Tutto quello che sale, è poi destinato a cadere?

Il settore turistico affronta il secondo anno di calo.

Alcuni albergatori aspettano un ribasso del 6% e oltre.

La rinascita di altre mete turistiche e un Brexit senza accordo sono le cause principali del calo.

Che le cifre eccezionali del 2017 con 15 milioni di turisti non sarebbero durate per sempre, lo si sapeva e dopo un 2018 in calo, le Canarie si preparano ad affrontare il secondo anno consecutivo di discesa nel settore turistico.

Le previsioni sono comunque diverse tra impresa e impresa e le più pessimistiche sono quelle di Jose Julio Artiles, Direttore Esecutivo di Satocan e membro del Circolo degli imprenditori di Gran Canaria, che prevede una perdita tra il 5 e il 10 % del fatturato totale.

Il Direttore della Comunicazione del gruppo Lopesan, Francisco Moreno, invece si aspetta un calo tra il 5 e il 6%, a seconda di come si risolverà la questione Brexit.


Tra le cause di questo calo del numero di turisti, c’è la riapertura di mete concorrenti come l’Egitto, la Tunisia e soprattutto la Turchia.

Secondo Moreno la riattivazione di queste destinazioni dotate di strutture turistiche più recenti, rende le Canarie meno competitive.

Circa l’80% degli hotel dell’Arcipelago ha più di 20 anni e, dato il “tutto-completo” registrato negli ultimi tempi, non sono stati avviati lavori di ristrutturazione a detrimento del rapporto prezzo- qualità.

Inoltre, Moreno ritiene che non si debbano fare solo ristrutturazioni di facciata, ma intraprendere un rinnovamento totale.

Nel settore si discute di quanto grave sarà la caduta e fino a che livelli di decrescita si potrà arrivare.

Secondo Jorge Marichal, Presidente di Ashotel, questa sarà l’occasione per vedere se gli sforzi che negli anni passati sono stati fatti per offrire servizi complementari ai turisti porteranno frutto.

Secondo il Presidente degli albergatori di Santa Cruz, il valore aggiunto è la qualità e la possibilità di offrire un’esperienza turistica completa che i viaggiatori non possono trovare negli altri paesi.

Ne sarebbe prova il fatto che è calato il numero di turisti, ma non il volume delle spese che i viaggiatori effettuano una volta giunti a destinazione.

Una visione ottimistica non condivisa dai sindacati come la Federazione dei Servizi il cui Segretario, Ignacio Lopez sostiene che si sia persa un’occasione per fidelizzare il turista e farlo tornare.

Per dare qualità nei servizi, bisogna averla nelle professionalità e Lopez ritiene che non ce ne sia stata abbastanza. Per quanto riguarda l’occupazione, il segretario non crede che ci potrà essere una crisi del settore perché il personale è ridotto ai minimi termini e non si può rinunciare a dare un servizio, benché minimo, ai turisti.

Il presidente della Federacion de Hosteleria y Turismo de Las Palmas (FEHT), José María Mañaricua ritiene che il calo di clienti potrà essere superiore al 4% registrato lo scorso anno e che in ogni caso avrebbe una moderata influenza sull’occupazione perché più della metà dei dipendenti sono inquadrati a tempo indeterminato.

Alcuni contratti potrebbero non essere rinnovati, ma in caso la domanda aumentasse, i lavoratori potrebbero essere richiamati in servizio.

Secondo Mañaricua, poi, ci sarebbero da effettuare ritocchi ai prezzi e andrebbero lanciati sconti e offerte per perdere il minor numero possibile di turisti.

Moreno crede ci sarà un ribasso nel numero di turisti e anche nel prezzo medio e questo farà sì che si ridurranno i margini di profitto e probabilmente ne soffriranno maggiormente le strutture più vecchie.

Per ammortizzare la caduta nel 2019 secondo la FEHT è importante che il Governo di Canaria e i vari Cabildo continuino a lavorare per ampliare le rotte aeree per le isole, non gravino i turisti di nuove tasse e migliorino gli investimenti pubblici nella promozione turistica.

Le ragioni del calo

Brexit.

Come il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea è una delle maggiori preoccupazioni del settore.

I britannici rappresentano il 30% degli arrivi alle Canarie e un’uscita senza accordo sarebbe problematica.

Studi di settore.

Gli studi condotti da BBVA e Funcas prevedono un calo della crescita delle Canarie tra lo 0,5% e l’1% per quest’anno, in buona parte a causa del turismo.

Una caduta non compensata dalla crescita in altri settori.

Ottimismo.

Gli imprenditori sono ottimisti.

Ci sarà una decrescita, ma leggera.

Secondo Marichal sarà una buona annata, anche se non eccezionale come il 2017, mentre Mañaricua si augura che il calo, se ci sarà, porti cifre simili almeno a quelle del 2016.

Claudia Di Tomassi