PSOE e Podemos concordano nell’abrogare la riforma del lavoro e nell’aumentare le tasse sui redditi più alti

Le proposte economiche che Pablo Iglesias ha presentato nel programma della futura coalizione di governo tra il PSOE e Podemos danno un vantaggio al leader del partito viola che è riuscito a includere alcune delle sue proposte economiche più controverse.

L’accordo prevederebbe l’abrogazione parziale della riforma del lavoro, l’aumento delle imposte per i redditi più alti e più tasse per le imprese.

Un insieme di misure che serviranno a finanziare altri progetti come l’aggiornamento delle pensioni in linea con il reale CPI, l’aumento del potere d’acquisto delle pensioni minime e l’eliminazione del Factor de Sostenibilidad e el Índice de Revalorización de Pensiones de la Seguridad Social previsto dalla Legge 23/2013.

Allo stesso modo, gli aumenti degli affitti saranno controllati, consentendo ai consigli locali e/o alle comunità autonome che lo desiderano di regolare gli aumenti in aree precedentemente dichiarate sotto tensione.

Ci sarà anche una regolamentazione urgente per prevenire e frenare il gioco d’azzardo e sarà attuata una riforma del mercato dell’elettricità da cui conseguirebbe un abbassamento della bolletta elettrica.

Durante la campagna Pedro Sánchez ha promesso la vicepresidenza economica a Nadia Calviño come modo per rassicurare le aziende, Bruxelles e gli investitori in un contesto di rallentamento economico.


Con il ministro dell’Economia sono stati garantiti l’equilibrio di bilancio e la disciplina fiscale.

Tuttavia, dopo l’accordo di novembre con Podemos, è cominciata a emergere la differenza tra una visione più pro-business di Calviño e una visione più sociale e controllata del partito viola.

La grande novità di questo accordo per un governo progressista è l’abrogazione della riforma del lavoro del 2012 applicata da Mariano Rajoy.

Sul fronte del lavoro, il pacchetto di misure presentato prima dell’insediamento va ben oltre quanto inizialmente previsto dalle aziende.

Si prevederebbe di abrogare il licenziamento per assenteismo dovuto a malattia, di eliminare i limiti temporali dei contratti collettivi e di abrogare la priorità degli accordi aziendali rispetto a quelli settoriali.

L’obiettivo sarebbe anche quello di limitare il subappalto di servizi specializzati al di fuori dell’attività principale dell’azienda e di porre fine alle modifiche unilaterali delle condizioni del contratto da parte dell’azienda.

L’abrogazione degli aspetti più salienti della riforma del lavoro è stata una delle grandi paure del mondo degli affari. In questo modo l’accordo PSOE e Podemos potrebbe generare grande incertezza nel settore in tempi di rallentamento economico.

Il piano economico della coalizione di governo comprende anche altre misure già concordate nel fallito bilancio del 2019, e già pattuito con Podemos all’inizio dell’anno passato.

In questo modo vengono riprese le principali imposte sui redditi elevati e le aliquote minime per le imprese.

Le imposte sul reddito aumenterebbero di due punti per i redditi superiori a 130.000 euro e di quattro punti per la parte eccedente i 300.000 euro.

In questo caso si alzerebbe il limite dei 100.000 euro concordati quasi dodici mesi fa.

L’imposta sulle società verrebbe inoltre aumentata ad un’aliquota minima del 15%, 18% per le banche e le società di idrocarburi.

L’aliquota sui redditi da capitale verrebbe incrementata di quattro punti da 140.000 euro, dall’attuale 23% al 27%.

Questo aprirebbe la porta ad un significativo aumento del salario minimo a 1.200 euro alla fine della legislatura.

Nel caso delle pensioni, verrebbero eliminati il fattore di sostenibilità e l’indice di rivalutazione previsto dalla legge del 2013.

Un altro obiettivo è quello di creare un Reddito Minimo Vitale come prestazione erogata dalla previdenza sociale.

Per quanto riguarda gli affitti, verrebbe ripreso l’accordo dell’inizio del 2019 che stabiliva la limitazione del prezzo dell’alloggio.

Nel campo della sanità, c’è la promessa di eliminare il co-pagamento, prima per i pensionati e le famiglie deboli, e ci sono piani per introdurre l’assistenza odontoiatrica nel Sistema Sanitario Nazionale.

Franco Leonardi