I giovani canari vedono la prostituzione come uno svago

La docente dell’Università di La Laguna Esther Torrado, autrice del primo studio sulla prostituzione nelle isole invita a stigmatizzare il cliente e non la donna che si prostituisce e a educare all’empatia.

La ricercatrice è preoccupata per l’elevato numero di giovani che pagano per avere sesso e che lo fanno come passatempo.

“Bisogna sostenere le donne con le politiche appropriate e porre fine ai pregiudizi” e aggiunge che è la precarietà economica che porta le donne ad esercitare; sono più di 3 mila quelle che lo fanno nelle isole.

Anni di tagli, assenza di educazione sessuale, un consumo sempre maggiore di pornografia e un accesso sempre più agile ad essa grazie alle nuove tecnologie che mostrano un’immagine irreale delle relazioni sessuali.

Queste sono alcune delle chiavi per spiegare l’incremento del numero di giovani che pagano per avere sesso e lo fanno per passatempo.

Una banalizzazione evidenziata nello studio sulla prostituzione nelle Canarie che Esther Torrado, docente dell’Università di La Laguna ha esposto di recente davanti al Parlamento Canario.


La studiosa è sorpresa di come i giovani che pagano le prostitute dicano di farlo solo in base a fattori economici e commerciali.

I giovani, secondo lo studio di Torrado, ricorrono alle prostitute per avere sesso sicuro, senza complicazioni, con il massimo rendimento e lo vedono come un passatempo senza alcuna empatia per la donna.

La ricercatrice ha riportato i dati emersi da numerose interviste con ragazzi, con esperti dei servizi sociali che lavorano con le prostitute e con le forze di sicurezza dello Stato.

La docente non crede che la nuova generazione sia più maschilista della precedente, ma ritiene evidente che ci sia una rottura con il passato quando il rapporto con la prostituta era considerato una sorta di rito iniziatico o una necessità per l’uomo.

Ora è uno degli svaghi di cui dispongono i giovani e questo è determinato dall’abbandono delle politiche sociali di prevenzione e dalla solitudine in cui vengono lasciati i ragazzi di fronte alle nuove tecnologie e forme di comunicazione.

Lo studio, recentemente presentato davanti al Parlamento delle Canarie, analizza tutti gli aspetti del sistema di prostituzione e evidenzia tre tipologie di consumatori.

La prima è quella del consumatore “commerciale” che considera la prostituzione un servizio e le donne un prodotto, pertanto cercano, qualità, prezzo e varietà.

La seconda è quella del consumatore misogino che considera la prostituzione il prezzo che la donna deve pagare perché sporca, ladra o altro.

La terza categoria include quegli uomini che hanno frequentato prostitute e riconoscono la forma di violenza che la prostituzione è sulla donna e chiedono di abolirla.

Quest’ultima tipologia, secondo la ricercatrice mostrerebbe la possibilità che con l’educazione e la prevenzione gli uomini possano cambiare opinione su questa attività.

Bisognerebbe stigmatizzare l’uomo e non la donna che si vende, prosegue la studiosa, perché di fatto il rischio che corre una prostituta è differente da quello dell’uomo.

Esiste in quel mondo una piccola percentuale di uomini che si vende e i clienti sono uomini, ma a differenza della prostituzione femminile non esercitano in strada al freddo e nel sistema-prostituzione gli viene riconosciuto uno status diverso.

La professoressa Torrado ritiene che le Canarie dovrebbero iniziare a lavorare su questo problema e sarebbe opportuno seguire il modello che prevede di perseguire i clienti e sostenere le donne dal momento che molte vivono di questa attività.

Il primo passo è condannare gli uomini che si avvalgono delle prostitute, iniziare a fare ricerche in questo campo e a finanziare i servizi che si occupano di questa realtà.

Un altro aspetto che la docente ha sottolineato nel suo intervento è l’eccesso di sensualità in televisione con programmi, serie e film che danno un’immagine irreale della donna.

Film come “Pretty Woman” falsano l’immagine della donna che si prostituisce, così come certi reportage che mettono in luce solo un aspetto del problema.

La realtà è che ci sono tantissime donne, anche alle Canarie, che si vendono per necessità o perché costrette.

La Torres è consapevole che lo studio che ha portato avanti la pone al centro di numerose critiche soprattutto da parte di quella percentuale di uomini che non vogliono rinunciare ad un privilegio sociale quale essi considerano la prostituzione.

Nel dibattito parlamentare successivo all’esposizione, la docente ha evidenziato come la legalizzazione di questa attività sia un discorso dalle sfumature classiste, dal momento che chi la perora dovrebbe chiedersi se gradirebbe fosse esercitata dalle proprie figlie o pensa ad altre donne, magari di condizione sociale inferiore.

Punti principali dell’informativa al Parlamento Canario

Vittime di violenza.

Le donne che si dedicano alla prostituzione alle Canarie sono più di 3 mila, la gran parte sono immigrate, lo fanno per lo stato di precarietà economica in cui si trovano e la totalità delle intervistate ha dichiarato di essere vittima di violenza di genere e che preferirebbero fare altro.

Mancanza di servizi specializzati.

Mancano servizi specializzati e piani per il recupero delle donne che vogliono abbandonare l’attività o sono a rischio di ricadere nella tratta o nelle mani dei protettori.

La tratta alle Canarie.

Al sistema tradizionale di prostituzione per strada, si va sostituendo un sistema di frequentazione di appartamenti o club privati secondo quanto decidono i protettori.

Biancamaria Bianchini