È pronta la bozza di protocollo per la riapertura post-Covid per gli alberghi

Gli hotel dispongono già di un primo documento con le specifiche tecniche per poter pianificare la riapertura e attuare un piano di emergenza per la prevenzione dei rischi a fronte della Covid-19, che è stato preparato dall’Istituto per la Qualità del Turismo Spagnolo (ICTE) in collaborazione con la Confederazione Spagnola di Alberghi e Alloggi Turistici (CEHAT), e concordato con i sindacati a livello statale e l’Associazione Spagnola dei Servizi per la Prevenzione del Lavoro.

Il documento, che è ancora una bozza, è stato sviluppato secondo il concetto che ogni stabilimento dovrebbe sviluppare un proprio piano di emergenza, ma con alcuni minimi fissati per il funzionamento dei diversi reparti, così come per la pulizia e la disinfezione di tutti gli spazi e gli arredi dell’albergo e la sua offerta complementare, come ristoranti, saloni, piscine, palestre o spa.

Per la preparazione dei protocolli inclusi in questo documento, l’ICTE ha avuto anche la collaborazione del Segretario di Stato per il Turismo. Questo dipartimento presenterà il documento al Ministero della Salute per la sua validazione finale, anche se l’ICTE non ha specificato quando lo farà.

Questo organismo ha anche messo in evidenza i contributi dell’Associazione dei proprietari di hotel e appartamenti dell’isola di Lanzarote (Asolan), della Federazione delle imprese alberghiere di Maiorca (Fehm), dell’Istituto di tecnologia alberghiera (ITH), dell’Associazione alberghiera di Madrid (Aehm), degli esperti di Meliá, NH, Parador de Turismo e di altre catene come Riu.

Tra alcune delle curiosità di questo progetto ci sono, ad esempio, l’uso di una maschera durante l’intero soggiorno in hotel, tranne che nelle camere; l’uso dell’ascensore è limitato solo alle persone della stessa unità familiare; il personale addetto alle pulizie non potrà accedere alla camera, salvo eccezioni, mentre gli ospiti si trovano in essa; tutti gli stabilimenti devono definire le capacità degli spazi comuni e tutto il materiale della cucina o del ristorante deve essere disinfettato dopo l’uso, così come le camere; in tutte le aree comuni devono essere presenti distributori di acqua e soluzione alcolica.

Ora, una volta redatto il protocollo, ciò che resta da sapere è quando gli stabilimenti potranno aprire con la garanzia dell’arrivo dei turisti. A tal fine è importante che, oltre alle misure sanitarie negli alberghi, vengano aperte anche le frontiere in modo che i turisti possano venire nelle isole con le misure di sicurezza e i protocolli di controllo adeguati per poter effettuare i viaggi.


In questo senso, gli albergatori concordano la riapertura degli stabilimenti verso la fine di giugno o luglio.

Circa 10.000 turisti rimangono sulle isole, circa 3.500 a Tenerife. Nessuno di loro alloggia in strutture turistiche, dato che sono tutte chiuse dal 26 marzo.

Molti sono turisti che soggiornano a lungo, cioè sono venuti nelle Isole per soggiornare a lungo e, quindi, sono nelle proprie case.

Altri sono stati colti dallo stato di allarme nell’Arcipelago, ma hanno preferito rimanere e sono alloggiati in appartamenti o case di vacanza.

Il fatto è che dal 14 marzo, quando è stato decretato lo stato di allarme, e fino al 26 dello stesso mese, quando gli alberghi sono stati chiusi, le Canarie hanno rimpatriato 400.000 turisti.