Una ricerca getta luce sulla leggenda dell’industriale che comprò Jandia

Il ricercatore Luis Abaroa sostiene che la leggenda sia parte della storia stessa.

Il suo libro “Gustav Winter, con un’altra luce”, suscita una certa curiosità intorno alla figura dell’industriale tedesco proprietario della Dehesa de Jandía e della misteriosa Villa Winter, un edificio che dal 1997 è nelle mani del gruppo turistico Lopesan.

L’uomo d’affari, più intraprendente che di successo, secondo questo biografo, ha finito per diventare nell’immaginario collettivo un personaggio mitico a cui sono attribuiti episodi romanzeschi, molti dei quali completamente smontabili e altri molto dubbi o non dimostrabili.

Negli ultimi decenni, la stessa famiglia Winter ha cercato di confutare varie notizie apparse non solo sulla stampa, ma anche nei documenti ufficiali.

Tra questi il presunto passato collaborazionista nazista dell’antenato, l’offerta di Jandia per gli interessi bellici della Germania del Terzo Reich e persino lo stretto rapporto con il dittatore Franco.

In misura minore, superò il suo ruolo di imprenditore e filantropo, contribuendo allo sviluppo di Jandía con attività come l’agricoltura.


Winter fece donazioni di terreni e allestì scuole e le strutture di mensa, religiose e farmaceutiche.

Si può dire che fu l’eroe di Morro Jable, la cui popolazione ha potuto prosperare con le opportunità offerte da queste attività commerciali.

Tra le tante idee dell’ingegnere tedesco per Jandia ci furono anche una grande piattaforma di pesca e di navigazione, che alla fine non ebbe successo, o l’attività del pomodoro, che, dopo pochi anni, fu abbandonata per fare spazio al turismo.

Questo non si è sviluppato come avrebbe voluto l’industriale, cosa che, sicuramente, sarebbe avvenuta se Winter avesse tratto profitto dagli importanti contatti che gli erano attribuiti.

Secondo Abaroa, non aveva tutte le qualità dell’uomo d’affari e nemmeno la posizione dell’azienda agricola gli era d’aiuto.

Basti pensare alle difficoltà nei rapporti di lavoro con alcuni agricoltori e allevatori, anche solo a causa dello shock culturale.

Ma la leggenda ha avuto il proprio corso al di fuori del percorso di vita e professionale dell’uomo. Gustav Winter figurava in una lista nera stilata dall’Intelligence britannica nel 1947, la quale menzionava 104 persone che vivevano in Spagna sotto la protezione del Generalissimo Francisco Franco.

Winter mantenne buoni rapporti con tutte le autorità statali dell’epoca, in particolare con il gabinetto di Primo de Rivera (1923-1929).

Sono documentate anche le cacce organizzate a Jandia per i membri del successivo governo franchista.

Il presunto clientelismo non è stato ancora dimostrato, dati anche gli ostacoli che la Seconda Repubblica aveva messo alla vendita di terreni agli stranieri.

La legge fu mantenuta durante il regime di Franco e Winter dovette accedere alla proprietà attraverso dei prestanome come amministratore unico della società Dehesa de Jandía SA.

D’altra parte, secondo Abaroa, la suddetta lista nera sembra piuttosto una delle strategie degli inglesi per demolire l’immagine di paese neutrale che Franco voleva proiettare, anche se la Spagna non era poi così neutrale.

Il ricercatore ritiene che l’attività di Winter calzasse a pennello per rafforzare la teoria britannica della cospirazione. Quanto alla presunta collaborazione nazista dell’uomo d’affari, si tratta di un argomento particolarmente doloroso per i suoi discendenti, che per anni lo hanno negato  pubblicamente.

Abaroa suggerisce che ciò che più si avvicina alla realtà è l’obbedienza al regime tedesco durante l’occupazione francese.

Fu così ordinato il trasferimento di materiale da costruzione navale nei cantieri che Winter aveva in Francia, e che i tedeschi stavano ristrutturando per la costruzione delle basi dei sottomarini nell’Atlantico.

Sottolinea lo scrittore che c’è una differenza tra il collaborazionismo nazista e la collaborazione forzata in guerra.

Il resto degli indizi trattati in altre teorie sul passato dell’industriale non sembrano essere documentati.

Si parla di esperimenti medici in casa di Jandia, spie, passaggi segreti, sottomarini e persino una pista d’atterraggio intorno alla casa che, si suppone, sarebbe stata utilizzata in operazioni militari.

