Orecchio del surfista, patologia moderna ritrovata in antichi scheletri guanches

L’esostosi colpisce le persone che trascorrono molto tempo in acqua fredda ed esposti al vento.

L’orecchio del surfista, o esostosi, è una patologia a carico del tessuto osseo e dovuta generalmente alla ripetizione di un evento che provoca irritazione, come un trauma o un’infezione; in genere si tratta di formazioni benigne di tessuto osseo, o escrescenze, che nascono nel canale uditivo, nei seni para nasali, sotto alle unghie, sulle ossa lunghe come omero, radio, ulna, falangi delle mani, femore, ma anche quelle della caviglia, sulla mandibola e sul calcagno del piede.

Chi sviluppa una esostosi avverte fastidi che portano ad effettuare delle ricerche mediante raggi X, che mettono in evidenza le neo formazioni, alle quali viene fatta in genere una biopsia per accertarne la benignità.

Molto spesso lo sviluppo di una esostosi non richiede alcuna terapia se non pregiudica la qualità della vita del paziente, diversamente si può ricorrere a interventi chirurgici per la riduzione o la totale asportazione delle escrescenze.

Nel caso del cosiddetto orecchio del surfista, l’esostosi del canale uditivo è causa di un calo più o meno grave dell’udito o di perdita totale delle facoltà uditive, con conseguente tendenza allo sviluppo di infezioni all’orecchio.

Il curioso nome deriva dal fatto che, benché i medici non abbiano ancora individuato la causa precisa dell’esostosi del condotto uditivo, è stata rilevata un’elevata incidenza della patologia in persone che praticano sport acquatici come il surf, il nuoto o la vela e quindi ripetutamente esposti all’acqua e al vento.


Ora, detto questo, cosa ha a che fare l’orecchio del surfista con l’antica civiltà dei Guanches?

In diversi resti scheletrici ritrovati nel sito archeologico di La Guancha, a Gáldar, nel nord di Gran Canaria, i ricercatori e i medici forensi hanno identificato un alto indice della patologia e quindi una anormale crescita del condotto uditivo.

Gli antichi canari erano soliti passare molto tempo nell’acqua e non necessariamente a pescare, come testimoniano le cronache dell’epoca, bensì, attenzione, per attendere l’onda perfetta.

L’antropologo De Acosta descrive il Caballito de Totora come un’attività decisamente ricreativa, che impegnava molti antichi canari a cavalcioni sulle tavole o a bordo di canoe, aspettando l’onda giusta e pescando, all’occorrenza, numerosi pesci con grande abilità.

Insomma sono tutti piuttosto concordi nell’affermare che all’attività del Caballito è possibile attribuire una natura ludica oltre che necessaria per il procacciamento del cibo.

Il surf, del resto, non è affatto nato alle Hawaii, bensì se ne trova traccia nella storia per la prima volta nell’opera Storia naturale e morale delle Indie, scritta nel 1590 da Fray José de Acosta.

Il dott Rudolf Virchow dettaglia in maniera molto esauriente la patologia dell’orecchio del surfista tra gli indios peruviani, in occasione della riunione della Royal Academy of Sciences di Berlino del 10 dicembre 1885, dal tema le ossa patologicamente alterate degli antichi peruviani.

Ma ancora, lo studio Las exotosis auriculares prehispánica de Gran Canaria, a firma dei professori Velasco Vázquez, Betancor Rodríguez, González Reimers, Martín Rodríguez e Arnay de la Rosa, rispettivamente di ULPGC, Dipartimento di Medicina Interna del Hospital Universitario de Canarias, del Dipartimento di Preistoria, Antropologia e Storia Antica della Universidad de La Laguna e della Facoltà di Geografía e Storia della ULL, pone in rilievo l’elevata diffusione della patologia dell’orecchio del surfista nei resti ritrovati a Gáldar e quasi in egual misura tra uomini e donne, aspetto, quest’ultimo, che rafforza l’ipotesi che gli antichi canari passassero gran parte del tempo in acqua.

L’orecchio del surfista è stato riscontrato in 48 dei 358 corpi rinvenuti in vari siti dell’isola, ovvero in percentuale pari al 13,4%, la maggior parte dei quali a La Guancha.

Le tavole utilizzate dagli antichi canari erano per lo più realizzate in giunco, come quelle costruite in Perù, benché vicino al Barranco Juncal, nel sito di Maypez, Agaete, si sia ritrovata una canoa realizzata in pino canario.

Gli antichi canari erano noti nel passato per essere degli eccellenti nuotatori, come afferma Mariano Gambín García, dottore in Storia, riferendosi agli abitanti di La Gomera, che si tuffavano in mare per raccogliere le perle.

Ilaria Vitali