Il catasto e i droni del Tesoro fanno riscuotere 185 milioni di IBI

Le entrate crescono del 58% dopo l’aumento delle imposte e l’individuazione di proprietà nascoste.

L’aggiornamento dei valori catastali dopo anni di stagnazione, il conseguente aumento dell’imposta e la ricerca per via terrestre e aerea di immobili nascosti alle autorità fiscali, hanno fatto aumentare notevolmente l’importo che i canari pagano ogni anno ai comuni per l’imposta sugli immobili (IBI). Il catasto, o meglio i catasti, che sono stati realizzati dopo lo scoppio della bolla immobiliare, hanno portato ai cittadini dell’Arcipelago una spesa extra di 185 milioni di euro all’anno.

Di tanto è aumentata la riscossione pubblica dell’IBI dal 2008.

Non solo è aumentata l’imposta, ma è cresciuto in modo significativo anche il numero di immobili (case, appartamenti, locali, edifici, tenute) che le autorità fiscali hanno registrato nella Comunità Autonoma.

I tecnici del Tesoro, infatti, hanno portato avanti nelle Isole Canarie un’indagine meticolosa (in cui hanno persino utilizzato droni per scattare immagini aeree) che ha portato alla luce quasi 135.000 costruzioni per le quali i proprietari non avevano mai pagato un solo euro di IBI.


La Direzione Generale del Catasto, l’organismo del Ministero delle Finanze e della Pubblica Amministrazione, responsabile dell’inventario dei beni urbani, rurali e speciali (come gli impianti di produzione di energia), ha appena pubblicato i dati sulla riscossione dell’IBI per il 2018.

Sono i primi dati che permettono di tradurre in euro gli effetti delle strategie del catasto sulle Isole.

Gli 88 comuni della Comunità Autonoma hanno pagato un totale di 504,8 milioni di euro di IBI.

Molto o poco?

In realtà molto, almeno in confronto a quanto i cittadini dell’Arcipelago hanno pagato prima che il Tesoro si mettesse in moto per aggiornare l’inventario e scoprire costruzioni irregolari.

Gli oltre mezzo miliardo di euro raccolti ogni anno dalle autorità locali delle Isole sono ben il 58 % in più rispetto a prima delle indagini del Ministero.

Tale importo risulterà modesto rispetto alle entrate dell’anno scorso, ma aumenterà nel 2020.

Sei comuni delle Isole (Arico, El Rosario, Güímar e Puerto de la Cruz, a Tenerife; Mogán, a Gran Canaria; e Yaiza, a Lanzarote) hanno pubblicato il 1° gennaio nuovi valori catastali al rialzo, che aumenteranno l’IBI per residenti in media del 3%.

L’IBI pagato da ogni cittadino dipende prima di tutto dal numero di proprietà che possiede.

A ciascuno di questi immobili viene assegnato un valore catastale, che è un indice fissato dall’Amministrazione sulla base di una serie di criteri, principalmente la localizzazione dell’immobile, il costo di costruzione e il prezzo del terreno.

Ed è proprio a questo indice, il valore catastale, si applica l’onere fiscale stabilito da ciascun comune entro i margini consentiti dalla legge.

Pertanto, un aumento del valore catastale ha un effetto diretto sull’incasso dell’IBI, poiché se quest’ultimo aumenta, aumenta anche l’imposta.

A meno che il comune non neutralizzi l’aumento del valore catastale riducendo l’onere fiscale, cioè la percentuale applicata alla base imponibile che, alla fine, si traduce in denaro che il cittadino dovrà pagare.

Questo, però, non è il caso dei comuni delle Canarie.

Dopo l’ottobre 2007, quando è scoppiata la grande crisi economica, gli effetti della recessione sul reddito pubblico si sono fatti sentire.

Le entrate derivanti dal crollo dei consumi e degli investimenti, dalle licenze edilizie e dalle immatricolazioni di veicoli sono diminuite immediatamente, ma le entrate derivanti dall’imposta sugli immobili, non solo non hanno subito il colpo, ma hanno addirittura continuato a crescere.

Nel 2008, primo anno in cui la crisi si è fatta sentire pienamente, tutte le corporazioni municipali dell’Arcipelago hanno raccolto 318,9 milioni di euro in IBI.

Nel 2018, la cifra era vicina ai 505 milioni, quasi 186 milioni in più.

Infatti, l’importo che le Canarie pagano per questa tassa non ha smesso di crescere.

Questo aumento continuo nella riscossione di IBI è dovuto a diversi fattori tra cui gli aggiornamenti catastali tra il 2013 e il 2014.

E a questo si è aggiunto, sempre nel 2014, un anno dopo rispetto al resto della Spagna, l’inizio della campagna del Tesoro per scoprire le costruzioni nascoste, che si è conclusa nel 2018.

Tra il 2014 e il 2018, i tecnici del Dipartimento del Tesoro hanno setacciato le Isole per scoprire le costruzioni per le quali i loro proprietari avevano evitato il pagamento dell’IBI.

I dipendenti pubblici hanno ispezionato quasi 1,6 milioni di immobili, scovando134.873 edifici non dichiarati.

I funzionari, grazie anche all’aiuto dei droni che hanno permesso di scattare immagini aeree, hanno trovato sia ampliamenti o migliorie di edifici già presenti, che nuove case fino a quel momento sconosciute alle autorità fiscali e, addirittura circa 4.050 piscine non dichiarate.

Sebbene il numero di proprietà indagate sia stato maggiore nella provincia di Las Palmas, ne sono state regolarizzate più nella provincia di Santa Cruz de Tenerife (72.661) che nella regione orientale (62.212).

Claudia Di Tomassi