Gran Canaria difende gli spazi sportivi marini

Dopo l’approvazione della protezione di 65 aree della costa, i surfisti ora chiedono che le Isole Canarie diventino una grande riserva per le discipline sportive marine.

Lo scorso aprile, il Cabildo di Gran Canaria ha approvato la Dichiarazione sulle onde dell’isola come patrimonio naturale e di interesse sportivo.

La misura sostiene la protezione di sport come il surf, il windsurf, il kitesurf e il bodyboard, nonché la conservazione dell’ambiente.

Circondati dal mare e abituati alla sua presenza, forse non siamo consapevoli dell’importanza delle onde per le coste dell’Arcipelago. Sport come il surf, il kitesurf, il windsurf e il bodyboarding non avrebbero senso senza di loro.

Nel corso degli anni, la costruzione di barriere artificiali ha impedito il naturale andamento delle onde, facendone un ostacolo per le attività degli atleti.

La situazione, tuttavia, inizia a cambiare.


Lo scorso aprile, il Cabildo di Gran Canaria ha approvato la Dichiarazione di patrimonio naturale e di interesse sportivo per 65 punti dell’isola.

Secondo Juan Carlos Sosa, rappresentante dell’Associazione per lo Sviluppo del Surf Sostenibile nel nord di Gran Canaria, un’onda è paragonabile a un campo sportivo, ad una pista di atletica.

Infatti, la nuova legge 1/2019 sull’attività fisica e lo sport nelle Isole Canarie considera gli spazi naturali come veri e propri impianti sportivi.

Analogamente, dalla fine degli anni ’90, il Consejo Superior de Deportes ha redatto il censimento nazionale degli impianti sportivi, che comprende anche le onde.

Jorge Juan Cabrera, presidente del Surf Club Oleaje, mette a confronto lo stadio Santiago Bernabéu che è compreso in quel censimento come lo sono le onde di Quintanilla.

La differenza tra i due, a suo parere, sta nel fatto che se in impianti sportivi naturali come le onde viene costruita una diga, diventa difficile recuperarli.

Le onde sono una risorsa naturale molto sensibile: qualsiasi variazione, per quanto minima, può influire sulla loro formazione e di conseguenza mettere in pericolo gli sport che dipendono esclusivamente da loro.

Angel Lobo, direttore della Canary Surfing Federation spiega che questa iniziativa implica che si protegga lo sport federato e l’attività fisico-ricreativa.

Gli sport acquatici come il surf sono praticati in impianti sportivi difficili da riprodurre, in luoghi molto specifici della costa.

La Dichiarazione è considerata una conquista storica nell’ambiente degli sport marini.

Da quando il surf viene praticato nelle Isole Canarie, i surfisti rivendicano i propri diritti e cercano di sensibilizzare le pubbliche amministrazioni.

Da allora, le richieste di questi gruppi hanno raccolto risultati e successi.

Uno di questi, che non può essere ignorato per la sua importanza, è stata la celebrazione, nel 2010 presso l’Università di La Laguna, del Primo Simposio Internazionale sulla protezione delle onde come risorsa naturale, economica e sportiva.

Da lì è nato un movimento mondiale chiamato Global Wave Conference.

Ad oggi sono stati organizzati cinque di questi convegni in cui si discutono i grandi problemi degli oceani, con la partecipazione di personalità di spicco del mondo del surf.

La Dichiarazione delle onde come patrimonio naturale e di interesse sportivo è di alto livello simbolico per il direttore della Federazione Canaria di Surf, che avverte che quando si vuole realizzare qualsiasi tipo di progetto in mare, bisogna considerare che c’è un impianto sportivo naturale che deve essere preso in considerazione.

In termini simili, Alfredo Gonçalves, direttore-manager dell’Istituto Insulare dello Sport, ritiene che la misura a livello giuridico possa ritenersi una protezione del nostro patrimonio.

Ovviamente non è vincolante nei piani generali, ma è una risorsa in più per far sì che questo patrimonio sia preservato, protetto e promosso.

L’Instituto Insular de Deportes sottolinea che con questa Dichiarazione delle onde come Patrimonio naturale e di interesse sportivo, il patrimonio naturale di Gran Canaria si consolida e diventa un punto di riferimento sportivo con effetti positivi sull’economia e per la cura dell’ambiente.

In questo senso, Juan Carlos Sosa ritiene che l’iniziativa contribuirà ad attrarre un turismo più attivo.

Il surf infatti è uno degli sport è in crescita.

Molte persone vengono a fare surf e imparare. In tutta la costa nord, dalla baia di El Confital a La Aldea, si ha un volume incredibile di turismo attivo nel surf.

Un’altra zona con queste caratteristiche è la spiaggia di Pozo Izquierdo, punto di riferimento per il windsurf in tutto il mondo.

Attrae ogni anno una moltitudine di persone e in questo modo incrementa la promozione turistica dell’isola.

Intorno alla spiaggia ci sono diverse scuole, appartamenti e auto a noleggio, ristoranti.

E’ un modo per promuovere le piccole e medie imprese e un intero quadro economico.

Un intervento in queste zone costiere influirebbe sulle caratteristiche delle onde e avrebbe conseguenze disastrose e irreversibili.

Il processo di selezione delle zone da proteggere si è basato sulla qualità dell’onda, la sua navigabilità a diversi livelli, la capacità e il numero di utenti che possono goderne, nonché la frequenza in base alle proprie caratteristiche e, infine, i legami sociali e sportivi nell’ambiente.

Per realizzare lo studio, la società Acosta Ingeniería Subacuática ha preparato un intero studio relativo alle condizioni delle onde e alla loro area di influenza, in altre parole, tutto ciò che, se modificato dall’intervento umano influenzerebbe la natura dell’onda.

A livello sportivo, un gruppo di collettivi si è riunito per l’iniziativa.

Dalla Federazione Canaria di Surf e la Federazione di Vela all’Associazione per lo Sviluppo del Surf Sostenibile nel Nord di Gran Canaria, passando per le sorelle Ruano e per iniziative private come il negozio specializzato Orca Surf Shop e il Surf Wave Club, oltre a personalità rinomate del mondo del windsurf e del kitesurf.

Rilevante è stato anche il sostegno ricevuto dal Cabildo di Gran Canaria e dal Servicio de Ordenación del Litoral Oriental del Governo regionale.

Il provvedimento è stato adottato anche a Fuerteventura, dove il Cabildo ha approvato, nel marzo scorso, un catalogo con 46 zone di protezione.

Tutti i gruppi coinvolti sperano che questo tipo di provvedimento diventi popolare nel resto dell’Arcipelago perché non si tratta solo di patrimonio sportivo, ma anche di economia e turismo.

Dietro di esso ci sono una serie di aspetti positivi per le isole.

L’auspicio è che l’inventario delle infrastrutture sportive venga esteso al resto degli sport praticati sulla costa. L’obiettivo finale è quello di rendere le Isole una grande riserva per il surf.

Proteggere le onde non solo protegge lo sport, ma anche la fauna e la flora che lo circonda.

Il fondale marino non verrebbe toccato e si preserverebbe l’ambiente marino.