In questi giorni in cui tutto mi sta stretto…

In questi giorni in cui tutto mi sta stretto, come se improvvisamente i vestiti fossero diventati di due taglie di meno (direte: è l’effetto Natale), ma non solo loro, anche le cose, tutte le cose, fossero inadeguate, fuori luogo, non congrue.

In questi giorni ho come la netta sensazione che qui si sia in punizione.

Ci hanno messo in un luogo e in un tempo che crediamo bellissimo, perché la vera bellezza che si crea nel ben d’essere non sappiamo davvero cosa sia.

Ci si nutre ancora di robaccia spacciata per buona e genuina, si respira la solita aria pesante d’insicurezza mista a monossido di carbonio, si vive come negli allevamenti credendo di essere liberi e fortunati, non si sa nemmeno che odore fanno le cose in origine perché l’origine di tutte le cose è morta e sepolta.

E in questo mondo artefatto in cui crediamo di stare bene “perché non ci manca nulla” viviamo come polli in batteria, sbraitiamo, sgomitiamo con livore, sorridendo al nemico per non dargli soddisfazione.

Nessuno che dica la verità.


La verità non scherza mai, è per questo che non si dice nemmeno sotto tortura.

Meglio far credere, all’americana, che questo è il mondo che volevamo.

Lo volevamo talmente tanto che abbiamo fatto di tutto per averlo così e ora facciamo vedere che siamo contenti di averlo questo mondo in cui l’uomo non esiste più, soffre, si ammala, lotta, deve vivere per lavorare, combatte, muore sopra una mina, ruba, uccide, finge, si droga, inganna, stupra, prega un Dio costruito a sua immagine e somiglianza, odia, depreda, e dice di amare.

Dice di amare.

E che l’amore impregna le cose tutte e che lui ne è pieno.

E ci crede mentre lo dice, ci crede.

Ci crede e mente.

Non si accorge di quanto lontano sia tutto questo dall’amore e da ciò che ne è permeato.

E quando con il culo per terra e la testa tra le mani ognuno di noi sente il battito di una cosa che non siamo più abituati ad ascoltare ma c’è, per qualche istante ci prende l’angoscia di ciò che siamo diventati.

Un mucchio di carne in movimento, vestita a festa, convinta di avere ragione.

Stupida.

Inutile.

E puoi cercare di darti le attenuanti che vuoi, toglierti dal mucchio, sentirti di nicchia, andare oltre, metterti sullo scranno degli illuminati, sempre carne resti.

Sempre in questo mondo, che hai contribuito a livellare verso l’abisso più profondo volente o nolente, vivi.

Linda Smeraldi