La “Ermita de San José”

FOTO DI MASSIMO PIRETTA

Vi condurrò in affascinanti avventure a spasso nei secoli e per farlo non sarà necessario salire su una DeLorean con il flusso canalizzatore o imbarcarsi su un vascello luccicante partorito dalla mente geniale di H. G. Wells.

Noi viaggeremo usando la penna d’oca, immergerò il pennino appuntito nel calamaio, vergherò le pagine bianche ed il viaggio avrà inizio.

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Ad una manciata di chilometri dall’abitato de “La Villa de Teguise”, in direzione Nord-Nord-Est, si trova un’ampia zona pianeggiante chiamata “la Vega”.
Questa piana è stata sempre ritenuta una tra le più fertili, per quanto riguarda l’agricoltura, di tutta l’isola di Lanzarote.

Questa zona cela, quasi nel suo mezzo, un segreto da pochi conosciuto: le silenti rovine dell’Eremo di San José. Oggi, infatti, un viandante che dovesse passeggiare tra le strade sterrate ed i campi de “la Vega” stenterebbe a riconoscere, in quelle rovine in totale abbandono, quello che un tempo era un importante luogo di culto cristiano le cui pietre, l’argilla e la calce ora si confondono e si fondono indissolubilmente con il paesaggio circostante, memento di come l’architettura tradizionale di Lanzarote sia sempre stata realizzata con i materiali offerti dalla madre terra in una simbiosi perfetta in cui nulla manca, ma nulla è in eccesso.

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Il suo passato, invece, ci racconta di un maestoso complesso colonico che comprendeva un’enorme “aljibe”, una spettacolare vasca di decantazione dell’acqua dal ragguardevole diametro di quasi cinque metri nonché un ingegnoso sistema di canalizzazione delle acque piovane raccolte lungo le pendici del “Lomo Blanco”.

Ma, senza dubbio alcuno, l’elemento più rappresentativo e significativo era la cappella, uno dei più singolari e conosciuti edifici religiosi di tutta Lanzarote, eretta nel diciassettesimo secolo, in onore di San José, il Santo che dava il nome alla valle.


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Il primo salto indietro nel tempo ci porta al 19 febbraio 1649 a Teguise, giorno e luogo della nascita di Don Diego de Laguna y Ayala con il quale inizia la storia dell’eremo.

Don Diego, infatti, ereditò l’intera proprietà dai genitori, il capitano Don Cristóbal de Laguna e Doña María de Ayala.

Negli anni a venire, egli fu uno dei personaggi più potenti della Lanzarote della sua epoca, ricoprì, infatti, vari incarichi tra i quali ricordiamo quello di Beneficiario della Parrocchia di Teguise, di Vicario di Lanzarote, di Commissario del Sant’Uffizio e Giudice del Santo Tribunale delle Crociate.

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L’architettura dell’eremo di San José era assai semplice: era, infatti, costituito da un’unica navata centrale con due nicchie laterali dove trovavano posto due dipinti rappresentanti le immagini sacre di San Isidro e San Agustín, quest’ultimo di pregevole scuola bizantina e di notevole valore.

Sulla parete di fondo si trovava, invece, la tela “Il fidanzamento della Vergine” (“Los desposorios de la Virgen”), pregevole dipinto attribuito al professor Hernández Perera, discepolo di Pedro Atanasio Bocanegra, noto pittore di Granada.

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L’eremo, sin dalla sua costruzione, svolse un ruolo fondamentale nel culto cristiano della santa patrona di Lanzarote, che dal 1725, è “Nuestra Señora de Las Nieves”.

La cappella fungeva, infatti, da rifugio e punto d’incontro per i pellegrini che scendevano dalla chiesa della Vergine.

In quegli anni la celebrazione religiosa, dapprima annuale e successivamente quinquennale, prevedeva il pellegrinaggio dei fedeli che portavano l’immagine sacra della Vergine dalla citata chiesa della “Nuestra Señora de Las Nieves” sino alla “Iglesia Parroquial de Nuestra Señora de Guadalupe”, a la “Villa de Teguise”.

