Don Giuliano Costalunga: un protagonista

PREMESSA. La storia dell’uomo, da quando vestiva con una semplice pelle di animale per coprirsi e ripararsi dal freddo, è costellata da eventi e personaggi che ne hanno delineato la sua evoluzione. Proprio questi personaggi  sono stati gli autori degli episodi che hanno formato l’avventura dell’umanità e questo nelle diverse manifestazioni che hanno portato a ciò che l’uomo è attualmente.

Dietro a questi protagonisti ci sono le masse dei popoli che hanno permesso il verificarsi degli avvenimenti, masse formate da individui che hanno seguito, volenti o nolenti, le direttive dei capi.

Eppure, ancora oggi, esistono delle situazioni angosciose che ostacolano la libertà di espressione. Queste condizioni sono, generalmente, volute dai poteri forti che, proprio per la loro natura orientata a voler mantenere il potere, giocano sull’ignoranza delle masse incutendo timori e minacce.

Proprio di questo voglio parlare in questo articolo. Un potere forte, la Chiesa cattolica romana, contro un uomo, Giuliano Costalunga.

La sua storia ha fatto scalpore nell’estate dello scorso anno (2018) principalmente in Italia e in Spagna, ma non solo. Perché parlarne ancora? Per ricordare: testimoniare per non dimenticare! Qui non è in gioco solo la felicità di Julian e Pablo (come si fanno chiamare oggi), ma qui si vanno a toccare cose enormemente più grandi, come la credibilità della Chiesa Cattolica Romana ancora legata a quei vecchi schemi che, peraltro, l’hanno portata a commettere atroci delitti nel corso dei secoli.

La storia prima del matrimonio Giuliano Costalunga sin da quando, adolescente, cominciò a scoprire il sesso, come tutti i ragazzi della sua età, capì subito la sua diversità. Indubbiamente, possiamo comprendere il suo stato d’animo in quegli anni di crescita e come la sua situazione lo abbia in qualche modo segnato plasmando in lui quel carattere che gli ha permesso di vivere la sua vita a testa alta. Era ancora ragazzo quando sentì, inconfutabile, il richiamo verso nostro Signore. Era stato scelto e lui entrò in seminario ancora quattordicenne. Lì trascorse un periodo non del tutto facile, lo studio, la preghiera, la comprensione e l’accettazione del suo status, la mortificazione e quant’altro poteva scoprire e accadergli in quell’ambiente.  Giuliano ha studiato molto, si è laureato in teologia, ha approfondito minuziosamente i testi sacri della nostra amata religione cattolica scoprendo che Gesù, in tutte le sue manifestazioni, non aveva mai condannato gli omosessuali. Questo fatto gli ha dato forza e fede ancora più solida. Quando finalmente giunse il momento tanto atteso che lo avrebbe visto ordinato sacerdote, cosa che lui voleva sopra ogni cosa e per la quale aveva sostenuto molti sacrifici, pochi giorni prima della cerimonia, si sentì dire dal suo Vescovo di Verona che non era pronto e che per lui l’ordinazione sacerdotale doveva, perlomeno, essere rimandata.


Dopo i primi momenti di smarrimento e rabbia, subito si mise al lavoro per cercare un altro vescovo che avesse una visione diversa e che potesse realizzare il suo sogno. Lo trovò nella circoscrizione di Rieti e così, nel 1996 divenne Don Giuliano.

Il suo carattere che aveva formato in quegli anni era certamente non comune: era testardo e ostinato, quando aveva qualcosa da dire non temeva chi avesse di fronte perché lui sentiva di essere nel vero e la verità va comunque sbandierata davanti a tutto e tutti, senza alcun timore. Don Giuliano aveva iniziato la sua missione di fede sfidando dogmi ed etichette.

Dovette attendere fino al 2007 per vedersi assegnata la parrocchia di Selva di Progno, un piccolo paese montano a una trentina di chilometri a nord-est di Verona, che aveva visto diminuire la sua popolazione da più di tremila abitanti del 1921 a poco più di ottocento di oggi. Il primo impatto con i fedeli non fu del tutto facile e questo per la sua evidente modernità nell’approccio con la religione. 

Per motivi di salute nel 2008 si era recato all’ospedale San Raffaele di Milano dove anche Paolo (ora suo marito) era lì per dei controlli medici. Così, fortuitamente, avevano avuto modo di conoscersi, scambiare qualche parola. Si trovarono simpatici e, come spesso avviene tra persone che si conoscono da poco, c’è stato lo scambio dei numeri telefonici.

Vi furono telefonate, lunghe telefonate nelle quali si poteva capire che quell’amicizia si stava rafforzando, ma anche che quel sentimento stava trasformandosi in qualcosa di diverso, di più importante, in qualcosa che lo faceva correre quando il telefono squillava, che lo faceva star male quando non riusciva o poteva parlarci. Sì, c’era sofferenza perché don Giuliano era parroco ed ha dovuto rinunciare al ministero presbiterale e quindi alla conduzione della sua parrocchia nel 2015. C’è da capire che in Giuliano non si è mai spento l’amore per Dio, lui ancora si sente chiamato ed entusiasta della fede che alberga in Lui, ma come uomo, uomo terreno, sente anche forte l’amore sincero per un altro, Paolo.

Giuliano non ha sùbito, impulsivamente, lasciato l’abito per gettarsi con passione nell’amore. No! Sono passati più di cinque anni nei quali tra lui e Paolo c’era una ottima amicizia platonica. Paolo si è sempre comportato da gentiluomo, accettando lo stato di Giuliano e rispettandolo in tutte le sue decisioni.

Nel frattempo, le rispettive famiglie ebbero modo di conoscersi ed anche se di origini molto lontane (Paolo e la sua famiglia sono della zona di Napoli) hanno, anche loro, trovato l’amicizia e l’affetto reciproco.

Era tutto così armonioso, così ben fatto, così puro che Giuliano comprese che quel rapporto doveva prendere una strada diversa da quella che stava percorrendo.

Sì, sono un prete! Lo sono diventato per amore verso Dio. Quando apro le braccia, sogno di stringerLo a me e questo mi rende felice e consapevole anche di quanto Lui mi ami.

Ora, qui, sulla Terra, nella mia condizione umana, amo un uomo, lo amo con tutto me stesso, ma questo non toglie nulla all’amore per nostro Signore, anzi lo rafforza ulteriormente con la gratitudine di avermi dato la serena consapevolezza della mia omosessualità e il compagno ideale per il mio percorso terreno.

Certamente questo pensiero, in tutte le sue sfaccettature sarà venuto a Giuliano molte volte, ma ecco la nota stonata della realtà: la Chiesa cattolica Romana che come un’oca impazzita starnazzava allo scandalo.

Ma quale scandalo?

Stefano Dottori

Continua…