rajoy e il Governo canario.

Le due parti erano in contrasto per  una serie di prospezioni petrolifere che Madrid aveva autorizzato al largo di Fuerteventura e Lanzarote.

Nonostante ciò, si era arrivati ad un accordo soddisfacente che dopo soli 5 anni viene ignorato, come pure sono stati ignorati gli avvertimenti su quali effetti devastanti questa riforma avrà rispetto alle specificità dello statuto speciale canario.

La riforma è stata contestata sia in sede di esecutivo regionale che da altri partiti che hanno quasi all’unanimità riconosciuto che le agevolazioni fiscali delle Canarie non sono un privilegio, ma l’unico modo per cui questa regione non rimanga indietro in termini di sviluppo rispetto al resto della Spagna.

La nuova normativa alza i tributi delle grandi imprese al 15% e ribassa dal 25 al 23% il peso fiscale per quelle che fatturano meno di 20 milioni all’anno.

Secondo i dati dell’Agenzia Tributaria circa 330 aziende superano quel fatturato e sarebbero obbligate a versare il 15%, mentre secondo il REF finora in vigore avrebbero dovuto versare una percentuale più bassa.

Sebbene queste aziende rappresentino solo lo 0,5% di tutte le imprese presenti sul territorio, che sono quasi 59 mila, di fatto generano il  48% del fatturato totale.

Il resto delle imprese pagano un’aliquota media del 20% secondo i dati ufficiali del 2016 dell’Agenzia Tributaria, quindi i ribassi previsti dalle nuove norme del  Bilancio in realtà si andrebbero a trasformare in un pericoloso aumento delle imposte che ne metterebbe a rischio la sopravvivenza.

Inoltre non è previsto nessun beneficio fiscale per la vendita di beni fisici prodotti nelle Canarie, un bonus che protegge l’industria locale e avrebbe dovuto portare notevoli vantaggi secondo le stime del 2017.

Tale previsione riconosceva, seppur indirettamente, una crescita per le isole, in termini di produzione, fatturato e occupazione.

Questo percorso ora viene bruscamente interrotto da un’armonizzazione fiscale per cui non si riesce a trovare una spiegazione e che risulta essere il più grande attacco inferto al REF da quando esso esiste.

Ci si chiede se le clausole di questa riforma siano state elaborate da tecnici che non sono a conoscenza della realtà canaria o ci siano interessi politici di parte.

In ogni caso i dati estrapolati da questa riforma fiscale sembrano contraddire quanto affermano i socialisti riguardo ai loro primi sette mesi di governo.

Claudia Di Tomassi