Le Isole Canarie come esempio della miseria creata dal turismo

La Spagna è un paese eminentemente turistico.

Secondo i dati del World Travel and Tourism Council (WTTC), l’anno scorso il turismo ha rappresentato da solo 178 miliardi di euro, pari al 14,6% del PIL nazionale (2,4% in più rispetto al 2017).

Passando ai dati statistici, la grande domanda è in che modo questa buona salute del turismo influisce sulla vita quotidiana di coloro che abitano i principali centri turistici?

La Spagna è leader in Europa come destinazione turistica per i non residenti.

Per quanto riguarda i pernottamenti secondo i dati pubblicati da Eurostat, la Spagna supera di gran lunga il secondo della classifica, che è il Regno Unito.

Andando più a fondo nei dati, possiamo vedere come le Isole Canarie siano la destinazione preferita dagli stranieri, con oltre 93 milioni di pernottamenti all’anno, contro i 77 milioni della costa croata.

Proprio in questi giorni, la preoccupazione per il declino del turismo nelle Isole Canarie sta cominciando a diffondersi.


L’indagine sui movimenti turistici dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE), parla un calo del 4,7% nel secondo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Una preoccupazione che, se la chiusura delle basi Ryanair a Tenerife e Gran Canaria sarà effettiva, potrà solo che aumentare, poiché la compagnia low-cost ha portato nell’Arcipelago più di 3,7 milioni nel 2018.

In ogni caso, nonostante questo rallentamento del turismo nelle Isole Canarie, la verità è che la spesa media per persona al giorno continua a crescere (3,7%), con 149 euro al giorno.

Come influisce questo andamento positivo sulla popolazione delle Canarie?

In realtà insieme all’Estremadura e all’Andalusia, le Isole Canarie sono tra le regioni più povere della Spagna.

In altre parole, la destinazione con il maggior numero di turisti stranieri provenienti dall’Europa è quella in cui la popolazione autoctona vive peggio.

Secondo uno studio sul reddito commissionato dall’INE, il reddito medio annuo nelle Isole Canarie è di 8.964 euro. Se si considerano i tassi di povertà o di esclusione sociale, le Canarie sono la seconda peggiore comunità, con una percentuale del 32,1%, che sale al 36,4% secondo il tasso AROPE (At Risk Of Poverty or Social Exclusion).

Non sembra, quindi, che il denaro che entra nelle Isole raggiunga la popolazione e, di fatto, le Isole Canarie sono agli ultimi posti per occupazione in Spagna.

Secondo gli ultimi dati dell’indagine sulla popolazione economicamente attiva (EAPS), il secondo trimestre dell’anno si è concluso con 1.500 disoccupati in più, il che porta il totale a quasi 240.000 disoccupati nell’Arcipelago.

Le Isole Canarie, con un tasso di disoccupazione al 21%, sono solo dietro un’altra importante destinazione turistica del paese, l’Andalusia (21,04%).

Dove vanno i soldi del turismo?

Se analizziamo le attività delle persone che hanno i maggiori patrimoni delle Canarie, vediamo che si dedicano proprio al turismo.

E’ il caso di Eustasio Antonio López González e dei fratelli (Lopesan Hoteles, Gruppo IFA) con un patrimonio netto di 1.100 milioni di euro, Juan Miguel Sanjuán e Jover (Grupo Satocán, Sacyr) con 350 milioni di euro, Wolfgang Kiessling (Loro Parque) con 290 milioni di euro e Pedro Agustín del Castillo Machado e famiglia (Binter) con 200 milioni di euro.

La disuguaglianza colpisce le persone più svantaggiate e favorisce alcuni settori, aumentando le sacche di povertà, senza che si persegua una maggiore giustizia sociale.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha da tempo messo in guardia da questa situazione, avvisando come il turismo sia diventato un settore che attrae lavoratori giovani, donne e immigrati.

Questi lavoratori sono esposti a turni di notte, discontinui, turni di fine settimana e con lunghi orari di lavoro durante il periodo estivo.

Nonostante ciò, gli stipendi percepiti sono comparativamente molto più bassi rispetto ad altri lavori, a fronte di minori opportunità di sviluppo professionale e dove la precarietà dei contratti è la norma.

In sostanza, il modello turistico spagnolo è una macchina che genera miseria nella maggior parte della popolazione, mentre solo una piccola percentuale di essa ne beneficia veramente.

Per l’OIL, il turismo sostenibile è costituito da tre pilastri: giustizia sociale, sviluppo economico e integrità ambientale.

In Spagna, i vari governi si sono preoccupati solo del secondo pilastro, ma limitandolo ad una zona scarsamente popolata.

Se il turismo sostenibile fosse stato appoggiato, la prosperità locale sarebbe aumentata, generando reddito e lavoro dignitoso per le persone senza incidere sull’ambiente e sulla cultura della destinazione.

Tutto questo non è accaduto in Spagna e le Isole Canarie ne sono un esempio.

Tra le ultime raccomandazioni dell’OIL per realizzare un turismo sostenibile vi è la creazione di politiche che coinvolgano tutti gli attori sociali in grado di contribuire alla promozione della piena e produttiva occupazione e di un lavoro dignitoso per tutti, incoraggiando tra l’altro il settore turistico ad approvvigionarsi sui mercati locali.

Contrariamente a quanto promosso dai governi spagnoli, presi dal desiderio febbrile di attrarre grandi multinazionali, l’OIL raccomanda l’appropriazione del turismo da parte delle forze economiche locali.

Tutto questo, inoltre, promuovendo la conservazione dell’ambiente sociale e naturale delle destinazioni turistiche, cosa che nel caso della Spagna è stata evidentemente assente.

Claudia Di Tomassi