Un Capodanno diverso, a La Graciosa

Quando possiamo affermare senza ombra di dubbio di aver vissuto in un posto, piuttosto che in un altro?

Da viaggiatrice incallita mi faccio spesso questa domanda.

Al mordi e fuggi, ho sempre preferito il viaggio stanziale.

Non per pigrizia, quanto per assaporare il gusto di familiarizzare con qualcosa di nuovo. 

Andare al mercato, fare la spesa imparando profumi e sapori, riconoscere i volti ed i suoni di un quartiere entrando in sintonia con l’ambiente.

Quando poi, i viaggi verso la stessa meta sono ripetuti, quando gli sconosciuti prendono nitidezza e, con un po’ di fortuna, si trasformano in amici, tutto cambia sapore.


Di quella felice abitudine, di quel ripetuto ritorno a casa, lontano dal paese in cui realmente vivi, credo si sazi, almeno in parte, la mia voglia di conoscere e di esplorare.

A questo punto, posso affermare di aver vissuto a Lanzarote?

Non saprei, posso solo dirvi che ogni volta che ci torno, ho tante persone benevole da abbracciare, con le quali la comunicazione è sottile e pura, nonostante il mio spagnolo improvvisato.

E so perfettamente dove fare la spesa!

Quindi, giudicate voi.

Nel mio forziere dei ricordi, ho indelebili i barbecue rumorosi ai bordi della strada, il silenzio dei vulcani, le sferzate del vento sulla pelle abbronzata.

E poi, posso affermare con orgoglio di aver brindato ad un Nuovo Anno come solo i veri conejeros sono abituati a fare.

Ho festeggiato il Capodanno a La Graciosa!

È passato del tempo, ma le tradizioni ci rassicurano proprio perché rimangono lì, ad aspettarci, granitiche come le scogliere di Famara.

Negli anni cambiano i protagonisti, ma il susseguirsi di suoni, colori e voci rimane lo stesso, fino a fondersi in un flusso che sa di eterno.

Avevamo fatto una grande spesa, caricato viveri e bevande sulla barca di un amico ed eravamo partiti da Puerto Calero-Lanzarote, alla volta de la Graciosa.

Avremmo trascorso tre giorni ancorati al porto, dormendo in barca e festeggiando per le vie dell’isola.

Ad imbarcarci eravamo stati in sei, in realtà molti si sarebbero aggiunti nell’arco di qualche ora.

Praticamente tutti i ragazzi che conoscevamo, stavano per raggiungere quell’isoletta che vive di turismo e pesca, che si può attraversare a piedi, e che tendenzialmente è un’oasi di tranquillità.

In occasione della Nochevieja, tutto cambia: le case in affitto vengono prese d’assalto, le strade si animano di balli e barbecue estemporanei, ed è festa notte e giorno.

La prima mattinata a la Graciosa la occupammo esplorando l’isola in bicicletta.

Per chi volesse seguire le nostre orme: è necessario avere buon fiato per poter affrontare, senza perdere il gusto della scampagnata, sali, scendi e piste sterrate. In alcuni scorci, sembrava di essere naufraghi in una meravigliosa isola deserta.

Nessun segno di civiltà all’orizzonte, solo il vento oceanico, le distese di sabbia bianca, il nero delle colline vulcaniche ed il blu tropicale del mare.

Una gita memorabile, fiato corto compreso.

In un ambiente così bucolico, chi si aspettava che la serata sarebbe stata all’insegna della movida?

La stessa sonnecchiante piazzetta dove di giorno avevamo mangiato panino e gelato, con la sera aveva richiamato tutti gli abitanti dell’isola, residenti e non.

Era il 30 dicembre, aria frizzante ma piacevole e la piazza gremita di giovani che bevevano birra e chiacchieravano tra di loro, come se fosse un’unica, mastodontica, comitiva.

Notte praticamente insonne, giornata successiva dedicata al surf – non la sottoscritta, che si diverte di più a sonnecchiare in spiaggia.

Nessun preparativo frenetico per il Veglione.

Doccia rubata a casa di amici di amici, jeans, felpa e pronti per la serata.

Capodanno senza dress code sbrilluccicoso.

Ne vogliamo parlare?

Se la notte precedente ci eravamo ritrovati tutti a brindare nei pressi di un bar, la sera di Capodanno erano i barbecue a farla da padroni.

Ogni angolo era una riunione di amici che, seduti per lo più per terra, si intrattenevano intorno ad una brace.

Profumo di cibo abbrustolito, bicchieri di birra, canti e balli improvvisati.

Gente che viene e gente che va, accordi di chitarra e cori stonati.

Un po’ di sbornia, nessuno stress.

In quel momento stavo vivendo Lanzarote, la sua gente, che era anche la mia e di cui osservavo i lati oscuri e la luce accecante.

E così l’anno vecchio scivolava via, in punta di piedi, tra le dune sabbiose.

Viviana Biffani

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