Le fasi di adattamento ad un paese straniero (seconda parte)

Seconda fase di “crisi”: in questa fase la situazione cambia radicalmente, si affievolisce la condizione di eccitamento iniziale e diminuisce il senso di novità.

Si torna con i “piedi per terra”,  nel dovere affrontare le piccole e grandi difficoltà della routine quotidiana.
In questo periodo i sentimenti positivi, tipici della fase precedente, lasciano il posto ad emozioni negative quali delusione, frustrazione e rabbia.

Le cause potrebbero essere individuate nei vani tentativi della ricerca di un lavoro, in situazioni di difficoltà legate ad una nuova attività imprenditoriale ma anche in eventuali problemi di coppia, poiché i due partner sono coinvolti in un processo di adattamento al nuovo Paese che, frequentemente, implica differenti modalità individuali.

A queste problematiche si possono aggiungere eventi stressanti causati dal trasloco nella nuova casa, dal trasferimento dei figli nella nuova scuola,  dall’apprendimento della lingua straniera…

Inoltre, l’acquisizione della consapevolezza  che usi e costumi del nuovo Paese, come ad esempio i ritmi di vita quotidiana,  possano essere ben diversi dai propri, come anche l’eventuale difficoltà nel creare nuove relazioni sociali, può accrescere le difficoltà nel processo di adattamento al nuovo contesto di vita.

Vivere tali situazioni può generare avversione nei confronti del nuovo ambiente, così da iniziare a “rifiutare” il Paese ospitante e tutto ciò ad esso collegato.


In questa fase può emergere, talvolta anche prepotentemente, un senso di nostalgia del Paese di origine e dei punti di riferimento personali (familiari e/o amicali) che, sommato alla disillusione delle aspettative iniziali, può risultare negativo a livello psicologico.   

Dott. Daniele Giangarè

(Psicologo)