Il vino da intenditore

Qui ti spiegherò cosa bere, come bere e come evitare comuni errori che troppo spesso vedo fare in un qualunque ristorante (anche di classe).

Poco tempo fa ero in vacanza a Fuerteventura, a proposito splendide e romantiche spiagge bianche, in un ristorante di impronta italiana e in un tavolo vicino una famiglia italo/francese ha ordinato uno splendido Rioja rosso del 2012.

Non solo hanno chiesto che fosse fresco ma hanno preteso anche il “cool bag” per mantenerlo a bassa temperatura; cosa c’entrasse poi con i gamberetti all’aglio lo sapevano solo loro.

Dov’è l’errore?

10 punti a chi indovina.

Te lo spiego alla fine dell’articolo.


1) Quale vino scegliere

Il vino va sempre scelto dopo aver ordinato, e se un cameriere ti accoglie con il “tremendo” cosa porto da bere? Alzarsi e cambiare ristorante!

Detto ciò tutti sapete ormai i corretti abbinamenti, ma conoscete, per esempio un buon rosso da abbinare al pesce più delicato?

Ebbene sì ne esistono molteplici e farete ottima figura a proporne uno.

Io personalmente prediligo vitigni cresciuti vicini al mare, ne assorbono le peculiarità e i profumi.

Ad esempio:

  1. Il rossese di Dolceacqua, ridente borgo antico in provincia di Imperia dove i Doria signori della Liguria già apprezzavano questo nettare.
  2. Oppure il Pinot nero trentino, però da bere giovane.
  3. Mi piace far conoscere un meraviglioso frutto del sud e cioè il Frappato di Ragusa, sontuoso anche con un Sushi.

Ma possiamo anche citare il contrario.

Non disperare puoi fare bella figura anche proponendo un vino bianco per la carne!

Per esempio:

  1. Io continuo ad amare moltissimo il “Grande” Gavi dei Gavi etichetta nera cantina La Scolca assai opulento nella maestosità dei suoi profumi e dal sapore idilliaco
  2. Oppure notevole per la sua capacità di adattamento è il Fiano di Avellino morbido ma di sapore forte e deciso adatto anche ad arrosti.

E comunque sono dell’idea che se impari queste piccole regole e ti imprimi nella memoria qualche dato di ciò che ho descritto, farai un figurone!

2) Il “rituale”

Quando il cameriere porta il vino tu devi seguire e mostrare di conoscere quello che io chiamo il “rituale”.

Cioè il cameriere ti mostrerà la bottiglia e tu con attenzione controllerai etichetta e anno di vinificazione e, se tutto è conforme darai cenno di approvazione con il capo.

Poi ti assicurerai della temperatura chiedendolo al cameriere mentre lo stesso starà annusando il tappo, quindi ti farà assaggiare il vino; diffida di camerieri che chiedono, in presenza di una coppia, “chi assaggia?”, o è poco esperto o poco intelligente.

Tu sollevi il calice e controlli il colore del vino inclinando il bicchiere verso uno sfondo chiaro, un muro bianco (per esempio)  in modo da poter avere una buona visione sia della limpidezza che della consistenza del colore.

A questo punto passa all’olfatto e, con savoir faire, dopo aver ruotato leggermente il calice per qualche secondo, in modo far sviluppare gli aromi, avvicina il naso al bordo senza toccarlo e assapora quanto il vino ti può donare, anche se non sei esperto percepirai di sicuro profumi di frutta e sarai considerato da chi ti accompagna un intenditore e un uomo sicuro.

Assaggiando poi il vino trattienilo in bocca per qualche secondo così potrai giudicare la pregevolezza del vino dalla durata della permanenza nel cavo orale dell’aroma; alcuni viticultori francesi chiamano tale unità di misura “caudalie“, più resta in bocca più è pregiato.

A questo punto il cameriere verserà il vino e in caso di più persone inizierà dalle più “agées” o diversamente giovani.

3) Come si beve il vino

Escludiamo, per cortesia, tintinnii di bicchieri; il brindisi inteso come scontro evidente tra calici va contro ogni norma di Bon Ton, è sufficiente un leggero cenno con il capo e con la mano e il baloon e in più una frase appropriata.

Il bicchiere, poi non dimentichiamocelo, va tenuto rigorosamente dallo stelo con tre dita.

Perché?

Semplice, per non scaldare il vino.

Sembrerà banale, ma molti dimenticano anche di pulirsi le labbra prima di bere, lasciando così sgradevoli residui di cibo sul bordo del bicchiere influenzando in tal modo il sapore del vino oltre che dare prova di scarsa educazione. Lo dico sempre io, appena seduti mettete il tovagliolo sulle gambe e usatelo!

Ordinando il vino non dimenticare di chiedere contestualmente pane e grissini da sbocconcellare per evitare di bere a stomaco vuoto.

Sarebbe pessima abitudine.

Dosa con attenzione ciò che bevi perché ti possa durare per tutto il pasto, non per spendere di meno, bensì per risparmiare stomaco, fegato e lucidità mentale e per esibirti, inoltre, in caso di dolce, nella richiesta di un calice di vino da meditazione o classico vinificato da uve tardive.
A proposito di abitudini, sarebbe bene sostituire a tanti aperitivi, francamente un po’ stucchevoli, un buon bicchiere di vino, accompagnato, come ormai si sta diffondendo ovunque, da piacevoli stuzzichini che non solo accontentano il palato ma sostituiscono agevolmente un pasto.
In Spagna si usano le tapas, da noi proponiamo le nostre eccellenze vedi; parmigiano reggianoprosciutto di Parma o toscano o San Daniele su crostini caldi oppure il nostro immenso “parco” di formaggi accompagnati da vari tipi di pane, alle olive, alle noci e quant’altro.
Sempre in tema mi permetto di segnalare senza paura di fare pubblicità scorretta, a chi ha occasione di soggiornarvi, un grazioso angoletto di Italia a San Agustin di Gran Canaria, dove servono un aperitivo italiano con ottimi vini nostrani scelti con cura da Diego e Signora unitamente a focacce e sapienti tartine… e vista mare.

Ho inteso con questo mio post fare un piacevole accostamento tra Bon Ton e vino.

Questi consigli ti siano utili alla prima occasione.

Mettili a frutto e darai l’impressione di persona sicura e intenditore di classe.

Stefano Dottori