I rituali e le credenze degli antichi canari per San Juan

A Telde, alla fine del XVI secolo, si svolgevano processioni in cui gli schiavi portavano delle campanelle legate alle gambe.

Nel 1581, l’Inquisizione delle Canarie aprì un’istruttoria contro le streghe di Lanzarote.

I festeggiamenti di San Juan ancora riempiono le Isole Canarie di falò, ma non è qualcosa di nuovo. Le cronache della Conquista ci dicono che per gli antichi Canari questa data era già fondamentale e accettarono volentieri l’usanza castigliana di accendere fuochi alla vigilia di San Juan.

Domingo J. Navarro ritiene che i nostri antenati si siano divertiti molto con i grandi falò della vigilia di San Juan, così abbondanti per luce e per il fumo denso che sembravano incendi.

Nel 1581, l’Inquisizione iniziò un’istruttoria nelle Isole Canarie contro le streghe di Lanzarote.


L’isola era considerata sinistra a causa delle invasioni dal Marocco, siccità e pestilenze. Molti di quelli denunciati per queste pratiche erano neri, mulatti o mori, secondo il professore di Storia dell’Università La Laguna, Francisco Fajardo Spínola.

La definizione di strega, secondo Spinola, al tempo era quella di una donna che ha abbandonato il cristianesimo, rinunciato al battesimo, adora Satana come suo Dio, si è data a lui nel corpo e nell’anima, e diventa il suo strumento del male.

Tomás J. López, laureato in Storia, invece afferma che [Lanzarote] è il regno della magia, degli incantesimi, delle cure, dell’amore e della mancanza d’amore; di candele, incenso, casseruole, aghi e forbici. Magia per saperne di più, per prevedere e fornire benessere….

Nel 1603, a La Palma, Monsignor Martínez Ceniceros avvertiva che le streghe commettono atti disonesti, per cui la gente che si raduna lì con l’intenzione di guardare, come altri che non vanno con quello spirito, vi finiscono per partecipare. Per questo motivo furono proibiti i ritrovi notturni.

A Gran Canaria è successo qualcosa del genere.

Nel 1747, ricorda Manuel Hernández González, dell’Università della Laguna, nel suo libro “Fiestas y creencias en Canarias en la Edad Moderna” (“Feste e credenze nelle Canarie dell’età moderna”), il vicario José Cabrera denunciò che nell’isola si celebravano i santi più popolari per i quali si tenevano giochi e intrattenimenti

Mise pertanto in guardia dalle cattive conseguenze che ne potevano derivare e invitò gli ambienti religiosi a ostacolare e prevenire le danze, giochi di spada, lance, freccette e combattimenti.

Tra le celebrazioni, San Juan prende il sopravvento per diversi motivi.

A Gran Canaria, ad esempio, era il 24 giugno, quando Juan Rejón sbarcò sull’isola per ordine dei Re Cattolici, fondò la città di Las Palmas e diede inizio alla conquista delle Isole Canarie.

Il fuoco di cui parlano i cronisti indica i rituali per chiedere l’acqua.

Il professor Hernández González (Università di La Laguna, Tenerife) precisa che a Telde, Gran Canaria, il cui patrono era già San Giovanni Battista, si svolgevano processioni in cui schiavi neri suonavano e ballavano danze da prigionieri facendo suonare campanelle legate alle gambe.

Allo stesso modo, i cronisti fanno notare che alla vigilia di San Juan venivano bruciati dei cardoni secchi trasportati dai neri che poi sfilavano davanti alla processione.

I vecchi canari sapevano che era necessario fare il bagno in mare a San Juan come rito di rivitalizzazione e molti ancora lo fanno in questa data di inizio estate.

Osserva Hernandez Gonzalez che non c’è dubbio che San Juan sia una festa cruciale a Tenerife, è il giorno in cui si prendono i grani dalla felce per determinare la sorte o perché si avverino i desideri. Secondo l’opinione della gente di allora era il giorno magico per eccellenza.

Bina Bianchini