Il certificato di efficienza energetica genera distorsioni nelle Isole Canarie

Il metodo utilizzato non tiene conto delle peculiarità delle Isole, premia le soluzioni inadeguate e penalizza quelle più efficienti, secondo uno studio pubblicato dal CSIC.

L’applicazione del certificato di efficienza energetica, uno strumento obbligatorio per tutti quegli immobili – di nuova costruzione o già esistenti – destinati alla vendita o all’affitto, nelle Isole Canarie ha incontrato numerosi problemi.

Sebbene alcuni degli squilibri inizialmente rilevati siano già stati corretti, vi sono ancora elementi che generano distorsioni nei risultati, con i conseguenti effetti sulle condizioni di comfort, ma anche sulla salute dei residenti, sul loro valore e sui criteri per la concessione di aiuti pubblici per il miglioramento o riqualificazione.

L’architetto Eduardo Martín del Toro, del gruppo di ricerca Arquitectura y Paisaje dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC) ritiene che il certificato energetico, così come funziona attualmente, non abbia senso alle Isole Canarie.

L’autore non propone l’eliminazione di questo documento per le Isole, suggerisce invece di dargli maggiore profondità e di incorporare aspetti che finora non sono stati presi in considerazione.

Gli alti e bassi a cui la metodologia è stata sottoposta nella regione spiegano, secondo Martín del Toro, i risultati spesso incoerenti ottenuti dalla certificazione di ogni edificio.


Le imprecisioni e i successivi cambiamenti nelle zone climatiche dell’Arcipelago hanno fatto sì che i risultati dei certificati energetici siano incerti e molto diversi in relazione a quale zona climatica è stata presa in considerazione.

Per affrontare questi problemi e proporre soluzioni, l’architetto ha analizzato le divergenze che sono state riscontrate in relazione alla zonizzazione assegnata alle Isole dalla normativa.

L’esperto conclude che gli errori di zonizzazione influiscono notevolmente sulla qualificazione che una proprietà di nuova costruzione può ottenere.

Un edificio in cui è stato fatto un grande sforzo progettuale per ottenere un’elevata efficienza energetica può non avere efficienza energetica così elevata, dato che è stato progettato in una zona climatica molto lontana dalla realtà.

Nel caso delle abitazioni esistenti, le distorsioni della zonizzazione possono portare a proposte di opere di miglioramento che, paradossalmente, portano a un aumento del consumo energetico.

L’autore spiega nell’articolo pubblicato dal CSIC che la certificazione energetica può premiare soluzioni inadeguate o non necessarie per il clima dell’Isola.

Di contro può non valorizzarne altre più sostenibili, generando edifici contaminanti con elevate valutazioni energetiche e, al contrario, penalizzando edifici bioclimatici con basse o nulle emissioni di CO2 con una scarsa valutazione energetica.

Il lavoro di ricerca ha inoltre stabilito che l’uso enormemente diffuso di apparecchiature elettriche per l’acqua calda sanitaria (ACS) per docce, bagni, lavandini o servizi igienici – il 60% delle case ne è dotato – contribuisce ad una scarsa valutazione energetica degli edifici nelle Isole Canarie a causa della loro bassa efficienza.

Per quanto riguarda la climatizzazione e il riscaldamento – e nonostante la qualità costruttiva piuttosto scarsa che ha prevalso nell’Arcipelago fino all’entrata in vigore del codice tecnico edilizio – la domanda è relativamente bassa a causa del clima mite, che per questo motivo ha comportato basse emissioni di anidride carbonica (CO2).

Secondo il ricercatore, la certificazione dell’efficienza energetica, oltre a misurare le richieste, i consumi e le emissioni di un immobile, deve incorporare il livello di comfort interno delle abitazioni.

In questo modo l’utente può conoscere il grado di comfort termico – inteso come assenza di disagi termici – che si può ottenere all’interno della propria abitazione e le misure per migliorarlo.

Propone inoltre che il documento specifichi in dettaglio le condizioni che portano alla mancanza di comfort; ad esempio, che indichi se, nel caso in cui la temperatura in estate sia superiore al livello ammissibile, può portare a disidratazione, crampi, aritmie…

L’autore suggerisce quindi di arricchire il certificato con dati che consentano di anticipare le situazioni di disagio che possono presentarsi nell’edificio, le loro conseguenze per la salute e le misure necessarie per prevenirle.

L’autore conclude che questo sarebbe un dato comparativo nuovo e molto importante per la scelta di un immobile, nonché una base informativa molto interessante per la concessione di aiuti o la promozione di azioni di riqualificazioni da parte dell’Amministrazione.

Marta Simile