Gli antichi canari consideravano sacra la bisessualità

Culto della fertilità ed equilibrio economico alla base di una società presumibilmente matriarcale

In tempi decisamente non sospetti, la bisessualità era considerata sacra e indispensabile per assicurarsi un buon raccolto e per evidenziare le relazioni umane al momento di stabilire gerarchie basate sulla trasmissione matriarcale del potere.

Questo è quanto emerge da uno studio effettuato dagli archeologi Julio Cuenca e José de León, intitolato Una escultura bisexuada procedente de La Aldea de San Nicolás, Gran Canaria, pubblicata per il Museo Canario, e che ha preso in esame i raggruppamenti dei resti archeologici sparsi sull’isola di Gran Canaria per indagare sulla cultura sessuale dei suoi antichi abitanti.

Il Monumento de Risco Caído, che l’UNESCO sta prendendo in considerazione per dichiararlo patrimonio mondiale, riporta numerosi disegni che esprimono il culto della sessualità e lo studio degli archeologi rappresenta una prova definitiva dell’esistenza di riti celebrativi legati alla bisessualità, e quindi alle persone androgine e bisessuali.

La stessa statuetta bisessuale di La Aldea potrebbe essere un chiaro esempio di un presunto rito per chiedere maggiore fertilità dei terreni coltivati, che si rafforzerebbe proprio con l’unione dei due organi sessuali.

Gli archeologi sono arrivati alla conclusione che la bisessualità fosse la chiave di molti dei riti praticati dalla antica civiltà canaria grazie al ritrovamento nella finca di Tirma, da parte della guardia forestale, di 4 nuove sculture in ceramica non ancora studiate dagli esperti; Tirma, del resto,  rientra nell’ambito dell’area dove sono stati scoperti numerosi resti archeologici.


Una ulteriore scultura è stata poi ritrovata da Francisco Ossorio Acevedo su una spiaggia di La Aldea di San Nicolás; realizzata in argilla, la statuetta è alta 5,5 cm, pesa 37 grammi e manca di tutta la parte superiore corrispondente alla testa e alle braccia.

Sebbene conservi anche una parte del tronco, tra quelle che si reputano due gambe spicca un pene eretto di esagerate dimensioni rispetto alle estremità, che ha fatto ipotizzare alla natura rituale della statuetta.

I ricercatori hanno notato che nella statuetta le estremità inferiori e il pene sono decorati con incisioni riempite di vernice bianca e che il torso ha una decorazione più caratteristica in questo tipo di manifatture, ovvero basata su un bagno di ocra rossa, sebbene con maggiore intensità nello spazio interno triangolare rappresentato dal pube.

Essi sostengono che la scultura rappresenti un essere strano, più bestiale che umano, soprattutto in relazione alla parte inferiore, con arti robusti ricoperti da incisioni che simulano i peli e che terminano con quello che potrebbe essere un artiglio.

Una creatura fantastica, sostengono, per metà umana e per metà animale, che è stata riscontrata in altri reperti scoperti nei siti archeologici di Tara, El Pajar e Caserones a Gran Canaria.

Le statue, depositate presso il Museo Canario, riflettono quindi un tratto particolare della cultura antica, nella quale l’organo sessuale maschile viene rappresentato in modo esagerato e l’organo sessuale femminile in modo schematico, per mezzo di incisioni che formano una figura triangolare alla base della scultura, dotata di un orifizio riconducibile alla vulva.

Non vi è dubbio alcuno che l’immagine sia inerente alla bisessualità o all’ermafroditismo, fatto che aggiunge nuove incognite pur arricchendo ulteriormente un complesso mondo basato sul simbolismo sessuale.

Le forme triangolari, interpretate quindi come vulve, sono state riscontrate in altre statuette ritrovate nei giacimenti di Cuevas del caballero, Cueva de Los Candiles e Cueva de Silva, ma ciò che è più sorprendente è la grotta artificiale del nucleo di Birbique, dove le incisioni potrebbero essere strettamente correlate alle rappresentazioni delle cupole.

Tutto farebbe parte in ogni caso di elementi culturali relativi a possibili culti della fertilità, che appaiono singolarmente o in gruppo all’interno di grotte, cupole e nelle statuette antropomorfe.

Il ruolo delle donne nel complesso mondo di credenze antiche era di fondamentale importanza e non solo per il valore magico religioso, ma anche per la vita sociale, economica e politica di una cultura che sembra indicare una trasmissione matriarcale del potere, dove il ruolo riproduttivo era legato ai bisogni fondamentali delle infrastrutture della società aborigena.

Ilaria Vitali