Questa è la prima volta che l’Editore di questa rivista mi richiede in modo specifico di parlare di un argomento… I vini di Lanzarote… Ho evitato fino ad oggi l’argomento dato che, parlare di vino è anche parlare di gusti personali, ed in questo caso riconosco di non essere obiettivo nei miei giudizi.

Mi piace il vino di Lanzarote… Che sia “blanco” o che sia “tinto”… Che sia il classico “Malvasia”, nelle sue versioni “Seco”, “Semi dulce” e “Dulce”, o che sia il liquoroso Moscatel, che accompagna i dolci ricchi di zucchero delle tavole dei “Conejeros”, per non parlare del rivalutato “Diego”, un tempo definito il “vino dei poveri”, ora con coltivazioni biologiche che ne arricchiscono il sapore… Ai giorni nostri, sono cambiate molte cose per quanto riguarda la cura della pianta della vite, i suoi innesti, e la sua selezione. Ma rimane invariato, e sempre rimarrà tale, il metodo di coltivazione, tipico della zona de La Geria e comune anche alle zone dell’isola dove la terra, la temperatura ed il vento, consentono di coltivare al meglio le uve dedicate alla vinificazione.
La cultura tipica avviene in buche chiamate “hoyos”, di varie dimensioni e profondità, a seconda di dove si trova la sottostante terra fertile, e ricoperte di lava triturata (“picón” o “rofe”) e circondate da piccoli muretti di pietra (“zocos”), destinati a riparare la buca dalla parte dove maggiormente soffia il vento. Oppure in zone di terra ricoperte da “rofe” e dove non esistono buche e con le piante poste in linea e protette da “zocos”.

La Malvasia è l’uva che la fa da padrone. “Malvasía Volcánica” o “de Lanzarote”, come è stata anche definita… E’ tipica di varie parti dell’isola anche se la migliore sembra essere quella delle zone di Tinajo e del nord, per via dell’umidità marina, che riesce ad irrorarne maggiormente la terra… Sempre al nord è buona la produzione della “Listán negro”, mentre il “Diego” è prodotto nella zona centrale, tra Conil e Masdache. La “Listán Blanco” viene coltivata ne “La Geria”…  Ed il Moscatel… in qualsiasi parte, essendo forse l’uva che meglio si adatta alle varie condizioni che incontra.  Ma alla fine, a noi che beviamo questo “nettare degli dei”, poco importa se l’uva dalla quale si origina è coltivata in un punto piuttosto che in un altro… Dal momento che l’uva raccolta arriva nelle “bodegas”, la mano passa agli enologi che hanno il compito di trasmutare gli acini verdastri in buonissimo vino… E qui si scatena la capacità delle persone, della “esperienza popolare” e, spesso, della voglia di innovare di giovani (o meno…) viticultori… Ogni Bodega tiene la sua “ricetta” personale, i suoi segreti, i suoi fornitori preferiti, le sue zone “magiche” di coltivazione e la sua “mescola ideale” di uve… Chiaramente, sono solo alcuni aspetti del ciclo che porta alla produzione di un buon vino, però è importante sapere che un bicchiere di Malvasia di una bodega non sarà mai uguale a quello di un’altra…, differirà nel sapore, nell’aroma, nel retrogusto, nelle percentuali “chimiche” della sua composizione… in un “qualche cosa” che sarà il marchio di una bodega piuttosto che dell’altra… Ed aspettando di gustare la vendemmia 2013 e capirne le differenze rispetto alle precedenti, un dato sulla produzione di quest’anno: oltre 2.800.000 kg di uva raccolta tra luglio ed agosto, un 40% in più rispetto al 2012, con una qualità attesa molto elevata…
Direi che a questo punto bisogna solo prendere un bicchiere di uno di questi vini e … provarlo!

(Pier Paolo Zini)