Un futuro per l’asino delle Canarie

Il Majorero, l’asino, come è conosciuto qui, una volta era molto utilizzato per i lavori agricoli, ma, arrivati i trattori, il suo numero ha cominciato a calare.

Possono ancora essere visti su molte delle isole, ma la maggior parte dei pochi che restano sono a Fuerteventura.

Gli antenati del Majorero erano gli asini selvatici del Nord Africa (Equus africanus asinus), che sono stati introdotti dai conquistatori.

Hanno caratteristiche simili ad altri in Sardegna e Sicilia, ma sono considerati una sottospecie distinta.

Essi sono particolarmente ben adattati per l’ambiente vulcanico delle isole essendo duri ed energici.

Purtroppo ci sono solo circa 200 esemplari rimasti e sono ufficialmente elencati come in pericolo di estinzione. Per fortuna la loro natura placida e amichevole li ha fatti amare da molte persone, e anche diverse associazioni sono adesso dedicate ad aiutarli.


Una delle più importanti, l’Asociación del Burro Majorero, in occasione della sua conferenza annuale, ha suggerito che, grazie alla loro gradevole natura, si potrebbero salvare proprio per l’attrazione che suscitano nei turisti.

Anche dei residenti ne stanno mantenendo alcuni in nome della tradizione, e negli ultimi anni un gruppo da Pájara, Gran Canaria, trascorre diversi giorni alla fine di luglio rivivendo i tempi dei nonni, visitando la costa con le famiglie e gli asini per raccogliere pesci e crostacei, dopo la raccolta del grano.

E’ raccomandabile inoltre una formalizzazione del programma di allevamento, che gli appassionati hanno intrapreso nel corso degli ultimi anni per creare uno dei pochi gruppi di asino selvatico in Europa.

Franco Leonardi