La guerra dei prezzi e il rialzo dei costi minacciano la crescita delle linee aeree

Ryanair prevede nuovi fallimenti nel settore a fronte di un 39% in meno nei guadagni.

L’obbligo di essere competitivi in un settore dove il combustibile è sempre più caro e la pressione sul prezzo dei biglietti ha reso complicato lo scacchiere del settore aereo che convive con l’incertezza della Brexit e la crisi causata dagli incidenti del Boeing 737 Max.

Dopo il fallimento negli ultimi mesi di aziende come Flybmi, Azur, Cobalt, Small Planet, Primera e Wow, le compagnie più solide stanno affrontando l’aumento dei costi e difendono difficoltosamente i ricavi ottenuti per ogni singolo passeggero.

La regina del low cost, Ryanair, ha attribuito alla guerra dei prezzi la caduta del 38,9% sugli utili dell’esercizio fiscale del 2019 che ha chiuso in marzo.

La compagnia diretta da Michael O’Leary ha ottenuto utili per 885 milioni di euro, inclusa la perdita di 139,5 milioni dell’affiliata Laudamotion.

Il dato è il più basso degli ultimi quattro esercizi.


L’amministratore delegato ha parlato di una guerra di logoramento tra compagnie aeree e ritiene che il braccio di ferro delle tariffe basse non sia finito e potrà arrivare a compromettere gli utili di Ryanair nel nuovo esercizio fiscale.

O’Leary comunque intravede la possibilità che i prezzi tornino a salire nei prossimi 5 anni.

Colpita dai costi per l’adeguamento dei contratti degli equipaggi alla normativa locale sul lavoro, Ryanair ha pagato nell’esercizio 2018/2019 circa 440 milioni in più in carburante.

I biglietti invece sono calati del 6% e il numero dei viaggiatori è cresciuto dell’8%.

I costi che la compagnia aerea dichiara per ciascun viaggiatore sono aumentati del 5%, fino a 29 euro escluso il carburante, mentre i ricavi per passeggero sono calati del 1%.

Le linee aeree stanno cercando di affrontare una domanda crescente che però richiede prezzi ogni volta più competitivi. Le previsioni del settore erano di un incremento della produzione in Europa dal 6 al 10% quest’anno, balzo che quest’anno, secondo il direttore generale di Easyjet Spagna Javier Gandara potrà attestarsi sul 5%.

Easyjet, ad esempio, nel primo semestre è cresciuta del 13,3 % quanto a traffico di viaggiatori, con un ricavo inferiore al 6,3% e un costo sempre per singolo posto che sale del 4% incluso il carburante.

Le perdite di 272 milioni di sterline a lordo delle imposte dovranno essere appianate nella seconda metà dell’esercizio fiscale fino a raggiungere 435 milioni di sterline.

Easyjet attende un certo indebolimento nei ricavi per posto in quello che rimane dell’esercizio.

Il conseguimento di questo obiettivo passa attraverso un piano che quest’anno porterà a risparmiare 100 milioni di sterline.

Ryanair ha richiamato l’attenzione su un eccesso di offerta nel mercato che porterà a nuovi fallimenti specialmente tra coloro che non possono affrontare l’aumento del petrolio.

Coloro che non hanno un modello di business consolidato rischiano di sparire secondo Gandara che ricorda che Easyjet antepone il senso dell’azienda alla sola crescita.

La Norwegian che sta vivendo un periodo difficile, si è difesa negli ultimi mesi aggiustando la produzione, ma tornano a farsi sentire voci di un’O.p.a che vede  IAG e Lufthansa tra le favorite.

La holding diretta da Willie Walsh si sta muovendo per il rinnovo della flotta, la produzione e la conquista di nuove aree.

Dopo aver fallito l’assalto a Laudamotion, è l’affiliata low cost Level che ha iniziato ad effettuare voli a corto e medio raggio da Amsterdam a Vienna. Una mossa quella della IAG, volta a far fronte alla domanda crescente e a sottrarre spazio alla concorrenza.