Arriva l’obbligo del registro delle ore lavorative: aziende nel caos

Dal 12 di maggio tutte le aziende sono tenute a raccogliere e conservare le informazioni circa le ore lavorative dei propri dipendenti, per effetto del Real Decreto-Ley 8/2019 dello scorso 8 marzo, che intende combattere l’insicurezza sul lavoro e salvaguardare i diritti dei lavoratori, soprattutto in relazione alle ore di straordinario.

La norma, approvata dalla Diputación Permanente del Congreso de los Diputados, non dice però in nessuna delle sue parti come debba essere effettuato il registro (se mediante dispositivi elettronici o utilizzando il vecchio timbra cartellino), dettaglio non insignificante che ha gettato nel caos le aziende che, oltre a costi tecnici di installazione ed eventuali sanzioni in caso di errore, si trovano improvvisamente a fare i conti (in tutti i sensi) con il monte ore straordinario dei propri dipendenti.

Secondo gli ultimi dati della EPA, Encuesta de Población Activa, alle Canarie vi sono 376mila lavoratori che fanno un totale di 2,96 milioni di ore extra alla settimana senza ricevere il debito compenso.

Il settore dei servizi è quello dove avviene il maggior numero delle ore straordinarie non pagate (88%), seguito da quello dell’industria (5,5%) e da quello dell’edilizia (5,4%).

I calcoli effettuati invece da Randstad indicano che le aziende delle Canarie hanno sborsato 91 milioni di euro per pagare gli straordinari del 2017, una cifra sufficiente ad assumere 3.500 professionisti con uno stipendio medio per un anno intero.

Ora con il Real Decreto il tipo di registro pare possa essere liberamente scelto dall’azienda, a condizione che garantisca l’affidabilità e l’impossibilità di manomissione dei dati e che per lo meno indichi l’ora di inizio e di fine della giornata lavorativa.


L’azienda è tenuta a conservare i dati di ogni singolo lavoratore per 4 anni e le sanzioni previste variano tra i 626 e i 6.250 euro, a seconda del grado di violazione della norma.

La libera scelta riguardo al tipo di strumento di registro si è tradotta in confusione, visto che rispetto a diversi anni fa quando si è passati dal cartellino in cartoncino al badge, oggi esistono programmi che lavorano direttamente come app sugli smartphone o che registrano le impronte digitali di ogni singolo lavoratore.

Le problematiche emerse sono diverse: nel caso ad esempio del registro delle impronte digitali, l’azienda dovrà predisporre un sistema visibile in caso di visita dell’ispettorato del lavoro, mentre nel caso delle app, il lavoratore dovrà autorizzarne l’installazione sul proprio smartphone e, qualora la negasse, il datore di lavoro sarebbe obbligato a fornire un cellulare aziendale.

Insomma, la registrazione deve essere obbligatoriamente fatta, ma non viene specificato come.

Il Presidente del Colegio de Graduados Sociales de Tenerife, Carlos Bencomo, ha precisato che per le grandi aziende questo non rappresenta un problema, visto che possono fare investimenti importanti, ma alle Canarie l’80% delle imprese sono piccolo-medie, con disponibilità economiche ridotte e talvolta con un paio di dipendenti.

Esistono poi casistiche diverse circa il comportamento dei singoli lavoratori, come ad esempio quelli che, per evitare il traffico, partono prima di tutti gli altri e arrivano mezz’ora in anticipo, o quelli che terminano la giornata di lavoro chiacchierando o fumandosi una sigaretta (e non lavorando); ma vi sono anche coloro che fanno un break e vanno a prendersi un caffè o quelli che si spostano in trasferta.

Alle Canarie è piuttosto comune, soprattutto nel settore dei servizi, che il datore di lavoro prenda accordi verbali con i propri lavoratori in base alle esigenze del periodo.

Secondo il segretario generale della CEOE di Tenerife, Eduardo Bezares, la misura del registro delle giornate lavorative è ottocentesca e non sarà di beneficio alcuno, servirà solo ad aggiungere un costo alle imprese.

Nel resto dell’Europa e del mondo le cose funzionano diversamente: ad esempio in Germania e in Belgio non esiste alcun obbligo di tenere un registro, mentre nel Regno Unito e in Francia, così come in America, i lavoratori registrano la propria giornata lavorativa pur non essendo obbligatorio.

Le Canarie sono la terza regione spagnola dove le ore di straordinario hanno un costo più contenuto, pari a 20,21 euro, dietro solo a Extremadura, 18,63 euro l’ora, e Madrid, 17,78 euro.

Sul fronte opposto c’è Euskadi, la regione dove ogni ora extra costa 28,25 euro.

Il direttore delle relazioni istituzionali di Randstad Luis Pérez ha affermato che, stando così le cose, l’utilizzo di contratti temporanei per adattarsi agli aumenti di produzione stagionali è uno strumento molto più efficiente e conveniente rispetto al pagamento degli straordinari.

Franco Leonardi