Fossili di nidi d’ape sotto le dune di Fuerteventura

Fuerteventura era conosciuta come “Herbania”, che probabilmente derivava dalla parola berbera “bani” che significa “muro”.

Un muro c’era e divideva l’isola in due regni, uno a est Maxorata e uno a ovest Jandia.

Sotto le dune di Fuerteventura ci sono più segreti di quanti la sabbia bianca e brillante suggerisca.

Questa riserva della biosfera, oltre ad essere un santuario per molte specie, è anche un “enorme fossile” che racconta una storia di oltre 10.000 anni fa.

Sotto i primi strati di sabbia ci sono antichi nidi e vecchie conchiglie che ricordano gli ultimi momenti di un tempo in cui Lanzarote e Fuerteventura erano una cosa sola.

Le centinaia di nidi d’api fossilizzati conservati sotto le dune di La Pared raccontano di un tempo, migliaia di anni fa, in cui una grande isola di quasi 5.000 chilometri quadrati si profilava sul mare.


A quel tempo l’acqua arrivava a 120 metri sotto il livello attuale e la temperatura era più fredda.

La vegetazione e la fauna erano molto più simili a quelle della costa sahariana, un po’ più verdi allora e un po’ più verdi di oggi.

E non per niente, visto che la distanza tra i due territori era di circa 60 km e non i 97 km che oggi distano da Fuerteventura.

Gli animali e le piante erano diversi da quelli di oggi, anche se non così tanto, e più simili a quelli del continente africano, come abbiamo spiegato.

Ma non è solo grazie ai nidi, naturalmente.

Molto di più è stato trovato sotto la sabbia di Fuerteventura.

Tra i grani dorati sono stati trovati resti di diversi uccelli, piccoli mammiferi e conchiglie di lumache e altri molluschi terrestri.

Confrontando le specie, la mappa disegna, a poco a poco, la storia che l’isola ha nascosto per millenni.

Si confrontano anche i luoghi in cui sono stati trovati i resti, il che ci dà indizi su come fosse in passato.

Ad esempio, nel caso delle dune di Fuerteventura, i resti non sono tutti dello stesso periodo.

I resti di uccelli, api, coleotteri e lumache, così come altri dovuti all’uomo, avrebbero potuto finire insieme per motivi geologici.

Secondo gli strumenti trovati, probabilmente i primi abitanti di Fuerteventura, i Mahos, non arrivarono sull’isola fino al 700 o 300 a.C.. 9.000 anni dopo il ritrovamento e la datazione dei fossili dell’alveare.

Nel frattempo, il clima ha reso Fuerteventura un po’ più arida e calda.

Il Mahos divenne un popolo eminentemente pastorale, cambiando per sempre il paesaggio dell’isola.

Come siano arrivati rimane un mistero, dato che Fuerteventura si era allontanata dalla costa del Sahara millenni fa.

Probabilmente la crescente desertificazione ha spinto alcuni abitanti a prendere il mare.

Gli abitanti di Fuerteventura oggi, sono chiamati i majoreros, il nome deriva appunto dai Mahos.

La tranquillità di questo popolo finirà nel 1402, con l’arrivo del francese Jean de Bethencourt e un distaccamento di quasi 300 uomini sulle coste di Fuerteventura.

Sebbene Bethencourt abbia disertato dall’esercito francese e si sia alleato con la Corona di Castiglia, ci sono ancora alcuni piccoli ricordi del suo passato francese.

La prima apparizione di quest’isola su una mappa (realizzata da Angelino Dulcet) portava la definizione “Forte Ventura”, anche se Forte può significare solo una cosa, Ventura si presta a molteplici interpretazioni, purtroppo, non lo sapremo mai con certezza.

Qualche anno dopo Fuerteventura divenne una signoria dipendente dal re di Castiglia.

I coloni si stabilirono principalmente nella città di Betancuria (fondata in onore di Bethencourt e trasformata nella capitale dell’isola) e nei suoi dintorni.

Il primo conteggio della popolazione era di circa 1.200 abitanti.

I primi insediamenti si trovavano nella Valle de la Vega di Rio Palmas e Betancuria.

All’inizio del XVI secolo ne apparvero di nuovi nella Valle di Santa Inés, nei Llanos de La Concepción e più tardi ad Antigua.

Le frequenti incursioni dei pirati che l’isola subiva erano per la fornitura di acqua e carne.

Solo quella guidata da Xabán de Arráez nel 1593 aveva il carattere di un’invasione; l’isola rimase sotto il dominio berbero per sei mesi e, alla fine di questo periodo, la capitale e i suoi archivi furono distrutti.

In considerazione del rischio di possibili incursioni future, sono stati costruiti punti di difesa come il Barranco de la Torre, El Cotillo e Caleta de Fuste.

Tra il XV e il XVI secolo ci furono diverse vendite delle varie signorie e, all’inizio del XVII secolo, si consolidò la Signoria di Fuerteventura con la casa di Arias e Saavedra, che, come nella Penisola e nel resto delle isole, viene mantenuta fino all’abolizione delle signorie da parte delle Cortes de Cádiz.

Il decollo economico di Fuerteventura avviene alla fine del XVIII secolo, con l’inizio del commercio di “barilla” (pianta dalla cui cenere si faceva un prodotto tipo soda caustica), cocciniglia (per fare il colore porpora), “orchilla” (insieme di licheni locali), cascarilla (pianta per fare bibite toniche, simile alla china) e jicanejo (Lichene-Ramalina bourgaeana), dopo due secoli di sterili sforzi incentrati sull’economia cerealicola.

Durante il Settecento e l’Ottocento sono noti anni di carestia, causata dalla grave siccità dell’isola, che porta a grandi migrazioni: prima verso Gran Canaria e Tenerife, e poi verso il continente americano (Montevideo, Buenos Aires, Messico, Venezuela e Cuba).

Fino a dopo la guerra civile del 1936, il terreno continuò ad essere arato, furono realizzate muri di pietra per evitare l’erosione e il terreno fu terrazzato per la coltivazione.

Sono state incoraggiate attività di scambio commerciale, facendo di Puerto Cabras la capitale dell’isola, promuovendo lo sviluppo del nord e la creazione del primo porto commerciale.

Viene aperto anche il porto di Gran Tarajal, che favorisce la produzione e l’esportazione di pomodori.

Negli anni ’70 sull’isola si è verificata una profonda trasformazione economica e sociale dovuta al turismo.

La popolazione dell’interno tende a concentrarsi vicino alle coste.

La capitale passò da Betancuria a La Oliva, e poi a La Antigua, e alla fine del secolo scorso si trasferì sulla costa, a Puerto de Cabras, che nel 1957 fu ribattezzata Puerto del Rosario.

Bina Bianchini