Inferno a Roma

Vi recate al lavoro in autobus.

Non ci sono tabelle con gli orari di partenza ma anche ci fossero l’autista parte quando lo decide lui.

Di solito i tempi coincidono con quelli di sigarette o di chiacchiere con i colleghi sulla partita della sera prima. L’autobus parte stracolmo e voi siete in piedi.

Vi accorgete che l’aria condizionata non funziona.

Provate ad aprire un finestrino ma è incastrato.

Un immigrato senza biglietto che vi prende in giro perché voi invece pagate.


Mentre l’autista con le cuffie ascolta qualche trasmissione radio… ancora sulla partita, l’autobus saltella sull’asfalto pieno di buche e voi siete sballottati a destra e sinistra ma il vostro pensiero è solo di tenervi con una mano mentre l’altra regge il portafogli perché la signora con la gonna larga davanti a voi sembra proprio una rom.

Arrivate alla stazione della metro che è praticamente nascosta da bancarelle di abusivi.

Su ogni muro ci sono scritte fatte da teppistelli di quartiere che non si sono mai fatto un giorno di carcere.

In un angolo un immigrato sembra attendere clienti per la sua droga.

Passate davanti all’ascensore dove una signora in sedia a rotelle si ostina a premere bottoni illudendosi che arrivi la cabina.

Entrate in stazione.

Vicino alle macchinette dei biglietti un nugolo di zingare in attesa di derubare turisti mentre aspettano il resto dei loro biglietti.

Raggiungere la banchina stracolma.

Il tabellone segna “3 minuti al prossimo treno”… sta scritto così da 5 minuti.

Il primo treno arriva stracolmo e rinunciate prendendo il successivo.

A bordo trovate un musicante che suona a ripetizione “My Way” e qualche brano latinoamericano.

Mentre lui suona suo figlio… si spera lo sia… tiene in mano un bicchiere del McDonalds chiedendovi un gettone ex post per questo Juke Box moderno.

Il treno salta la solita vostra stazione ma ormai siete abituati perché è chiusa da sei mesi.

Scendete alla successiva e nel primo tratto non ci sono scale mobili nonostante venga attraversata ogni giorno da migliaia di turisti.

Poi ci sono scale mobili ma una delle due è rotta.

Da una settimana.

C’è da sperare che un operaio coscienzioso stia aspettando il pezzo giusto e questa volta si sia rifiutato di ripararla con le fascette bloccanti.

Quando finalmente vi fate largo tra altri questuanti e mendicanti vedete davanti a voi l’uscita.

Piove ma per fortuna un’orda di immigrati, questa volta asiatici, vi offre ombrelli a 5€.

Decidete che non serve.

Tra poco arriverà il sole e come per magia gli stessi torneranno a vendere bottigliette di acqua naturale.

Ve le aprono loro addirittura.

Lo fanno perché altrimenti vi accorgereste che erano già aperte.

Di solito le trovano nei bidoni della spazzatura e le riempiono con acqua delle fontanelle.

L’acquazzone estivo fortunatamente ha lenito le sofferenze dei cavalli fermi e legati alle botticelle e, almeno per oggi, nessuno di loro cadrà morto a terra… stramazzato.

In un angolo un venditore di caldarroste abusivo, che grazie a qualche stregoneria… nonostante stia lì da gennaio a dicembre vendendo le sue caldarroste anche nella vuota piazza di ferragosto a turisti freddolosi… si è reso invisibile ai vigili urbani.

Questi ultimi d’altronde sono impegnati nell’improbo compito di far alzare gli stanchi turisti dalle scale, forse con lo scopo di spingerli nei bar adiacenti dove per il solo fatto di essere seduti un caffè costa 5€.

Ora finalmente potete entrare in ufficio.

Marcello Mazzilli