Che paura che fanno questi italiani!

Qualche giorno fa ho incontrato il Presidente dell’A.P.I.C.E., Giuseppe Bucceri, dopo circa tre mesi durante i quali avevamo soltanto avuto dei contatti telefonici per qualche articolo e comunicazioni di servizio.

Parlando del più e del meno, cercando di capire come potrebbero svilupparsi gli eventi dopo questo riposo forzato grazie al COVID-19, mi ha raccontato, tra l’altro, che i governi di alcune nazioni europee hanno stilato un elenco di ospiti non graditi nel loro Paese per timore di una nuova diffusione di contagio di questo funesto virus.

Immediatamente mi è venuto in mente il romanzo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, quando una vecchia additando Renzo gridò “l’untore! dagli! dagli! dagli all’untore!”, subito appoggiata da un’altra megera: “pigliatelo, pigliatelo; che dev’essere uno di que’ birboni che vanno in giro a unger le porte de’ galantuomini.”

Già, in quel capitolo si raccontava la peste a Milano e quella scena emozionante di quella madre che porta sua figlia, Cecilia, al carro dei monatti per intraprendere l’ultimo viaggio terreno.

Ma questo è stato solo un ricordo riflesso dalla situazione discriminatoria che alcuni Paesi hanno voluto adottare nei confronti degli italiani.


 

Quindi, i nostri vicini europei ci vedono così?

Pericolosi ed untori?

Alla reazione di qualche giornale e forse di qualche politico che ha commentato qua e là questo fatto, qualche portavoce di qualche Paese ha fatto la sua brava marcia indietro, scusandosi e spiegando che quella lista era solo approssimativa e che si doveva attendere un periodo di almeno altri trenta giorni per avere una lista ufficiale e motivata.

Pur comprendendo il timore, più che giustificato, per la possibilità di una nuova diffusione del virus, tuttavia rimango sempre del parere che certe comunicazioni debbano essere realizzate nei dovuti modi e circostanziati con serie riflessioni e ragionamenti e non urlando, come le due vecchie megere nel romanzo manzoniano, “quelli non ce li vogliamo perché sono pericolosi”.

Purtroppo, chi fornisce notizie di questo tipo non è sempre illuminato e coadiuvato da quel certo savoir faire che contraddistingue un signore dai cialtroni.

E di questi, ahimè, in giro ce ne sono tanti.

Certo, per me è una questione di stile: sarebbe stato sufficiente dire che secondo l’andamento della diffusione del virus in alcune nazioni, i turisti di quel Paese non potevano venire o, comunque, dovevano sopportare un periodo di quarantena per gli ovvi motivi di sicurezza.

Questo modo di procedere avrebbe automaticamente messo lo stop ai temutissimi italiani che, mediamente, con i quindici giorni di vacanza non potevano certo trascorrerne venti in quarantena e, pertanto, non sarebbero andati.

Come ripeto, questo senso di delicatezza e, in conseguenza, di rispetto verso gli altri non è un dono che tutti possono avere, anzi direi piuttosto che un atteggiamento siffatto è semplicemente un’utopia tra i popoli europei, visto anche il trattamento a noi riservato da alcuni Paesi della Grande Europa unita.

In questi ultimi tempi, tra l’altro si è sentito spesso alcuni portavoce e personalità politiche di altri Paesi europei riconoscere che l’Italia è stata lasciata sola (immigrazione prima, virus dopo, ecc.).

Questo è ancora più offensivo, perché significa che se ne rendono conto e, quindi, evidenziano la volontà malcelata di isolare il nostro Bel Paese.

Poveretti, questi partner europei, l’invidia li corrode non poco.

L’Italia è e rimarrà sempre l’unico Paese al mondo che può dare lezioni di storia, arte e scienza.

Il nostro Paese ha tanto di quel materiale da aver anche riempito molti musei importanti di opere italiane, trafugate molte con mezzi alquanto discutibili e, naturalmente, mai più restituite.

Ma veramente conviene stare assieme a questi manigoldi?

Vedremo come andrà a finire.

di Stefano Dottori