Fuerteventura, una fertile terra arida

Il tesoro di Fuerteventura è un deserto di spiagge meravigliose ed eterne.

Sabbia e sole, vento e mare.

Una delle sorprese di questo arcipelago dell’Atlantico che chiamano Isole Canarie e che i Romani chiamarono le Isole Fortunate, è che ci sono tesori nascosti anche in mezzo al più povero e selvaggio dei territori.

Il tesoro di Fuerteventura è un deserto di spiagge meravigliose ed eterne.

77 km di coste di sabbia dorata con 157 spiagge che possono essere annoverate tra le più belle al mondo e non solo per chi pratica windsurf.

Fuerteventura è un paradiso di spiagge in un inferno di sabbia.


Tra le otto isole dell’Arcipelago canario, dal punto di vista geologico, Fuerteventura è la più antica e senza dubbio la più arida, sembra quasi un prolungamento del vicino Sahara.

La costa africana, in effetti, si trova ad appena 97 km di distanza.

Il nome stesso è contraddittorio e ironico; Fuerte-ventura o Fuerte sventura?

Un’isola che misura 1.659 kmq, seconda solo a Tenerife per grandezza, povera di risorse naturali che per nulla facilitarono i primi abitanti di questo territorio brullo.

Il paesaggio è secco e sabbioso, con pianure nude disseminate di montagne ondulate, il sole, il vento e il mare dominano incontrastati un territorio marziano nel quale l’essere umano sembra superfluo.

All’interno di questa isola secca e desertica che i romani chiamavano Planasia e che per gli indigeni era Erbania o Maxorata, si conservano una rara bellezza e innumerevoli tesori naturali ed etnografici.

I suoi sei municipi includono 13 aree naturali protette e dal 2009 tutta l’isola è stata dichiarata Riserva della Biosfera per l’Unesco.

Nella lunga lista dei luoghi unici figurano le dune di Corralejo, l’isoletta di Lobos, la montagna magica (per gli aborigeni) di Tindaya, la penisola di Jandia, le grotte di Ajuy, la Caleta di Fuste e il belvedere di Morro Velosa.

Gli amanti della spiaggia hanno ampia scelta tra Corralejo, Costa Calma, Cofete, El Matorral, Gran Tarajal, Morro Jable e El Cotillo tra le altre.

Per chi ama la cultura e la storia sono da vedere Betancuria, l’antica capitale dell’isola, la Casa de Los Coronales e la chiesa di Nuestra Señora de la Peña, patrona dell’isola, l’enigmatica Vila Winter e le saline del Carmen.

Uno dei primi a scoprire e raccontare le meraviglie fino allora sconosciute di quest’isola fu Miguel de Unamuno.

Il celebre scrittore basco della generazione del ’98, nel 1924 fu esiliato a Fuerteventura, a più di 2.000 km da Madrid per la sua opposizione alla dittatura di Primo de Rivera.

Unamuno fu il primo che definì bella la lontana, sterile e dimenticata Fuerteventura, luogo della sua prigionia.

Lo scrittore si innamorò dell’isola durante i 4 mesi che vi visse e sebbene la riconoscesse come un “solenne deserto di nobile solitudine sahariana”, afflitta da una rassegnata sete che la mortificava, affermava che era davvero un‘isola fortunata.

Unamuno conobbe e amò, come avviene raramente, l’anima unica di questo luogo quasi inospitale, molto prima che i serfisti e l’industria turistica ne scoprissero il sole e le spiagge da sogno.

“Che nome tanto sonoro, alto e significativo! Fuerteventura? E’ come dire “fortuna potente”.

E se a queste Isole Canarie venne dato il nome di Fortunate, a questa Fuerteventura bisognerà chiamarla Fortemente fortunata.

Nuda scheletrica solitudine di questa isola che racchiude fortuna e bellezza nella nobiltà e nella sua robusta povertà!

Questa terra scheletrica con ventre di roccia che sorse dal fondo del mare, resto di un vulcano! Ossatura rossastra tormentata dalla sete!

E che bellezza!

Sì bellezza!

Chiaro che è per chi sa cercarla nel profondo, oltre la forma”.

Unamuno fu uno dei primi a scoprire e a godere delle magnifiche spiagge dell’isola.

Era solito andare a passeggiare fino a Playa Blanca e sedersi a “conversare con il mare” su una grande roccia che ora non esiste più.

Da tanto tempo ormai Fuerteventura non è più un’isola per esiliati.

La situazione politica è completamente cambiata in Spagna e l’antica Maxorata non è più vista come una colonia carceraria d’oltremare.

Il boom turistico e urbanistico che dalla seconda metà degli anni ’70 del ‘900 ha fatto delle Canarie una potenza mondiale in questo settore, ha tardato ad arrivare nella dimenticata e isolata Fuerteventura, ma quando è arrivato, si è diffuso rapidamente viste le grandi potenzialità dell’isola, povera di acqua, ma ricca di sole.

La scoperta del suo sole perenne, delle sue spiagge chilometriche, della sua bellezza singolare e della sua pace accogliente hanno trasformato a poco a poco la fisionomia e le condizioni di un territorio ora più fortunato che in passato, un tempo non troppo lontano almeno dal punto di vista economico e sociale.

Se fino alla fine del XX secolo è stata terra da cui emigrare per la povertà, la disoccupazione e la scarsità di acqua, attualmente l’industria turistica non smette di crescere grazie ai quasi 3,5 milioni di turisti che arrivano ogni anno e non smette di generare ricchezza e lavoro come mai in tutta la sua storia precedente.

Oltre al turismo e all’edilizia, l’allevamento delle capre continua ad essere una delle attività principali dell’isola, una tradizione antica eredità dei berberi che ha fruttato un’infinità di premi nazionali e internazionali.

La capra infatti è uno dei simboli di Fuerteventura e la capitale, Puerto del Rosario, originariamente era chiamata Puerto Cabras.

Attualmente ci sono circa 109 mila capi di bestiame che producono in media 180 mila litri di latte al giorno, destinato principalmente all’industria casearia.

Al quarto posto nella lista delle attività economiche più importanti per l’isola c’è il commercio, seguito dalla produzione di cereali e legumi, e dalla pesca costiera.

Il brutto anatroccolo infine è diventato uno splendido cigno e Fuerteventura oggi è una delle isole più prospere dell’Arcipelago Canario.

L’isola un tempo poco popolata oggi conta 113 mila abitanti che ne fanno la quarta regione più popolosa della regione, e più di 40 mila camere d’albergo.

Fuerteventura oggi è molto di più che sabbia e sole.

Se solo Unamuno potesse vederla…

Claudia Di Tomassi