Le Isole Canarie cercano le proprie tracce negli archivi storici d’Africa

Il Governo delle Isole Canarie promuove la ricerca di documenti che fanno riferimento alla storia delle Isole Canarie negli archivi africani, tra cui quello della città mauritana di Chinguetti, dove sono conservati almeno 3.000 manoscritti antichi che potrebbero contenere riferimenti storici sconosciuti sull’Arcipelago.

Il direttore generale dei Beni Culturali, Nona Perera, ha partecipato al Festival delle Città Antiche tenutosi a Chinguetti, con l’obiettivo di collaborare alla formazione, digitalizzazione e restauro di queste raccolte documentarie, organizzate attraverso un’associazione che tutela gli interessi delle famiglie che le possiedono.

La creazione di queste biblioteche arabe è legata allo status di Chinguetti come città carovaniera e con esso il fiorire della scrittura dell’arabo classico, della poesia, dell’alchimia medievale, della matematica, dell’astronomia e della medicina.

Dal XVII al XIX secolo, Chinguetti è stata meta di pellegrinaggio e di apprendimento la cui fama ha varcato i confini di questa località.

Vennero fondate le biblioteche che si conservano ancora oggi e che raccolgono più di 11.000 manoscritti di cui alcune famiglie continuano a prendersi cura con misure diverse, come inumidire i libri nelle stagioni secche o farli asciugare al sole dopo i periodi umidi.


Le biblioteche sono situate in recinti architettonici tradizionali, realizzati in pietra, fango con tetti di tronchi e fronde di palma.

La più importante è la raccolta di Habott per il volume dei documenti, la sua antichità e per essere una delle prime di Chinguetti.

I manoscritti custoditi sono in lingua araba o africana, il che richiede l’intervento di esperti locali che le conoscono.

In particolare, sono stati presi contatti con i curatori dell’archivio Habbot, che consta di 2.400 manoscritti.

Il Governo delle Isole Canarie può contare sul fatto che Habbot abbia avuto precedenti relazioni con le università canarie per la conservazione del suo patrimonio e che la Cooperazione Spagnola abbia approvato, lo scorso anno, un progetto per la salvaguardia dei manoscritti.

Il Consiglio ricorda di essersi precedentemente messo in contatto con l’Archivio Nazionale della Mauritania a Nouakchott e la biblioteca privata di Mohamed Ould Mohamed, che dispone di documenti risalenti agli anni ’30.

In questi ultimi sono riportati espliciti riferimenti alla massiccia presenza di pescatori delle Canarie a Nouadhibou, nonché di trattati tra le tribù moresche e il Governo spagnolo per la creazione di insediamenti nel Sahara occidentale.

Il Premio José Naranjo continuerà a seguire le orme dei pescatori canari sulle coste della Mauritania, che all’inizio del XIX secolo iniziarono a pescare con imbarcazioni che portavano vele latine e che sono ancora utilizzate come patrimonio delle Canarie.

Il banco di Arguin è uno dei punti di interesse culturale per le Isole Canarie insieme a Puerto Cansado, La Güera, Cabo Blanco o Nouadhibou, per la tradizionale presenza di pescatori delle Canarie.

Qui è facile trovare documentazione orale e scritta su questa presenza, così come le imbarcazioni provenienti da queste isole che nel tempo furono abbandonate.

L’iniziativa promossa dal Governo ha come missione quella di trovare notizie rilevanti sulla storia delle Isole Canarie, localizzare e digitalizzare i documenti conservati nei paesi africani circostanti.

L’obiettivo è anche valorizzare la documentazione africana nella ricostruzione storica delle Isole Canarie, effettuando un monitoraggio storico degli interessi economici delle Isole Canarie in Africa e della colonia canaria insediata nel continente.

C’è un enorme potenziale per i ricercatori delle Canarie interessati alle fonti presenti sul territorio africano.

Finora la storia è stata scritta tenendo conto delle informazioni e delle cronache presenti negli archivi delle Isole Canarie, in Spagna e in altre città europee; le fonti documentarie che si trovano in Africa non sono ancora state prese in considerazione né correttamente conservate.

Franco Leonardi