Cemento o turismo?

In gioco il futuro di uno degli ultimi angoli di Gran Canaria senza strutture alberghiere

La concessione del porto industriale di El Pajar all’unica fabbrica di cemento di Gran Canaria terminerà nel 2022, ma è intenzione della società che lo gestisce ottenere una proroga dal momento che l’attività è strategica per l’arcipelago.

Il futuro di una delle ultime aree senza complessi turistici della costa sud di Gran Canaria è al bivio: bisogna decidere se mantenere la fabbrica che negli ultimi 60 anni ha dato lavoro a molti o aprire le porte al turismo come è avvenuto in tutta questa parte dell’isola.

La concessione del molo, proprietà dell’ente Puertos Canarios, all’unica fabbrica di cemento dell’isola è quasi al termine e sono state prese in considerazioni varie ipotesi per dare una svolta a questa area che si trova tra il territorio di Mogan e San Bartolomè de Tirajana.

La società Propiedades Cordiales sostiene che il futuro è nel turismo e ha dato già inizio alla costruzione del resort Cordial Santa Agueda, un residence con appartamenti da due o tre stanze.

Di contro il gruppo Ceisa (Cementos Especial de Las Islas) sta studiando tutte le possibilità amministrative e giuridiche per mantenere la situazione attuale.


Non c’è altro luogo che El Pajar per continuare la propria attività.

Gli ultimi decenni di questa località sono indissolubilmente legati alla fabbrica di cemento che dal 1957 esiste nei pressi del porto.

La costruzione di Presa de Soria e la vicinanza della cava di San Josè che si trova a circa due chilometri sono stati gli incentivi che hanno portato la famiglia Condado de la Vega Grande a impiantare l’attività proprio in questa zona.

Dopo solo otto anni il cementificio aveva triplicato la produzione e, quando i nordeuropei iniziarono ad interessarsi al clima mite delle Canarie, iniziò lo sviluppo turistico di Gran Canaria.

Nel 1984 venne ultimata la costruzione del piazzale e del molo per poter importare materia prima ed esportare cemento nel resto delle isole.

Dopo vari ampliamenti e la costruzione di nuovi stabilimenti per aumentare la capacità produttiva, negli anni precedenti la crisi (2006/2007), il cementificio arrivò a produrre fino a 1.300.000 tonnellate all’anno.

Nel 2008 la crisi è arrivata anche in Spagna e con lei la fine della bolla immobiliare.

Iniziano a chiudere le imprese edili e per circa sei anni non si costruisce quasi più nulla.

Una situazione che ha delle conseguenze sull’industria del cemento perché la domanda crolla e la produzione arriva a livelli incredibilmente bassi.

Dal 2014 la produzione ha iniziato a risalire e lo scorso anno sono state prodotte circa 300 mila tonnellate segnando un incremento del 5% rispetto all’anno precedente.

La previsione quindi è positiva e l’obiettivo è ricominciare a crescere.

Perché ciò avvenga il cementificio ha bisogno di tre pilastri fondamentali: la cava di San Josè, il porto industriale e lo stabilimento di produzione.

Dalla cava arriva la pozzolana che è considerato uno dei migliori componenti del cemento per l’impermeabilità, la resistenza e la durata.

La concessione per la cava al gruppo Ceisa durerà fino al 2046 con la possibilità di altri 30 anni di proroga.

Il direttore del Gruppo e il direttore dello stabilimento concordano che la disponibilità di materiale andrà ben oltre quelle date.

Il porto industriale per cui hanno la concessione fino al 2022 permette l’arrivo di altre materie necessarie per fabbricare il cemento come il clinker e ovviamente la partenza del prodotto finito verso le altre isole.

La famiglia De Castillo e il gruppo Cordial, però, hanno presentato ricorso di fronte all’ente Puertos Canarias per anticipare la fine della concessione alla fabbrica di cemento, mentre il direttore di Ceisa ha comunicato che ne chiederà la proroga dal momento che nello stabilimento si svolge un’attività strategica per l’isola. 

Puertos Canarias, dal canto suo ha fatto sapere che il permesso non può essere prorogato e che la struttura diventerà un attracco da diporto.

L’interesse turistico per la zona che appartiene a Propriedades Cordiales è evidente e la società che vede tra i soci anche il giocatore di calcio David Silva ha iniziato la costruzione di un complesso di villini, di cui alcuni con piscina privata.

Il direttore generale del gruppo alberghiero ritiene che l’area giochi una parte importantissima per lo sviluppo turistico del settore meridionale di Gran Canaria, che finora è stato ostacolato dalla presenza di questa fabbrica inquinante, pericolosa e nociva.

Spiega che il 6% dei gas che provocano il surriscaldamento globale viene emesso da cementifici, un tipo di fabbrica altamente impattante sull’ambiente.

Un impatto tuttavia minore di quello che aveva 50 anni fa grazie alle normative introdotte in materia di tutela ambientale, di riduzione dei rumori e di emissioni di agenti inquinanti e anche per il fatto che il cementificio ormai è praticamente fermo.

L’intenzione della società Propriedades Cordiales è quella di avviare un processo di riconversione industriale che includa l’eliminazione della fabbrica e il ricollocamento delle poche decine di lavoratori che ancora lavorano nel cementificio.

La previsione è di aprire alla fine dell’estate e offrire ai turisti un beach club e un lungomare che colleghi il quartiere di Arguineguin a El Pajar.

Il molo verrebbe trasformato in un attracco per circa 500 piccole imbarcazioni o yacht e, possibilmente anche per crociere private esclusive.

Il direttore generale Villalobos non prende in considerazione l’ipotesi che la fabbrica di cemento possa ottenere una proroga della concessione e se anche accadesse, sostiene di avere un progetto ancora più bello di questo da proporre.