Il Telamon “il barco fantasma”

FOTO DI MASSIMO PISETTA

Sino ad alcuni anni or sono chiunque dovesse arrivare a Costa Teguise proveniente da Arrecife transitava, obbligatoriamente, accanto al relitto o alla “nave fantasma” come viene
chiamata da molti. Oggi la nuova circonvallazione ha reso obsoleto il transito accanto al porto, al relitto e a Las Caletes.
Ma lui, il relitto del Telamon, è lì dal lontano 31 ottobre 1981, davanti la “Playa de Barlovento” nella “Ensenada de los Mármoles” immobile ed impassibile alle maree, alle onde, ai ragazzi che vi salgono per provare il brivido di un tuffo dall’alto, ai torpedoni della linea 3 che vanno avanti ed indietro lungo la “Avenida los Corales”.
Iniziamo ora il nostro nuovo piccolo viaggio a ritroso nel tempo e con rapido salto torniamo al 24 ottobre 1953. Oggi, dopo alcuni anni di lavoro da parte dei cantieri Caledon Shipbuilding & Engineering Co. Ltd, a Dundee, quarta città più popolosa della Scozia, una nuova nave mercantile (lunghezza 139,6 metri, larghezza 17,89 metri e pescaggio di 8,21 metri) è terminata ed è ormeggiata nel bacino di carenaggio.

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Piccolo balzo di un anno avanti nel tempo, corre ora l’anno 1954. La nave mercantile passa di proprietà alla Temple Steamship Co. (Lambert Brothers Ltd.Managers, Londra) e viene varata con il nome di “Temple Hall”.
Vari salti nel tempo ci fanno seguire la storia della Temple Hall durante altrettanti vari passaggi di proprietà e nuove denominazioni. Nel 1969 viene venduta alla Demetrios P.
Margaronis e prende il nome di “Pantelis” venendo registrata al Pireo, il più grande porto della Grecia. Nel 1970 un ulteriore passaggio di titolarietà, ora proprietaria è la Compañía
Naviera Para Viajes Sud America, di Panama, che non ne cambia la bandiera, mantenendo quella greca.
Nel 1977, finalmente, l’ultimo passaggio di proprietà. L’acquista la società marittima greca K. Mitsotakis & Sons, Telamon Maritime Co, che, in ricordo del primo uomo a entrare nelle
mura di Troia (cosa che fece infuriare Ercole, il quale avrebbe voluto quell’onore per sé) la battezza con il nome di “Telamon”.
Facciamo ora un ultimo salto avanti nel tempo, prima di ritornare ad oggi.

FOTO DI MASSIMO PISETTA

La data che riporta ora il calendario è quella del 31 ottobre 1981 e sono queste le ultime ore di vita della nave mercantile battente bandiera greca.
Il natante, proveniente da Abidjan e San Pedro (Costa d’Avorio – Golfo di Guinea) con destinazione la città greca di Salonicco naviga, placida, al largo della costa di Lanzarote con a bordo un carico di tronchi d’albero. Nello stretto de “La Bocaina”, tra le isole di Fuerteventura e Lanzarote, s’imbatte nella tempesta tropicale chiamata “Jose” (originata il 29 precedente sopra l’oceano Atlantico settentrionale con direzione nord nord-est e destino finale le isole Azzorre che raggiungerà il 2 novembre prossimo venturo). Il piccolo ciclone s’abbatte sul mercantile con tutta la violenza dei suoi venti sino a novanta chilometri all’ora. Il risultato è uno squarcio nella chiglia della nave che inizia ad imbarcare acqua che riempie, rapidamente, gran parte della stiva.

FOTO DI MASSIMO PISETTA

Il capitano D. Manuele Avtigromm, nel tentativo di salvare l’equipaggio ed il carico, decide di contattare il porto di Arrecife per ottenere soccorso. Le autorità portuali considerata la
gravità dello squarcio della chiglia del Telamon decidono, al fine d’evitare l’incagliamento della nave, conconseguente dispersione del carico all’imboccatura porto di Arrecife, di farla
rimorchiare, da un peschereccio nell’Ensenada del los Mármoles (tra Punta Chica e Punta Grande), ove s’incaglia definitivamente e dove si trova ancor’oggi.
I 29 membri dell’equipaggio della nave, per lo più greci, sebbene alcuni provenissero dal Ghana, dal Mali e dalla Costa d’Avorio, vengono tratti in salvo e alloggiati negli annessi della Casa del Mar e nella residenza San Ginés.
Due giorni dopo il naufragio, il 2 novembre, arriva a Lanzarote il proprietario del Telamon per verificare, di persona, l’entità dei danni subiti dallo scafo della nave.
Da Londra arriva anche una squadra specializzata con il duplice compito di contenere eventuali versamenti di carburante e di recuperare il carburante (circa 260 tonnellate di olio combustibile e 60 di gasolio), carburante che viene trasferito su di una piccola petroliera battente bandiera spagnola. L’anno 1981 è stato l’annus horribilis del Telamon in quanto è stato sia l’anno della fine della vita navale dell’imbarcazione che l’anno della chiusura definitiva dei cantieri navali Caledon Shipbuilding & Engineering Co. Ltd, di Dundee, cantieri che la costruirono.

