50.000 canari si assentano dal lavoro ogni giorno, 1,2% ingiustificato

L’assenteismo dal lavoro nelle Isole Canarie cresce di due decimi e si attesta al 5,5%, al di sopra della media nazionale; le assenze hanno comportato la perdita di oltre 22 milioni di ore.

L’assenteismo lavorativo nelle Isole Canarie ha comportato la perdita di 22,59 milioni di ore lavorate nel primo trimestre del 2019, pari al 5,5% del totale delle ore concordate, con un aumento dello 0,28% rispetto al trimestre precedente.

Secondo un rapporto di Randstad, l’assenteismo non dovuto a disabilità temporanee, cioè ingiustificate, ha avuto un tasso dell’1,2% nell’Arcipelago, con una riduzione dello 0,09% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il rapporto evidenzia inoltre che in media più di 50.000 canari non si recano ogni giorno al lavoro, di cui il 22,7% (11.368), pur non essendo in congedo per malattia, mentre il 77,3% (38.769) per incapacità temporanea.

In Spagna nel suo complesso, l’assenteismo ha portato alla perdita di 450 milioni di ore lavorate nel primo trimestre, pari al 5,2% del totale delle ore concordate (0,3% rispetto al trimestre precedente).


L’assenteismo non dovuto a incapacità temporanee, ovvero assenteismo ingiustificato, ha avuto un tasso dell’1,4%, con una riduzione dello 0,03% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; mentre 1.047.368 persone non sono andate al lavoro in media ogni giorno, di cui il 73,6% è assente per incapacità temporanea, mentre il restante 26,4% (276.968 persone), pur non essendo in congedo per malattia.

Secondo Randstad, il settore dei servizi è quello con il più alto tasso di assenteismo, con un tasso del 5,4%, molto vicino al settore industriale, con il 5,2% delle ore concordate. Il settore delle costruzioni, con il 3,3%, ha registrato il minor tasso di assenteismo, inferiore di 1,9 punti percentuali alla media.

I servizi di architettura e ingegneria, le attività di noleggio (entrambe con il 3,2%) e di vendita e riparazione di autoveicoli, con il 3,1%, sono stati i settori specifici con il più basso tasso di assenteismo nel primo trimestre dell’anno.

All’estremo opposto, i servizi sociali con l’8,4%, i servizi agli edifici e le attività di giardinaggio e salute, con l’8,5% e l’8,6%, rispettivamente.

Per comunità autonoma, i Paesi Baschi (7,1%), Asturie (6,2%) e Galizia (5,8%) sono le regioni con i più alti tassi di assenteismo nel primo trimestre del 2019. Al di sopra della media nazionale si trovano Castilla y León (5,7%), Navarra e le Canarie, entrambe con il 5,5%, Cataluña e Aragón (5,3% ciascuna) e Cantabria e Murcia, con il 5,2% ciascuna.

Le comunità autonome con il più basso tasso di assenteismo sono state La Rioja (4,7%) e le Isole Baleari (4%), mentre la Comunità di Madrid, Extremadura e Castilla La Mancha, anch’esse al di sotto della media nazionale, 4,9% ciascuna, così come Valencia e Andalusia, entrambe con il 4,8%.

Per quanto riguarda il volume totale di ore perse, la Catalogna (con 80,9 milioni di ore), la Comunità di Madrid (67,4 milioni) e l’Andalusia (64,7 milioni) sono le regioni autonome che hanno registrato il maggior numero di ore, ipotizzando tra le tre regioni 213 milioni di ore, il 47,1% del totale del paese.

Secondo Valentin Bote, direttore della Randstad Research l’assenteismo sul lavoro è un fenomeno che danneggia le aziende, in quanto ha un impatto diretto sulla produttività e sui costi aziendali, nonché sul resto dei professionisti, in quanto comporta, di tanto in tanto, carichi di lavoro pesanti.

Formule come la flessibilità possono essere utilizzate per ovviare a molte delle situazioni che portano all’assenteismo.

Alessandro Gennari