Don Giuliano Costalunga: la storia dopo il matrimonio

SEGUE DALLA PRIMA PARTE

Due uomini omosessuali si sono innamorati, il 28 aprile 2018 si sono sposati con una bella cerimonia a Maspalomas in Gran Canaria.

Loro volevano un vero e proprio matrimonio, non volevano una semplice unione civile e, inoltre, non potendo avere la cerimonia religiosa, hanno comunque organizzato l’evento iniziando con il Segno della Croce, dove si è letta la Parola di Dio e dove sono stati cantati brani religiosi.

Poco importa se l’autorità religiosa non ha approvato l’avvenimento, sicuramente, cosa ben più importante, lì in quel momento si è sentita la presenza di nostro Signore.

Anche gli amici e le famiglie, nel loro completo, hanno partecipato alla cerimonia e addirittura anche alcuni ex parrocchiani che hanno saputo capire. Due di loro hanno fatto da testimoni.


L’amore che stanno vivendo è sincero, pulito, intenso. In più Giuliano ha avuto il grande merito di riavvicinare Paolo alla preghiera, alla fede in Dio. Addirittura Paolo collaborava alle iniziative della vita della Parrocchia. Pregano insieme nei loro momenti di intimità. Quanti colori ha questo amore!  Cosa c’è di più bello di un amore così variopinto?

Ma la Chiesa… scandalo, scandalo!!!

Ed allora Giuliano, suo malgrado, ha dovuto lasciare la conduzione della Parrocchia: era il 2015. Non voleva vivere il suo amore nascondendosi, quindi si è armato di coraggio e l’8 febbraio chiese al vescovo di interrompere il ministero presbiterale.  Purtroppo, però, è cominciata una storia di incomprensione con la Curia. La Chiesa cattolica Romana definisce scandalo quello che per il nostro Giuliano è stato il trionfo dell’amore.

Successivamente, dal Vaticano è seguito il decreto di sospensione che è stato inviato al Vescovo (perché non a lui direttamente?) che poi ha comunicato, con un riassunto, il contenuto della lettera.

Riporto questa comunicazione perché è per me semplicemente meravigliosa nella sua limitatezza che dimostra un vero e proprio offuscamento mentale (mi è sembrato quasi di immergermi nei momenti bui dell’Inquisizione).

Il Santo Padre, valutata la richiesta del Vescovo di Verona, ha dato al Rev. Giuliano COSTALUNGA, sacerdote incardinato nella medesima diocesi di Verona, la dimissione dallo stato clericale e la dispensa dagli obblighi derivanti dall’ordinazione. Il Reverendo è già a conoscenza del divieto di compiere atti inerenti all’ordinazione (come ad esempio amministrazione di sacramenti, celebrazioni, benedizioni, etc.). Si ricorda inoltre che l’ascolto delle confessioni e l’assoluzione eventualmente attentata è invalida in quanto egli è ora sprovvisto di debite facoltà. Si fa dunque divieto ai fedeli di partecipare a celebrazioni da lui promosse e/o presiedute, in quanto sono o invalide o illecite e feriscono profondamente la comunione ecclesiale.

Meraviglioso, no?

Quindi, Giuliano non può più celebrare pubblicamente, ma è vero anche che il sacramento dell’Ordine rimane per sempre, proprio come il Battesimo o la Cresima ed infatti lui continua a celebrare la messa con Paolo, nel silenzio e tranquillità della sua casa. La sua condizione di sacerdote è permanente, il sacramento è indelebile. Giuliano non pretende di celebrare nelle piazze, ma nessuno potrà mai obbligarlo a non celebrare nel suo proprio intimo.

Giuliano è profondamente innamorato di Dio, lo è sempre stato e questo amore lo condivide con il marito ed in più loro sono praticanti e li si può incontrare alla messa nella parrocchia di Maspalomas dove il parroco è una persona cordiale e aperta e concede a Giuliano e Paolo la Comunione come due normalissimi fedeli.  L’incontro con l’eucaristia non va riservato ai puri, ma a chi ne ha bisogno e Giuliano e Pablo sentono la necessità di unirsi a Dio come completamento del loro amore.

Attualmente Giuliano e Paolo sbarcano il lunario facendo i camerieri e riescono a vivere decentemente qui a Gran Canaria. Ma, naturalmente, non vogliono fermarsi qui. Stanno studiando per ottenere la certificazione europea per la lingua spagnola ed essendo laureati sperano di poter entrare nel mondo dell’insegnamento.

Inoltre, proprio per il grande amore verso Dio, Giuliano si è rivolto alla Progressive Catholic Church (PCC) che gli permetterà di continuare a fare il prete in tutte le sue funzioni. La sua domanda sta velocemente seguendo il suo corso e tra breve Don Giuliano potrà tornare a celebrare i riti ecclesiastici alla luce del Sole. Il motto di questa Chiesa è: Tutti sono i benvenuti, tutti abbracciati, tutti accettati. Qui Giuliano e Paolo hanno trovato la loro nuova casa!

La storia di Giuliano e Paolo è una vicenda che deve farci riflettere sulla staticità e irrazionalità nella quale si sta muovendo il Vaticano.

Recentemente papa Francesco ha detto «Chiediamo scusa per aver marginalizzato i gay. L’ho detto nel mio primo viaggio e lo ripeto, anzi ripeto il Catechismo della Chiesa cattolica (romana): i gay non vanno discriminati, devono essere rispettati, accompagnati pastoralmente. Chi siamo noi per giudicare?».

La Chiesa deve rendersi conto che sono tanti i preti che reprimono l’attrazione verso un’altra persona o la vivono di nascosto. Parlo per diretta esperienza: ho incontrato più di un prete che vive una doppia vita non avendo il coraggio di prendere una decisione. Lo comprendo, perché non è così semplice.

Giuliano è una persona fortunata per avere il suo carattere positivo e forte, che gli ha permesso di affrontare questo mare tempestoso del cambiamento, ma molti non riescono.

La Chiesa dovrebbe comprendere che questi silenzi non fanno bene alle persone: fanno vivere vite infelici e rappresentano una mancanza di rispetto anche nei confronti della Chiesa stessa. Spesso, in questi casi, il vescovo e la curia sanno, ma finché non si crea lo “scandalo” tacciono.

Il Vaticano dovrebbe fare una seria riconsiderazione del celibato: non si può imporre a uomini e donne che entrano nella vita religiosa di spegnere la loro sessualità: Dio ci ha creati sessuati, è parte del Suo progetto. Anche perché il rischio è quello di creare situazioni di frustrazione che possono trasformarsi in devianze pesanti, come la pedofilia, o in episodi come le orge in canonica. Sarebbe bello che la Chiesa permettesse ai religiosi di vivere una sessualità ordinata al suo interno perché non è qualcosa di contrario all’amore per Dio.

Il sogno di Giuliano è di aiutare tutti quelli che si trovano in situazioni analoghe e che la Chiesa possa iniziare, seriamente, a comprendere la bellezza dell’amore nella sua completezza: Gesù non ha mai parlato di amore etero o omosessuale. Purtroppo c’è un’idea standardizzata dei gay che praticano sesso promiscuo. L’augurio che Giuliano inoltra a tutti è quello di vivere un amore leale, esclusivo, onesto e pulito come quello che lui condivide con suo marito.

Stefano Dottori