FOTO DI MASSIMO PISETTA

Ritorniamo al presente.

Oggi la nave giace ancora lì, leggermente inclinata di lato, con l’arco sott’acqua, la pala del timone ben visibile sopra il pelo dell’acqua e la sala macchine ancora ben conservata, meta
molto apprezzata da chi pratica immersione sportiva. La prua del Telamon a causa di una burrasca si è spezzata ed ora si trova a circa 8 metri di profondità e viene sovente utilizzata
come sito d’immersione dai sub di tutto il mondo in quanto durante le immersioni s’incontrano spesso razze e squali angelo.
Parte del carico dei tronchi che trasportava il Telamon, sopravvissuto ai rigori del tempo per quasi 30 anni e scampato alla distruzione da parte di un incendio avvenuto a bordo, anni or sono è stato riportato a riva. Cinque di questi tronchi (il più alto misurava 10 metri) furono installati, verticalmente, come scultura, a Costa Teguise, al centro alla rotonda nella parte sud della Playa Las Cucharas.
La scultura denominata “La hoguera de San Juan” era opera del versatile urbanista spagnolo José María Pérez Sánchez e venne inaugurata nella notte tra 23 il 24 giugno del 2009,
notte in cui a Lanzarote, così come in molti altri luoghi del mondo, tradizionalmente, si celebra l’inizio dell’estate con falò e rituali di purificazione. Oggi questa scultura purtroppo non è più visibile in quanto il 9 agosto 2016 una parte di essa crollò al suolo sfiorando una madre con il suo bambino. A seguito di questo fatto venne immediatamente rimossa per motivi di sicurezza.
Negli anni lo scafo del Telamon, che si trova molto vicino alla riva e nei periodi di bassa marea è raggiungibile praticamente anche a piedi, è stato utilizzato da varie famiglie di “okupas” quale abitazione, da numerosissimi giovani di Lanzarote che ne hanno fatto un luogo di avventure, esplorazioni, tuffi nella piscina che il mare ha creato nelle sua stive a cielo aperto, scalate sulle sue murate e salti in acqua dalle sue sovrastrutture. Alcuni altri hanno legato slackline tra la terra ed il relitto e l’hanno usata per camminarvi o danzarvi sopra. Altri hanno esplorato le sue parti sommerse realizzando vari filmati visionabili sulla rete.
Il 24 ottobre 2018 il Telamon ha compiuto 65 anni ed a breve dovrebbe essere smantellato e rimosso a cura della ditta Recuperadora Lanzarote ma le notizie di un suo smantellamento, nel corso degli anni, sono state molte e si sono rivelate tutte sempre infondate.
Nel mese di febbraio dell’anno 2016 è stata avviata una petizione chiamata “Save the Telamon” unitamente ad una raccolta firme ed un progetto per salvare, recuperare e mettere in sicurezza l’area ed il Telamon stesso. Sono state raccolte 1139 firme e la petizione “Telamon no se mueve!” è stata inoltrata alla camera di Commercio di Lanzarote.
Il sito web del blog che contiene, tra l’altro interessanti video, si può vedere a quest’indirizzo:
http://savethetelamon.blogspot.com/


Aprile 2019.

Il relitto del Telamon, è sempre lì, placido ed immobile nella Playa de Barlovento a poche decine di metri dalla battigia ma, da oggi, ben protetto dallo “assalto” dei curiosi e dei sommozzatori. L’ autorità portuaria di Las Palmas di Gran Canaria ha disposto, infatti, l’apposizione di un grande cartello di divieto in tre lingue (spagnolo, inglese e tedesco) che vieta le immersioni e l’accesso al relitto così come l’accamparsi in tutta la zona, la normativa di legge rimanda al Real Decreto Legislativo nr. 2/2011.
Conseguentemente la Dragados Canarios ha ricevuto l’incarico d’installare una barriera a rete, appositamente progettata, attaccata ad alcune boe e fissata sul fondo del mare che
impedisce, appunto, l’avvicinamento al relitto. Sono stati, inoltre, affissi alla chiglia del relitto numerosi cartelli recanti tale divieto. La parola fine nella storia del Telamon non è ancora stata scritta.

IL FINE DICITORE21

Credits:
Ringrazio l’amico fotografo Massimo Pisetta per la concessione delle fotografie a corredo di questo viaggio nel tempo.