La Spagna è prima in Europa per infrazioni ambientali

Il 2018 si è chiuso con 32 procedimenti per infrazioni ambientali 3 dei quali sono decaduti.

Riguardano la legislazione statale, i piani idrogeologici, le discariche e i depuratori.

I casi vengono aperti contro lo Stato nonostante l’amministrazione responsabile possa essere un’altra.

Vediamo alcuni di questi 29 procedimenti ancora in atto contro la Spagna per infrazioni ambientali e come il governo si sta muovendo per risolverli.

Recentemente è stata contestata la contaminazione dell’acqua per nitrati.

L’Unione Europea ha protestato per la mancanza di controlli delle acque provenienti dagli allevamenti intensivi di maiali.


Nonostante il Ministero dell’Agricoltura abbia emanato delle disposizioni in merito, la regolamentazione è di competenza delle amministrazioni locali ed alcune sono inadempienti.

La regolamentazione dell’uso degli animali per la sperimentazione scientifica è oggetto di una specifica normativa emanata da Madrid, che ha però mal recepito le disposizioni di Bruxelles ed ora è in via di correzione.

Mancanza di un piano contro le inondazioni alle Canarie.

Secondo la normativa europea, il piano doveva già essere pronto nel 2016, il Governo delle Canarie lo ha emesso nell’agosto del 2018, ma il ritardo ha determinato una denuncia contro la Spagna presentata lo scorso gennaio. 

Discariche.

Sono una spina nel fianco del governo spagnolo che deve rendere conto di una sessantina di siti di cui una ventina alle Canarie, per le quali le amministrazioni locali non hanno applicato correttamente la normativa europea.

Caccia di piccoli volatili.

Tra il 2013 e il 2015 sono stati uccisi circa un milione e mezzo di piccoli volatili per cui la UE ha inviato a Madrid nel dicembre 2018 una lettera in cui si chiedeva di non concedere più licenze.

La comunità di Madrid non ha ancora comunicato che misure intende prendere rispetto alla questione.

Ritardo nell’attuazione dei piani idrogeologici nelle Canarie.

Le isole sono in grande ritardo nell’attuazione dei piani e questo ha determinato l’apertura di un procedimento.

Revisione della normativa sulle valutazioni di impatto ambientale.

La Spagna non ha completamente adattato le leggi statali alla normativa europea.

Piani locali per la gestione dei rifiuti.

Le comunità autonome di Aragona, Baleari, Canarie, Madrid, Ceuta e Melilla non hanno elaborato piani per la gestione dei rifiuti.

Mappatura delle zone rumorose.

La mappatura non è stata ancora completata e questo ha determinato l’apertura di un altro procedimento nei confronti del governo spagnolo.

Chiusura e rigenerazione dei contenitori municipali della spazzatura.

Più di 1.500 contenitori della spazzatura in Spagna non rispettano la normativa europea in materia e il governo ha ripetutamente e sistematicamente sbagliato nell’applicare le regole emanate da Bruxelles.

Stoccaggio degli scarti minerari di Iberopotash in Catalogna.

I residui delle lavorazioni della miniera Iberopotash vicino Barcellona sono considerati inquinanti dalla Comunità europea, ma i tribunali locali hanno consentito delle proroghe alle lavorazioni.

Parco nazionale di  Doñana.

Lo scorso gennaio Bruxelles ha deciso che le misure prese dal governo spagnolo non erano sufficienti a risolvere il problema del furto di acqua da una delle paludi più importanti d’Europa.

Contaminazione dell’aria a Madrid e Barcellona.

La UE attende i risultati dei piani antinquinamento adottati nelle città dove i livelli di biossido di azoto sono molto elevati, per verificare se la Spagna si stia attenendo alla normativa emanata nel 2010 in materia di inquinamento.

Sentenza con ammenda rinnovata ogni 6 mesi per la cattiva depurazione delle acque residuali in alcuni municipi di Andalucia, Asturie, Canarie, Galicia e Comunità valenciana.

L’ammenda comminata è di 12 milioni di euro e, benché il tribunale abbia riconosciuto gli sforzi per regolarizzare la situazione, il pagamento si protrarrà almeno fino al 2020.

Claudia Di Tomassi