LA CASA DI CARTA, TRA FINZIONE E REALTÀ

Mi è venuto a prendere all’aeroporto di Roma Fiumicino, volto coperto dalla maschera di Salvador Dali.

Di fronte a una perplessa pattuglia armata dell’esercito italiano, ‘attenzionata’ , allarmata e poi divertita.

È Lui, Luca, il professore universitario di Economia che ha visto la ‘casa di carta’.

La serie è sicuramente densa di citazioni, dalle più palesi (‘Breaking Bad’ e ‘Inside Man’), alle più velate (‘Ocean’s Eleven’, ‘V per Vendetta’,  ‘Prison Break’ etc. etc.).

Forse di originale c’è ben poco, viste anche le coincidenze e i sincronismi tra la finzione e la realtà della cronaca argentina: ‘el robo del siglo’ , storia vera di un colpo pianificato e condotto da Fernando Araujo “El  Maestro”  (13/01/06) che prese in giro 300 agenti di polizia con armi giocattolo assegnate alla squadra criminale e che permise la sottrazione di un patrimonio di circa 25 milioni di dollari, fra soldi e cassette di sicurezza svuotate nella banca Rio de Acassuso (Buenos Aires).

Un’unica regola, quella di Araujo: nessuna vittima, niente spargimenti di sangue: la gente – sosteneva – deve stare dalla nostra parte e proprio alla gente comune è indirizzato quel messaggio lasciato mentre si allontanava, con la banda, nel tunnel scavato: “En barrio de ricachones, sin armas ni rencores, es sólo plata y no amores”


(Nel quartiere dei ricconi, senza armi né rancori: questione di soldi, non di amori’).

Tornando alla storia (di finzione) della Casa di Carta, l’intreccio narrativo appassiona. Così tanto che è forte la speranza che la terza serie, attesa per il mese di luglio, non sia una delusione.

Di matrice spagnola, è il ‘rompemoldes’ della nostra epoca, ‘rompe gli schemi’ e mette in discussione il sottilissimo limite tra il giusto e lo sbagliato.

Ha avuto successo e crescente popolarità in Spagna, nonostante la polemica e il tentativo di boicottaggio (#boicotCasadePapel) per la possibile vicinanza dell’attrice basca Itziar Ituno agli ambienti dell’ETA.

Ma è serie cult in Italia e in Sudamerica; ossia in nazioni e Paesi in cui la Crisi è indiscussa protagonista, la tronfia vincitrice di Oscar da decenni nonché la madre biologica di dubbio, disagio, malcontento e sfiducia.

Dalla parte di quella “banda organizada de ladrones que se propone cometer el atraco del siglo“, simpatizziamo per (empatizziamo con) coloro che ingaggiano una lotta contro il sistema bancario/monetario, contro ‘il potere’. 

Proprio come molti hanno simpatizzato con il reale ‘El Maestro’ Fernando Araujo , fedina penale pulita, pittore con barba incolta e vestiti sporchi, un colto  bohemien che reclutò almeno cinque rapinatori, ognuno con il proprio ruolo:  il negoziatore Luis Mario Vitette Sellanes (fresco di studi teatrali per l’occasione), l’audace esecutore Rubén Alberto de la Torre (il primo a entrare in banca).

E contro chi nel quotidiano, nel suo piccolo, rappresenta il “potere”, il “sistema”: personaggi obiettivamente vili come il direttore della zecca ‘Arturito’ e il capo dei servizi segreti.

A ben vedere, il boom della serie TV è avvenuto in paesi in cui il “sistema” viene vissuto e percepito come un nemico opprimente che spodesta e si appropria dei risparmi privati. Emerge quel senso di alterità, presente nel sentire comune di cittadini sfiduciati di quei paesi che oggi più subiscono la crisi economico-politica internazionale.

Ed è forse questo fil rouge che ci accomuna: si fa il tifo per il Profesor che ci avvicina alla Resistenza partigiana, al nostro ‘bella ciao’ della Casa de Papel perché, in fondo, si sogna di nascosto di poter tifare un giorno per il Camerun contro il Brasile ai mondiali di calcio (cit. Casa di carta).

Valeria Gregori