Le Canarie si preparano a vivere i capitoli più oscuri della loro storia

Le previsioni economiche non dipingono un futuro promettente per l’arcipelago, con un calo del 25% del PIL e un tasso di disoccupazione del 39%; la società insulare è alla ricerca di un’urgente linea di vita economica.

Le principali istituzioni pubbliche cominciano a parlare della crisi economica e sociale che il coronavirus lascerà sulla sua scia.

La Commissione Europea ha già aggravato le previsioni sull’impatto negativo che avranno le misure decretate dal governo spagnolo per fermare l’avanzata della pandemia sul mercato nazionale, stimando un calo del PIL fino al 9,4% e un tasso di disoccupazione di circa il 18,9% quest’anno.

E nelle Isole Canarie, che dipendono in gran parte dal turismo, una delle attività che impiegheranno più tempo a tornare alla normalità, le prospettive sono più del doppio di quelle della Spagna nel suo complesso.

Secondo un rapporto elaborato dalla Confederazione Provinciale delle Imprese di Santa Cruz de Tenerife, entità caratterizzata dalla sua grezza esposizione alla realtà, ha calcolato che le Isole subiranno una diminuzione del loro peso economico del 25,05%, mentre la disoccupazione si attesterebbe al 39%.

Un panorama che, oltre ad essere visto solo come un insieme di cifre, sta già cominciando ad avere un volto, non invano, da quando l’esecutivo canario ha promosso un reddito di emergenza sociale per le persone prive di reddito, il servizio telefonico 012, che si occupa di fornire informazioni sull’elaborazione di questo beneficio, ha ricevuto più di 30.000 chiamate, cioè i canari in situazione di vulnerabilità.


Per questo motivo il vicepresidente del governo e ministro delle Finanze, Román Rodríguez, ha insistito presso la sua controparte nazionale affinché l’Arcipelago riceva un trattamento “differenziato ed equo”, dato che la ripresa di buona parte delle attività economiche dalla fase successiva (1), in conformità con il piano di de-escalation, non significherà l’apertura di altrettanti stabilimenti che, sia perché sono stati mortalmente feriti dallo sciopero, sia perché dipendono dai visitatori stranieri, non potranno aprire le imposte e avranno bisogno di un salvavita per sopravvivere nei prossimi mesi.

Le Canarie sono la regione spagnola che soffrirà maggiormente le conseguenze della crisi, quindi il galleggiante a cui la società insulare si aggrappa è il piano di ricostruzione della comunità autonoma.

Un documento con un valore di circa 14.000 milioni di euro, che, tenendo conto che saranno raccolti quasi 1.500 milioni in meno, dovrebbe essere il risultato della collaborazione tra la pubblica amministrazione e gli enti privati.

Curiosamente, pur essendo le più colpite in termini economici, la verità è che le Isole hanno dati molto più favorevoli in campo sanitario, al di sopra della media nazionale.

Infatti, proprio questa settimana il direttore del Servizio sanitario delle Canarie (SCS), Antonio Olivera, ha dimostrato la sua convinzione che il coronavirus non è più presente nelle strade delle 88 città canarie, poiché il rischio di contagio è molto basso.

Redazione