La truffa del CEO arriva alle Isole Canarie

Hacker woman in dark clothes using laptop against digital background

Almeno otto imprenditori delle Isole sono già stati vittime di questa truffa, basata sull’hacking della e-mail e due di loro non hanno ancora recuperato i soldi

Poniamo, per esempio, che Manolo si sia reso conto che dall’azienda di Anna non sia arrivato ancora il pagamento che normalmente entra il 15 del mese.

Manolo è sorpreso, ma non preoccupato e si fida perché sa che l’azienda di Anna è formata da persone serie.

Pensa che se un cliente sempre puntuale nel pagare un fornitore, una volta non lo è, si può lasciar correre.

Dopo una decina giorni, però, il pagamento non arriva ancora e Manolo trova una scusa per chiamare Anna e discutere della questione.

Immaginate la sorpresa quando Anna gli risponde di aver pagato puntualmente quel mese e di averlo fatto sul nuovo conto bancario di cui Manolo le aveva indicato le credenziali via e-mail.


Sia Manolo che Anna sono vittime della cosiddetta truffa del CEO (direttore esecutivo o manager).

Una truffa che ha colpito con forza le Isole Canarie, dove sono già stati individuati almeno otto casi.

In cosa consiste la cosiddetta truffa del CEO?

Un truffatore viene a conoscenza delle fatture in sospeso di un’azienda grazie alla pirateria informatica e, attraverso false e-mail, chiede il versamento dell’importo di fatture su un conto bancario che non corrisponde al vero conto dell’azienda.

Conoscendo i dati reali delle fatture e utilizzando nomi di persone note all’azienda, le e-mail sono (apparentemente) reali e affidabili, non sollevano sospetti.

Una volta che il denaro è depositato nel conto falso, il truffatore lo chiude e ritira i suoi fondi.

Di fatto in due occasioni il denaro è stato pagato al truffatore perché i controlli bancari non hanno funzionato.

La prima cosa da fare è sporgere un reclamo extragiudiziale (senza dimenticare di presentare la denuncia), perché è indispensabile informare la propria banca dell’esecuzione difettosa dell’operazione.

È inoltre necessario richiedere tutta la documentazione sull’argomento e presentare un’istanza al servizio clienti per reclamare il denaro.

Se la banca non ha fatto bene il proprio lavoro, normalmente restituirà il denaro e poi lo chiederà alla banca utilizzata dal truffatore.

Per quanto riguarda l’azione legale, si ritiene che sia fattibile, soprattutto nel caso della banca del beneficiario.

La motivazione è che sia la legislazione spagnola che quella dell’Unione Europea stabiliscono che un bonifico può includere, insieme all’IBAN (International Bank Account Number), il nome del destinatario.

Stando così le cose, si può sostenere che la banca abbia eseguito il bonifico in modo imperfetto.

Non si può escludere che il reclamo venga fatto contro la propria banca e che quest’ultima si rivalga sulla banca del beneficiario, come nel caso delle transazioni extragiudiziali.

Bisogna conoscere i dettagli del caso specifico per sapere qual è la risposta corretta per ogni caso.

Di otto di queste truffe subite dagli uomini d’affari delle Isole, sei sono avvenute a Tenerife e le altre due a Gran Canaria, e solo in due casi di loro i truffatori l’hanno fatta franca.

Ciò è stato possibile solo perché i controlli bancari non hanno funzionato.

Nel primo anno di studi di giurisprudenza si impara che la legge è lo specchio della società.

È evidente che vi è un aumento delle attività criminali legate all’uso delle TIC (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione).

L’affermazione è supportata dalle informazioni fornite dal Ministero dell’Interno, secondo cui le indagini sulla criminalità informatica sono aumentate del 36% rispetto al 2017 e dell’84% rispetto al 2015, raggiungendo la cifra di 110.613 nel 2018.

Claudia Di Tomassi