La frenata dell’economia europea minaccia il turismo dell’Arcipelago

Le previsioni macroeconomiche indicano un raffreddamento nell’economia europea tale da frenare il flusso di turisti nelle isole.

Leggeri rallentamenti nell’economia della Germania, dei paesi scandinavi o del Regno Unito, possono trasformarsi in un problema ben più grave per la crescita economica delle Canarie.

Il turismo locale è altamente dipendente da questi tre mercati, che sommati a quello interno nazionale rappresentano la maggiore fonte di introiti.

Dopo vari anni di forte crescita, l’economia globale inizia a frenare, e benché la situazione non sia ancora allarmante, come dichiarato durante la presentazione della relazione annuale sull’economia dell’arcipelago, la Confederación Canaria de Empresarios vede alcune nubi all’orizzonte e teme che, nel giro di due o tre anni, ci sarà un’inversione di tendenza.

Tra le ragioni di questo calo si possono annoverare i cambi nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti, Cina e Europa, una politica monetaria più restrittiva per i vari mercati e differenze nella domanda interna di ciascun paese.

Questi tre fattori possono mettere in pericolo l’economia dei principali paesi di provenienza dei turisti e generare una crisi che potrebbe trasformarsi in una notevole discesa del numero di visitatori delle Canarie.


Inglesi, tedeschi, scandinavi e spagnoli  peninsulari hanno rappresentato nel 2017 il 72% del fatturato turistico delle isole.

La leggera flessione registrata nel 2018, potrebbe diventare più preoccupante nel 2019 in conseguenza della Brexit. Gli inglesi rappresentano il 32% dei turisti che arrivano nelle isole e un’eventuale uscita dall’Unione Europea porterebbe ad un calo delle presenze stimato intorno al 2%.

Nel 2016 l’economia britannica è cresciuta del 1,8%, le previsioni per il 2019 e 2020 indicano un 1,5% secondo il Fondo Monetario Internazionale e del 1,6% secondo il governo inglese.

In ogni caso sarebbe la previsione di crescita più bassa tra i paesi clienti dell’arcipelago se l’uscita dall’Unione Europea fosse regolamentata.

In caso di strappo, con chiusura delle frontiere e forte deprezzamento della sterlina, lo scenario sarebbe ben peggiore.

La  Germania è la seconda grande cliente delle Canarie con 2,79 milioni di visitatori e un rallentamento nella sua economia può avere conseguenze in tutti i paesi comunitari.

Purtroppo i segnali sembrerebbero essere già presenti dal momento che la Banca Centrale Tedesca lo scorso dicembre collocava la crescita al 1,5%, mentre il semestre precedente era stata stimata al 2%.

Di fatto il peggior indice di crescita dal 2013.

Il terzo mercato per volume di turisti è quello nazionale, l’unico che nel 2018 ha dato segnali di crescita e i visitatori nel 2018 sono stati il 4,7% in più rispetto all’anno precedente.

Le previsioni per i prossimi due anni devono fare i conti con questo generale rallentamento dell’economia, ma sia il Governo che la Banca di Spagna e il Fondo Monetario Internazionale collocano al 2,2% l’aumento del PIL nel 2019. E’ ipotizzabile quindi che l’occupazione continui a crescere al ritmo di due punti percentuali all’anno e l’aumento dei collegamenti aerei tra le isole e il resto del paese possa continuare ad alimentare il turismo nazionale nell’arcipelago.

I paesi scandinavi costituiscono il quarto mercato di riferimento per il turismo canario e nel 2018 hanno raggiunto i 2 milioni e mezzo di presenze.

Nonostante la crisi delle valute nazionali del 2015/2016, che ha avuto effetti anche sul turismo verso le Canarie, la situazione economica è tornata su valori positivi.

Secondo le previsioni del FMI dovrebbe rimanere tale per i prossimi due anni, con la sola eccezione della Finlandia, unico paese ad aver adottato l’euro, per la quale le previsioni sono leggermente meno rosee.

Benché queste nazioni di riferimento per il turismo canario siano in una fase positiva, la chiave per un consolidamento della situazione si trova fuori dai confini dell’Unione Europea ed è nelle mani dei giganti dell’economia mondiale.

Claudia Di Tomassi