In realtà non una, ma due piste vennero costruite dopo la guerra e per motivi più pratici, come la necessità di evacuare i residenti, poiché si trattava di un terreno isolato con una strada impraticabile per il trasporto ordinario, tanto più in caso di emergenza.

E’ noto, infatti, che Winter subì un triste episodio con uno dei figli avuti con Isabel Akthaus, la sua seconda moglie, che a quanto pare morì di parto.

Il secondo campo di aviazione sembrerebbe legato alle aspirazioni di Winter di trasformare Jandia in un’enclave turistica, dopo aver compreso che il futuro della tenuta non era nell’agricoltura.

La realtà è che alcuni aerei ad elica atterrarono sulla pista, ma anche questa iniziativa non si concretizzò.

Lo Stato aveva già un aeroporto e per autorizzarne un altro avrebbe dovuto modificare il bilancio, oltre ad intraprendere alcune procedure burocratiche impossibili in quel periodo.

Nel momento in cui la Spagna iniziava a dotarsi di aeroporti, l’esistenza di un aeroporto privato che sfuggiva al controllo amministrativo nazionale, non era ammissibile. Anche il primo era stato mantenuto solo per affinità con le autorità militari.

In seguito, l’imprenditore cercò di attirare il turismo registrando un documentario dove mostrava i benefici dell’isola, intitolato “Vacanze a Fuerteventura”, che venne proiettato nelle due capitali principali delle Isole Canarie e in Germania.

C’è chi collega indirettamente l’arrivo di Willy Brandt con questa promozione, anche se il cancelliere tedesco arrivò quando Winter era già morto.

Ironia della sorte, il suo sogno turistico si è realizzato nel corso degli anni e, attualmente, c’è un certo numero di visitatori che si reca alla casa e alla tenuta di Jandía, anche se con un obiettivo molto diverso dal sole e dalla spiaggia: la storia oscura del suo antico proprietario.

Alcuni gruppi politici hanno chiesto la protezione e la conservazione della casa e anche la sua dichiarazione come bene di interesse culturale.

Oltre che per il valore culturale e storico, la Casa di Winter, dopo uno scrupoloso restauro rispettoso del suo patrimonio e della sua leggenda, potrebbe diventare un’attrazione senza pari nel sud dell’isola. Proprio il desiderio opposto a quello della famiglia dell’industriale.

Luis Abaroa, compagno di studi di Carlos Winter, uno dei figli del secondo matrimonio di Gustav, sta lavorando proprio per chiarire ciò che è vero e ciò che è mito nella figura del tedesco.

Il biografo ha spiegato che la famiglia aveva gettato la spugna, ma, dopo anni di lavoro e grazie all’ affinità con il suo punto di vista, ha avuto l’accesso a documenti personali inediti e alla corrispondenza vera e propria.

Nel suo lavoro di documentazione e di studio, ha potuto contattare il ricercatore austriaco Alexander Peer, ingegnere, anch’egli affascinato dalla storia di Winter.

Peer difende sempre la semplicità dell’arrivo del tedesco a Jandia, che, come si legge nei suoi diari, avrebbe preso la tenuta dopo averla vista per caso dalla sua barca a vela, visto che era innamorato di Fuerteventura e Lanzarote.

Un assunto che si scontra con la versione del romanziere Alberto Vázquez-Figueroa che sostiene che non si può pensare di costruire una casa come quella in un luogo così sperduto.

A suo parere c’era da nascondere qualcosa di molto importante per costruire in un luogo assolutamente inaccessibile, molto pericoloso da raggiungere ora e ancora di più negli anni ’40.

Un interesse che Abaroa   attribuisce alle pretese di Winter di sviluppare Jandía in tutti i modi possibili: a livello industriale, con attività agricole e di pesca e, infine, con il turismo.

Alcuni progetti fallirono all’epoca, ma, secondo Abaroa, rimasero nella nebbia della leggenda, poi reinterpretata con interesse, così come rimasero nella nebbia la biografia di Winter e Jandía stessa durante la Seconda Guerra Mondiale, e il cui mito probabilmente non esisterebbe se si fosse sviluppato industrialmente.

Il ricercatore si concentra su questi emozionanti episodi e sta preparando un progetto enciclopedico di una decina di volumi, a cui lavora in contemporanea.

I volumi si concentrano sul periodo dal 1925 al 1950; senza dubbio, un’opera che aiuterà a far luce sulla personalità storica che è Gustav Winter.

Claudia Di Tomassi