I pellegrini provenienti da Las Nieves sovente trascorrevano nell’eremo la notte prima d’incontrare, il giorno successivo, i devoti provenienti da El Mojón e da Teseguite che portavano, in processione, rispettivamente, l’immagine sacra di San Sebastián e di San Leandro.

Le tre immagini sacre dimoravano, successivamente, nella chieda di “Nuestra Señora de Guadalupe” per nove giorni, prima di fare nuovamente rientro nelle loro sedi abituali.

Con il trascorrere degli anni, però, queste processioni iniziarono a perdere il carattere prettamente religioso in favore di una più pagana festa paesana, cosicché questo tipo di culto venne abbandonato, complice anche lo stato rovinoso in cui si trovava la “Iglesia de Nuestra Señora de Las Nieves” che, successivamente, negli anni sessanta, venne abbattuta e ricostruita ex novo, seguendo un progetto disegnato dell’architetto Enrique Spínola, originario di Teguise.

Andiamo, ora, avanti nel tempo sino al 7 settembre 1711, giorno della dipartita di Don Diego, occorsa a Puerto de la Cruz.

A seguito di questo evento l’eremo e la fattoria vennero ereditati dalla di lui nipote, Doña Antonia de Ocampo y Bustamante, moglie di Don Luis de Teodosio de Lara.

Un altro balzo avanti nel passato.

Ora siamo nel diciottesimo secolo.

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A causa del deterioramento che stava soffrendo il dipinto “Il fidanzamento della Vergine”, l’allora parroco di Teguise, Don Juan Melián, lo chiese in prestito a Don Antonio Ortíz de Lara, allora proprietario della fattoria, e lo portò all’eremo di Veracruz, al fine di preservarne l’integrità.

Alcuni anni più tardi, precisamente il 15 maggio 1906, Don Antonio Ortíz donò, definitivamente, il dipinto alla Parrocchia di Teguise, donazione della quale venne redatto un atto a sua firma e del parroco Don Antonio Gil Santana.

Oggi il dipinto “Los desposorios de la Virgen” può essere ammirato all’interno del Museo Diocesano di Arte Sacra a la Villa di Teguise.

Torniamo indietro agli anni quaranta.

L’eremo, in quegli anni, veniva utilizzato dal suo stesso proprietario come rimessa e per questo motivo, l’allora parroco di Teguise, Don Nicolás Rodríguez, si vide costretto a proibire la celebrazione di qualsivoglia atto religioso all’interno dell’eremo di San José e, contestualmente, dispose il trasferimento dei dipinti religiosi rimasti nella parrocchiale di Teguise.

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Tuttavia, la cappella continuò, ancora per anni, ad essere utilizzata come rifugio dai pellegrini di ritorno da la Virgen de las Nieves.

Ultimo viaggio nel tempo.

Siamo ora nel 1951 anno in cui l’attuale proprietario de la Vega di San José decide di vendere il legname di cui era costituito il tetto dell’eremo e ne iniziò, quindi, la sua demolizione.

Questo fu il primo atto che diede il via al lento, ma inesorabile, decadimento dell’intera struttura.

Le poche pietre ancora visibili oggi sono, come afferma Francisco Hernández, giornalista di Teguise, “la silenziosa testimonianza della storia religiosa dell’isola di Lanzarote”.

Il fine dicitore

Credits:

Ringrazio l’amico fotografo Massimo Pisetta per la concessione delle fotografie a corredo di questo viaggio nel tempo.

Fonti:

HERNÁNDEZ DELGADO, Francisco, y RODRÍGUEZ ARMAS, María Dolores: “Nuestra Señora de las Nieves”, Archivio storico di Teguise.

HERNÁNDEZ DELGADO, Francisco: “Ermita de San José”, Archivio storico di Teguise.