La Quesera de Zonzamas di Lanzarote, un antico calendario solare

Finalmente svelato uno dei tanti misteri che riguardano le isole Canarie e i loro antichi abitanti, parliamo delle rocce basaltiche che si trovano a Lanzarote, dalla bizzarra forma di una tavola di formaggio, e che sono state oggetto di studio da parte di un team di scienziati.

Fino a ora, storici e archeologi hanno creduto che le tavole di Lanzarote, essendo le uniche esistenti nell’Arcipelago, fossero adibite a macinatura dei cereali o per versare il latte, ma nel caso specifico delle Quesera de Zonzamas, come vengono chiamate dai nativi, queste operazioni risulterebbero strane a causa del forte vento che caratterizza la zona, oltre alla scarsità di acqua o di un sistema di raccolta della stessa.

Secondo i nuovi studi, ogni mese dell’anno sarebbe rappresentato da una striscia di roccia, ovvero una Quesera e i giorni totali conteggiati sarebbero stati 365: le strane tavole di Lanzarote altro non sono che un calendario solare del tutto simile a quello degli antichi egizi.

Ulteriori ricerche hanno poi permesso la scoperta di un annesso calendario lunare, i cui dettagli faranno parte di una pubblicazione che uscirà prossimamente.

Cosa fecero in pratica gli antichi abitanti dell’isola?

Disegnarono nella roccia basaltica delle linee parallele, utili per determinare il trascorrere del tempo, ed eressero alcune pietre di 40 metri all’interno di un cerchio, che alcuni esperti in passato hanno creduto essere un complesso funerario.


A Lanzarote in particolare sono state rilevate due superfici che dovevano fungere da calendario, una a Zonzamas, a 162 metri sul livello del mare, e l’altra a Malpaís de La Corona, vicino a Los Jameos del Agua; ve n’erano altre nella città di San Bartolomeo e nella montagna Mina, ora però scomparse.

Uno degli autori dello studio ha trascorso diverso tempo vicino a La Quesera per analizzare l’interpretazione delle misure astronomiche; egli ha iniziato in particolare ad analizzare l’alba e l’altitudine solare ogni giorno per un totale di due anni.

I dati raccolti pazientemente sono stati quindi inseriti in un apposito programma sul computer che ha calcolato tutte le misurazioni, addivenendo a un complesso di algoritmi che sono stati a loro volta confrontati con altri calendari esistenti in Egitto, trovando forti corrispondenze.

Secondo l’opinione di Medina e Arnáiz, l’angolo delle montagne Maneja-Taiche non genera la stessa ombra tutto l’anno, ma si differenzia a seconda delle stagioni.

L’obliquità ellittica varia generando uno schema che ricorda la sagoma del monte Taiche, dove il sole sorgeva all’inizio di ogni anno, che iniziava con il solstizio d’estate ovvero il 21 di giugno.

I professori Cabrera Pérez, Perera Betancor e Tejera Gaspar hanno sostenuto fino a oggi che non esisteva alcuna spiegazione valida sulle funzioni delle queseras, benché queste potessero avere avuto un senso se associate a qualche rito per il quale, in ogni caso, non esiste documentazione certa.

La Quesera di Zonzamas era vicina agli antichi insediamenti preispanici e, secondo i professori, la vicinanza non sarebbe stata sufficiente per poter utilizzare con un preciso scopo le misteriose incisioni sulle pietre.

In realtà, come scoprirono poi più recentemente, il controllo del tempo attraverso questo straordinario calendario si realizzava grazie ai cinque canali scolpiti in un blocco di basalto poroso; i solchi sono profondi 30 centimetri e larghi tra i 27 e i 45 centimetri.

Essi sono rivolti a nord ovest e chiusi a entrambe le estremità.

Medina e Arnáiz hanno sottolineato che i calendari persiani risalgono a 2.000 anni prima di Cristo e furono i primi registrati come solari; gli iraniani utilizzavano un calendario solare di 360 giorni e di 12 mesi composti da 30 giorni ciascuno, suddivisi secondo le fasi lunari.

Essi aggiungevano un mese ogni sei anni per sincronizzare il calendario.

Il più antico testo astronomico riconosciuto proviene da Babilonia ma si ritiene che il sistema utilizzato provenga dalla precedente società sumera, sebbene il calendario di questa avesse in teoria 12 mesi lunari di 29 o 30 giorni, per un totale di 354 giorni con un mese aggiuntivo.

Secondo gli esperti, quello egiziano era un calendario solare con 365 giorni in un anno, 3 stagioni, identificate in inondazione, crescita e acqua bassa, e utilizzato 2.510 anni prima di Cristo.

Questo calendario era di un quarto di giorno più corto dell’attuale gregoriano, ovvero quello solare, e, stando alle ipotesi dei ricercatori, non è improbabile che venisse utilizzato in parallelo per scopi religiosi.

La domanda che rimane ancora aperta è come mai a Lanzarote vi sia un calendario del tutto simile a quello egizio, ma questo enigma rientra nei grandi misteri della storia della civiltà.

Franco Leonardi