“Non è la mia terra, però è terra mia”

Foto di Francesco Petruccioli (Per gentile concessione di lanzarotelibre.com)

 

Non è la mia terra, però è terra mia

Terra sua: questa era Lanzarote per Josè Saramago, portoghese, premio Nobel per la Letteratura nel 1998.

Lo scrittore, insieme alla moglie, la giornalista spagnola Pilar del Rio, decise di lasciare il Portogallo nel 1991, quando un solerte funzionario governativo escluse da un premio letterario il suo libro Il Vangelo secondo Gesù.

Quel Cristo, magnificamente umano e soggetto a tentazioni, desideri e paure, aveva sollevato un caso di “censura e di idiozia” – come amaramente commentò lo stesso Saramago.

Foto tratta da turismolanzarote.com

L’incontro con Lanzarote divenne ben presto amore reciproco: l’isola si offrì di proteggere il grande esule e lui ricambiò, raccontandola come nessuno aveva mai fatto prima.


E il rivoluzionario, eclettico, scrittore, si dedicò alla stesura degli ultimi romanzi (Saggio sulla cecità – 1995- il primo) proprio nella dimora Lanzaroteña: una villa straordinaria che si trova a Tias e che per lui – e per chi la visita – non era e mai fu un castello senz’anima che affaccia sull’oceano Atlantico, ma semplicemente “la casa”.

Oggi è una casa – museo, affollata di oggetti d’arte e di orologi fermi che segnano le 16,02, l’ora in cui l’autore vide per la prima volta Pilar, la donna adorata che si innamorò senza rimedio della sua scrittura, prima di conoscere l’uomo Josè e confermare per l’eternità quel sentimento.

L’amore fra Josè e Pilar abita ancora in tutta la casa, come testimonia una delle (tante) foto appese alle pareti, che ritrae lo scrittore mentre scrive su un foglio la frase che dedicò alla moglie quando vinse il Nobel: “Se non potrò guardare te, guarderò la tua ombra”.

Conosciamo anche la risposta di lei: “Allora sarò dove starà la mia ombra, se lì cadrà il tuo sguardo”.

Foto tratta da turismolanzarote.com

In quella “casa fatta di libri“ – come la definiva Josè, vivono migliaia di spiriti che sonnecchiano nei 15.000 volumi, custoditi e ordinati in ordine alfabetico e per nazionalità dell’autore, che Saramago sempre considerò come presenze ispiratrici; una guida accompagna i visitatori nelle varie stanze, dall’ingresso a quello che fu il primo studio, alla camera da letto, al salone, al giardino che guarda il mare e, infine, in cucina.

E’ qui che lo scrittore amava fare colazione ed intrattenersi con gli ospiti.

In questa cucina Pilar preparava il caffè per intellettuali, politici, artisti, da Bernardo Bertolucci a Pedro Almodòvar a Sebastião Salgado, quello stesso caffè portoghese che ancora oggi viene offerto a ogni visitatore.

Una “finestra su Lanzarote” è quella sedia nel giardino di cactus e fiori tropicali, dove si sedeva lo scrittore “nato per girare con le radici sulle spalle”, che passò la vita “alla ricerca di una nova terra” e che nell’isola provò “il piacere profondo, ineffabile, che è camminare nei campi deserti e spazzati dal vento, risalire un pendio difficile e guardare dall’alto il paesaggio nero, scorticato, togliersi la camicia per sentire direttamente sulla pelle l’agitarsi furioso dell’aria“.

E se “alberi, acque e fiori di Madeira rimanevano negli occhi e nella memoria“, Saramago a Lanzarote tornò sempre: sentiva “la sete e l’aridità” di questa terra brulla, circondata dall’oceano, che non voleva essere abbandonata (“non abbiamo niente, non ci abbandonare”).

Non era la sua terra, ma diventò terra sua, forse terra ri-trovata: “Un pensiero improvviso: che Lanzarote sia, a questo punto della vita l’Azinhaga recuperata?

I miei vagabondaggi inquieti per le vie dell’isola, con quel tanto di ossessivo, non saranno ripetizioni di quell’ansiosa ricerca (chissà di cosa) che mi portava a percorrere i rigagnoli dell’Almonda, gli uliveti deserti e silenziosi all’imbrunire, il labirinto della palude di Boquilobo?”