Il termine azzardo deriva dall’arabo: Az Zahr, che significa “il dado”. Qualifica tutta una serie di giochi ove la casualità della sorte determina la vittoria, contando poco o niente la capacità del giocatore. Per la legge italiana i giochi di azzardo sono: quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita è interamente o quasi interamente aleatoria; sono vietati dal Codice Penale (articoli 718-719-720-721-722-723) se esercitati in luogo pubblico od aperto al pubblico. In quest’ultima circostanza, l’esercente incorre nell’arresto da 3 mesi ad 1 anno ed in un’ammenda non inferiore a € 206. Chi è colto a parteciparvi, invece, con l’arresto fino a 6 mesi e l’ammenda fino a € 516, sempre che non ricorrano circostanze aggravanti, quali per esempio l’essere il gioco esercitato in un pubblico esercizio od alla presenza di minori od ancora con poste rilevanti. Ai sensi dell’articolo 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, nei locali pubblici, come nei circoli privati, deve venir esposta una tabella, vidimata dal Questore, ove sono nominati tutti i giochi che è vietato praticare. In teoria tale elenco dovrebbe essere compilato ed aggiornato dalla Questura, nella pratica è una collezione di giochi oramai quasi sconosciuti e non più praticati da ben oltre mezzo secolo. Molti sono i modi di dire legati al gioco di azzardo: Chi seguita a giocà perde la borza: icastica frase romanesca che non ha bisogno di commenti. Chi vince e ciarifà è prontro pe’ pagà: è altro modo di dire romanesco che tende a mettere in guardia dalla febbre del gioco. I francesi dicono: Hasard e gli inglesi: Hazard.

(NdR può essere anche affascinante confrontare queste “vecchie” regole con l’attuale “società” dove il vecchio Lotto e il Totocalcio sono stati come spazzati via da una bisca pubblica che coinvolge fasce sempre più vaste di una popolazione sempre più impoverita…)