Storia di un pomeriggio qualunque…

La muerte me parece una maravilla, porque no tengo la responsabilidad de seguir existiendo para poder hacer las cosas más atrevidas y divertidas.
César Manrique

Era un venerdì settembrino di 28 anni fa.

In quella stagione Lanzarote è un’oasi di lava nell’Atlantico, dai cieli ancora più blu e le temperature estremamente confortevoli. 

Un uomo speciale, César, quella mattina si alza con idee, progetti ed entusiasmo.

Ha appena terminato di redigere un discorso importante, che pronuncerà tra due giorni, al cospetto della sua isola, degli amici ed ospiti importanti.

Per l’avvenimento – El DÍA MUNDIAL DEL TURISMO – è stato invitato anche il Premio Nobel Mikhail Gorbaciov.

E’ il 25 settembre1992. 


La casa di César è un rifugio felice nella discreta Harìa, forgiato a sua immagine e somiglianza: elegante, spumeggiante, colto, imprevedibile.

Un trionfo di vegetazione e legno, palme e rofe vulcanico.

Uno di quei luoghi dove è facile chiudere il mondo fuori, per ascoltare il soffio del vento e lasciar fluire i propri pensieri.

Le sue mani, maestre d’arte, sfiorano i tessuti colorati del guardaroba: camice eccentriche, kimono, berretti.

Ma anche capi firmati, pantaloni di lino, camice bianche, confortevoli ed eleganti.

Forse ha acceso lo stereo e sta ascoltando quella voce inconfondibile che racconta di disagio, amore e rivoluzione. Nina Simone.

Forse no, forse a fargli compagnia è solo la brezza mattutina.

Una volta pronto, rivolge un ultimo sguardo al suo buen retiro, chiude la porta di casa e sale in auto.

Una Jaguar.

Percorre una trentina di chilometri, il traffico è scorrevole, deve esserlo, perché Lanzarote non è poi così caotica. 45.000 persone in 740 Km quadrati di isola.

Lunghi rettilinei, strade più o meno dissestate, ma che lui conosce a menadito.

Lungo il percorso, saluterà con la mano o un colpo di clacson chi conosce da sempre; un amico o uno degli immancabili vecchietti, che sostano per ore sulle panchine in muratura, ai crocevia di ogni villaggio. 

Arriva ad Arrecife, passa da Galeria Rosa, un ingrosso di materiale da costruzione.

Sceglie delle pietre con le quali realizzerà un’opera per casa sua. 

Una volta finita questa semplice commissione, passa per Tahiche, dove la sua precedente abitazione è stata trasformata in fondazione senza scopo di lucro.

Il fulcro della vita culturale dell’isola: un crogiuolo di creatività, natura ed arte, dalla quale si sviluppano progetti di riqualificazione territoriale, conservazione della natura e trasformazione sostenibile.

Si ferma poco, scambia giusto qualche parola con i suoi collaboratori più stretti, è entusiasta del suo discorso, e vuole condividere l’emozione con loro.

Risale in auto, diretto nuovamente ad Harìa.

Percorre duecento metri, si avvicina a quell’incrocio che non gli piace.

Ha già proposto al municipio di costruire una rotonda, che darà maggiore sicurezza a quel tratto di strada.

Vede arrivare un fuoristrada, pensa di potercela fare.

Vuole tornare a casa.

Quella è la sua terra, può permettersi una piccola trasgressione: l’auto che arriva lo lascerà passare. 

O forse, non si è accorto del veicolo che sopraggiunge.

E’ semplicemente distratto.

Magari il suo sguardo vaga per un millesimo di secondo.

Vede realizzata la rotonda con la scultura centrale che porta la sua firma, perché i suoi occhi d’artista visionario sono abituati a guardare oltre, ad un futuro migliore.

E così spinge il piede sull’acceleratore, e non fa caso alla macchina che arriva alla sua sinistra.

L’impatto è improvviso, brusco, drammatico, incontrovertibile. 

Una sirena in lontananza, che arriva con inaspettata velocità, a distanza di pochi attimi.

Qualche lampo di lucidità, lo sguardo offuscato, le forze che scorrono via.

Sprazzi di buio e poi una luce mai immaginata. 

Sono le tre del pomeriggio, César termina il suo viaggio terreno, per abbracciare nuove prospettive.

Vivimos tan corto espacio de tiempo sobre este planeta que cada uno de nuestros pasos debe estar encaminado a construir más y más el espacio soñado de la utopía.
Construyámoslo conjuntamente: es la única manera de hacerlo posible.
Cesar Manrique

Ho visitato la Casa di César Manrique ad Haria: tutto è cristallizzato a quel lontano 25 settembre.

Un perpetuo presente, vecchio di 28 anni.

Mi sono soffermata sui libri che leggeva, i VHS che guardava in camera da letto.

Ho sbirciato nelle teche, dove sono conservate vecchie cassette: la sua musica preferita, che ascoltava creando opere straordinarie. 

Mentre scrivo, a farmi compagnia c’è la Toccata e Fuga di Bach.

Non credo sia la stessa interpretazione, però mi aiuta a creare un legame, perché anche a lui piaceva ascoltarla.

Ho immaginato le sue ultime ore, cercando di entrare in sintonia con quello che ho provato visitando la sua dimora, che custodisce gelosamente gli oggetti più intimi di un essere illuminato e geniale. 

Ho letto le cronache di quel giorno infausto e ho scritto.

Spero che il buon César non me ne voglia, per averlo celebrato in questo ricordo personalissimo e spassionato.

Viviana Biffani
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