Non è mai troppo tardi

Quando l’Italia era analfabeta, la televisione assolse il gravoso compito di insegnare a leggere e a scrivere ai cittadini che avevano usato le mani solo per lavorare la terra o per la fabbrica: il maestro Manzi, con la sua trasmissione “Non è mai troppo tardi” accompagnò con seria leggerezza l’Italia in questo percorso virtuoso.

Certo, qualcuno definirebbe “bacchettona” quella austera ed allo stesso tempo affettuosa Mamma RAI, che stabiliva quello che non era bene dire o fare davanti ad un pubblico che vedeva la realtà, allora, solo in bianco e nero.

Ma quella Mamma non decideva quello che gli spettatori dovevano pensare: ti metteva davanti, anche con i suoi sceneggiati, personaggi “buoni” e “cattivi” e tu stavi naturalmente con il buono, anche perché era facile capire che era tale.

Qualcuno oggi deride quel modo antico ed ingenuo di fare televisione, eppure, in un’epoca in cui la libertà pare essere il nuovo Dio, la RAI ha ripreso, subdolamente, la sua opera di educazione, anzi, di rieducazione, visto che il pubblico di oggi è già istruito.

Non si insegnano più la lettura e la scrittura, strumenti per poter esprimere il proprio pensiero, ma si cerca, direttamente, di imporre “un” pensiero, vale a dire, una visione non più in bianco e nero, ma a colori, in un’infinità di gradazioni difficili da percepire e certamente impossibili da interpretare.

Quando si vuole imporre cosa o chi si debba amare e cosa o chi si debba odiare, la libertà muore.


Perché sei libero, sì, ma di pensare e dire solo quello che vogliono loro.

E se proprio non riesci ad adeguarti, sei libero di dire quello che vuoi, ma non avrai nessuno ad ascoltarti, perché questo diritto non ce l’hai.

Ma “non è mai troppo tardi” per dire no a tutto questo.

Stefano Burbi