La paura di una Brexit senza accordo ha penalizzato le Isole Canarie

Exceltur ha verificato che l’introito generato dai britannici si è ridotto del 7,2% quest’estate nelle Isole.

Il settore turistico spagnolo potrebbe perdere 1.407 milioni di euro nel 2020.

Secondo i calcoli dell’Alliance for Tourist Excellence (Exceltur), l’incertezza sulla Brexit quest’estate alle Isole Canarie ha causato una riduzione del 7,2% circa del fatturato generato dai clienti britannici.

Il settore turistico spagnolo potrebbe subire una perdita di 1.407 milioni di euro tra la fine del 2019 (58.000 milioni) e il 2020 se si verificasse un’uscita del Regno Unito dall’UE senza accordo.

I dubbi sul quando e sul come hanno già causato un calo del 3% nelle vendite nel mercato britannico durante questa estate benché  i mesi estivi si siano rivelati migliori di quanto previsto.

Questa riduzione delle vendite agli inglesi ha avuto un impatto particolare sugli hotel con un calo del 4,4%, e in particolare del 7,2% per  quelli delle Isole Canarie.


L’uscita senza accordo del Regno Unito provocherebbe un immediato deprezzamento di un ulteriore 10% della sterlina rispetto all’euro, secondo quanto stimato dalle agenzie di analisi e questo avrebbe un impatto notevole sul settore turistico europeo.

Il fallimento del tour operator britannico Thomas Cook, il rallentamento economico, la Brexit, la concorrenza dei paesi del Mediterraneo orientale e la situazione in Catalogna dopo la sentenza sugli indipendentisti dell’ottobre scorso, hanno portato Exceltur a rivedere al ribasso le previsioni di crescita del PIL turistico per il 2019, passando dall’1,6% stimato lo scorso luglio all’1,4%.

Fino alla chiusura di Thomas Cook, lo scorso settembre, l’attività turistica aveva registrato una leggera risalita nel terzo trimestre, con una crescita dell’1,9%, ma tutto lascia supporre un risultato piatto nell’ultimo trimestre dell’anno.

Nonostante una diminuzione dello 0,9% del volume della domanda estera tra luglio e agosto, sia per il calo degli arrivi turistici che per l’ulteriore riduzione del soggiorno medio, le entrate sono aumentate del 3,7% grazie alla crescita di profili di spesa più elevati, soprattutto nelle città.

Anche se la creazione di posti di lavoro nel settore del turismo è rallentata al 3,2% a settembre, continua a crescere oltre il 2,7% del resto dell’economia spagnola.

Prima che iniziassero a diffondersi gli effetti del crollo del tour operator britannico, in totale si registravano 64.000 assunti in più rispetto allo stesso mese del 2018.

La domanda dei mercati tradizionali è diminuita, in particolare il turismo proveniente dalla Germania, che ha fatto registrare un calo del 12% di pernottamenti in hotel, e quello dei paesi nordici, con un calo del 9%, mentre dal Regno Unito si è registrato un forte calo, in parte compensato da un aumento dello 0,9% dei soggiorni in hotel.

Non c’è alcun problema relativo alla domanda perché i turisti continuano ad andare alle Isole Canarie, al contrario il problema è la mancanza di voli.

Va esortata AENA a ridurre il più possibile i costi di atterraggio nelle Isole Canarie in tempo utile.

Alberto Moroni